Bisogna riconoscere che il presidente francese Macron ha realizzato le sue promesse elettorali. Nel suo programma c’era il riconoscimento dell’aborto come diritto costituzionale e la legalizzazione dell’eutanasia. Ebbene, ci è riuscito.
“Figliocci di Trump”, “nazionalisti cristiani”, “fondamentalisti bigotti”, queste e altre sono le etichette che spesso vengono appiccicate agli evangelici europei da parte di parte della stampa. Non che non vi siano frange a cui questi epiteti più o meno corrispondano. Come in ogni famiglia religiosa o politica che sia, vi sono componenti diverse che vanno riconosciuti e non appiattite. Il problema è che spesso le espressioni più vocali, sguaiate o estremiste danno l’impressione di rappresentare il tutto.
Se le chiese istituzionali non se la passano bene, l’ecumenismo non sta meglio. È questa la lettura della situazione attuale dell’ecumenismo da parte di Luca Ferracci nel saggio “L’ecumenismo nell’età di crisi delle chiese”, il Mulino (2/2026) pp. 122-130. Ferracci è uno storico dell’ecumenismo che ha curato (insieme ad Alberto Melloni) i due volumi de L’Unità dei cristiani. Storia di un desiderio (2021 e 2025) e anche autore del volume Battesimo Eucaristia Ministero. Genesi e destino di un documento ecumenico (2021).
Fa una certa impressione vedere 150 persone, molte delle quali tra i 30 e i 40 anni, partecipare ad una conferenza evangelica sull’apologetica. In alcuni settori del cristianesimo liberale ed ecumenico, l’apologetica è considerata un polveroso oggetto di museo da tenere chiuso nel magazzino del passato, ma non certamente una disciplina da nutrire e praticare oggi.
Ci sono parole che identificano una cultura intera. Una di queste è “saudade”, parola in lingua portoghese difficilmente traducibile, ma che plasma la cultura portoghese e lusitana in generale.
Novecento partecipanti da più di 25 Paesi europei. Ventinove gruppi tematici. Decine di seminari opzionali. Ventiseiesima edizione. Centinaia di libri evangelici offerti con sconti importanti. Questi e altri sono i numeri dello European Leadership Forum che si è tenuto a Wisla (Polonia) dal 16 al 20 maggio. Lo ELF è una conferenza evangelica europea che per longevità, tenuta e visione rappresenta un fiore all’occhiello nello scenario continentale.
Siamo nella prima periferia di Amburgo, non distante dall’aeroporto. L’area è sede di società farmaceutiche e di servizi. Tra i vari edifici moderni, ne spicca uno composto di due grandi blocchi collegati tra loro. Qui si trova la Arche Evangelisch-Reformierte Freikirche, una chiesa riformata battista libera.
Nel dibattito pubblico occidentale si parla con insistenza di “era post-cristiana”, di secolarizzazione irreversibile, di declino della religione. E, in effetti, in diversi Paesi europei queste sono dinamiche reali. Tuttavia, quando lo sguardo si allarga oltre i confini occidentali, il quadro cambia radicalmente.
L’opinione pubblica, soprattutto nei Paesi dove gli evangelici sono una minoranza o dove il significato del termine è più esposto a fluttuazioni (ad esempio in Italia), pensa che effettivamente il termine evangelico identifichi la base culturale e la giustificazione religiosa alla persona di Trump e alla sua politica.
Dopo anni di statistiche deprimenti sul declino della frequentazione delle chiese, la notizia del "risveglio silenzioso" (quiet revival) dello scorso anno è sembrata una buona notizia a lungo attesa. Basato sui dati dei sondaggi YouGov e trasformato in un rapporto dalla Società Biblica britannica, nell'Occidente secolarizzato si starebbe assistendo a una sorprendente rinascita della fede in Dio.
Doveva essere la definitiva chiusura di un caso increscioso ed inquietante. Invece, la sentenza della Corte Suprema finlandese che condanna Päivi Räsänen getta una luce sinistra sul futuro della libertà di parola e della libertà religiosa non solo in Finlandia, ma in tutta Europa.
In Italia non se n’è accordo quasi nessuno, visto che le informazioni religiose, se non riguardano il Vaticano e la Chiesa cattolica, difficilmente bucano il muro dell’indifferenza. Eppure, i fatti accaduti riguardano milioni di credenti nel mondo. Nei pochi cenni pervenuti, la stampa religiosa italiana ha parlato impropriamente di “scisma anglicano”. Cosa è successo?
Il "Grande Israele" è un'espressione che nel corso del tempo ha assunto diversi significati biblici e politici. È spesso utilizzata, in senso irredentista, per riferirsi ai confini storici o desiderati dello Stato di Israele.
Il referendum deciderà se confermare o respingere la riforma che consolida la distinzione dei percorsi professionali e ridisegna i meccanismi di autogoverno della magistratura. In particolare, uno dei profili più discussi riguarda il ricorso al sorteggio che interviene su un sistema fondato sul voto e sulla rappresentanza delle correnti nella magistratura.
Chiamare la cristianofobia per nome è dunque un passo reale: crea le condizioni perché un problema documentato diventi responsabilità pubblica. Ma un nome non è ancora giustizia e la credibilità di questo riconoscimento si misurerà con criteri verificabili: protezione effettiva delle comunità vulnerabili, coerenza politica, e una concezione piena di libertà religiosa — coscienza, culto, associazione, educazione
Cosa sta succedendo in America? La democrazia è a rischio? Qual è il ruolo delle ali estreme delle religioni in questa fase turbolenta della politica americana e mondiale? Di qui il titolo della serata: “C’era, una volta, l’America… I fondamentalismi politici e religiosi nel mondo di oggi”. Ad intervenire sono state Pamela Harris, politologa della John Cabot University, americana ed ebrea riformata, e Debora Spini, filosofa politica e valdese di Firenze. Le loro voci hanno dato una personale lettura della crisi.
Le immagini delle case di Niscemi, che si sporgono sulla scarpata che si è creata dove fino allo scorso 25 gennaio c’era solo un declivio, stanno facendo il giro del mondo.
Ad oggi, un cristiano su 7 nel mondo è perseguitato o discriminato a motivo della propria fede.
La risposta non è un’app migliore, ma il recupero di stupore e obbedienza davanti al mistero dell’incarnazione: un Dio che non si lascia programmare, ma che si è lasciato mettere in croce.
La poca risonanza dell’evento a livello mediatico risiede proprio nella sua non eccezionalità: nell’accettazione supina che il Parlamento si riunisca in maniera così simbolicamente chiassosa nel luogo di elezione del Papa.
Il 59° Rapporto Censis fotografa un’Italia in "modalità sopravvivenza": un Paese disincantato, ripiegato sul presente e privo di una visione collettiva del futuro.
Il cattolicesimo si è imposto all’attenzione degli evangelici USA, non più nella sua forma più devozionale ed esotica, ma ad un livello alto ed attraente.
L’era della post-verità ha cambiato il modo di fare giornalismo? Come sono cambiate le notizie e il modo di darle? Esiste una responsabilità cristiana nel modo di pensare al giornalismo che possa aiutare a navigare anche in questi tempi di incertezza informativa?
Il risveglio eccolo qui, eccolo là. Non c’è dubbio che gli evangelici sono molto sensibili alla parola risveglio.
Mentre Dio chiama il suo popolo nella città per essere testimone della potenza del Vangelo e pregare per un cambiamento, Dio usa anche la città per trasformare e far crescere il suo popolo.
Se c’è un’urgenza per la chiesa evangelica globale oggi è quella di formare una generazione di leader culturalmente consapevoli e teologicamente solidi che sappia navigare le nuove sfide del mondo contemporaneo. Le collaborazioni sono spesso impedite da muri di discordia e incomprensione.
Lavorare insieme senza un cuore rinnovato non può portare a quello che la FAO cerca, per quanto nobili siano i suoi obiettivi. Ci sono davvero troppe persone cattive, nazioni corrotte e interessi politici in ballo. Il problema più profondo dell'umanità è il peccato, e questo può essere risolto solo da Colui che ha offerto se stesso.
Pur non avendo scritto molto di teologicamente significativo, Mullalay ha sempre sostenuto le scelte “liberali” della chiesa d’Inghilterra negli ultimi decenni...
Se perdiamo i fondamentali della chiesa, l’abc, apriamo il fianco all’irruzione di apostasie varie. Avere mega-chiese piene di attività o chiese ad ogni angolo della strada non è garanzia di autenticità evangelica. Non è nemmeno segno di vitalità evangelica.
Quando fede e politica vengono fuse senza una teoria coerente che ne regoli il rapporto, si verificano almeno sei conseguenze devastanti.