Francesco Turrettini (1623-1687), a confronto con un pensiero solido

 
 

(intervista a) Pietro Bolognesi

Il 2023 segna il centenario di Francesco Turrettini (1623-1687), uno dei grandi teologi moderni della fede evangelica. Per accompagnare il centenario ed offrire saggi di studio, la rivista Studi di teologia dedicato al teologo lucchese-ginevrino. Per l’occasione abbiamo intervistato il prof. Pietro Bolognesi, curatore del fascicolo e dell’Istituzione della teologia persuasiva in corso di pubblicazione. L’intervista è comparsa su IFEDNews (febbraio 2023).

1. Il quarto centenario di Francesco Turrettini sembra essere il primo che sarà celebrato degnamente in Italia. Perché Turrettini è stato sopposto ad una sorta di oblio da parte della cultura italiana, evangelica e non?

A mio modo di vedere, l’aver ignorato l’opera di Turrettini costituisce una lacuna non trascurabile nella comprensione delle vicende storiche della teologia. Il suo pensiero permette un collegamento tra un momento centrale come la Riforma del XVI secolo e i periodi successivi. Ignorarlo vuol dire non riuscire a fare i conti con le pressioni dottrinali e culturali succedutesi nel tempo. La cultura italiana è stata monopolizzata dal romanismo, dal razionalismo, dal pietismo, dal pragmatismo, dal liberalismo, dall’individualismo, dall’attualismo, eccetera e ha preferito ignorare un pensiero che cerca d’evitare slittamenti unilaterali impedendo di tenere in dovuto conto l’insieme del messaggio di Dio. 

2. Da alcuni anni stai curando la pubblicazione della Istituzione della teologia persuasiva di Turrettini, una collana di 20 fascicoli, che mette a disposizione del pubblico italiano questo gioiello della teologia evangelica. Cosa ha da dire Turrettini, un teologo del Seicento, alla chiesa evangelica contemporanea?

Grazie a Dio esistono oggi in Italia materiali biblici di studio pregevoli. È un segno positivo del nostro tempo. Mi sembra però che manchino strumenti per aiutare a collegare la lettura biblica con una visione sistemica. Qualcosa che aiuti ad andare al di là di frammenti e concorra a una visione d’insieme. Quel po’ che c’è è generalmente tradotto da altri contesti culturali. L’unico strumento che va nella direzione d’un pensare in modo sistemico all’italiana sembra essere il Dizionario di teologia evangelica (EUN 2007). Anche se non scritta in italiano, l’opera di Turrettini è l’eco d’una sensibilità chiaramente latina che può fornire al nostro contesto una visione adeguata alle nostre necessità. L’Italia evangelica è una comunità con frammenti di memoria e la pubblicazione della Istituzione della teologia persuasiva può servire a stemperare certe lacune e dare un senso d’insieme. Non è fatta per i nostalgici e nemmeno per chi rincorre le mode. Non serve ai romantici, ai frettolosi o superficiali, serve a chi vuole pensare. 

3. Nel fascicolo di Studi di teologia dedicato a Turrettini hai incoraggiato un bel numero di giovani cultori della teologia, in genere studenti del Corso di cultura teologica dell’IFED, a fare ricerca sul suo pensiero. Quale è stata la tua esperienza nel lavorare con questi studenti di Turrettini?

Un primo dato è stato quello di constatare un’attrazione reale per il pensiero di Turrettini da parte degli studenti. Dopo una prima impressione di difficoltà, chi si è dedicato allo studio della Istituzione, ne è stato attratto e in qualche misura affascinato. Un secondo dato è stato quello di constatare un ampliamento di prospettiva. Rispetto alla diffusa tendenza a rincorrere ricettine per le cose di Dio, ho notato un maggior senso di rigore da parte di questi studenti. Si tratta di una postura promettente che permette d’appropriarsi d’un bagaglio sufficientemente solido per evitare d’andare a rimorchio delle mode intellettuali, culturali e teologiche che passano e fare i conti con il Dio rivelato. 

4. Nel corso dell’anno, cosa si può fare per valorizzare il centenario di Turrettini, ad esempio al livello della chiesa locale?

Ci potrebbero ipotizzare tre livelli di fruizione. Il primo è un livello simbolico di “genealogia” storica. Mi sembra significativo poter contare su una ricostruzione che ricollochi nel nostro immaginario il nostro italiano. Si potrà prendere coscienza dei fronti da lui individuati per mantenere l’integrità evangelica nel tempo. Il secondo livello è quello di leggere qualche predicazione di Turrettini in italiano. Ci si renderà allora conto dello spessore e della fragranza del suo messaggio ancor oggi così avvolgente. Il terzo è d’avvicinare finalmente chi vuole approfondire seriamente certi temi dottrinali a uno o l’altro dei loci della Istituzione della teologia persuasiva. Anche se non sempre immediato, la solidità del suo pensiero offre un’alternativa densa di senso a chi desidera andare al di là dei luoghi comuni e della superficialità. Una grammatica della fede come quella di Turrettini mantiene il carattere dialogico dell’atto teologico ed ergendosi contro l’illusione dell’autonomia della libertà umana, s’impegna a radicare la riflessione sul dato scritturale.