Qualcuno ricorda chi è Giovanni Diodati? Una conferenza a Perugia
C’è un senso in cui tutte le volte che nelle chiese evangeliche italiane una Bibbia è aperta e letta, bisognerebbe ricordare Giovanni Diodati che è il padre delle traduzioni che portano il suo nome e il progenitori della “riveduta” e della “nuova riveduta”. A Perugia, la Chiesa Riformata della Trinità ha organizzato la “Conferenza Annuale sulla Riforma Protestante” per ricordare la figura di Giovanni Diodati, in occasione del 450° anniversario della sua nascita (1576-1949).
Nel contesto storicamente invitante e teologicamente stimolante della Biblioteca di Monteripido, situata sul secondo luogo più elevato di Perugia, sabato 24 ottobre, una trentina di persone, hanno partecipato al convegno sul tema “Giovanni Diodati e l’autorità della Scrittura”.
Il pastore della Chiesa Riformata della Trinità, Andrea Ferrari, ha introdotto la figura di Diodati ricordando alcuni tra i momenti cruciali della vicenda storica della famiglia lucchese dei Diodati, per poi concentrarsi sulla figura di Giovanni, nato a Ginevra nel 1576 come esule religionis causa. In particolare, Ferrari ha insistito sulla riverenza di Diodati per il testo delle sacre Scritture, che ha tradotto in varie lingue e la cui versione in italiano (pubblicata nella prima edizione nel 1607) è divenuta la Bibbia degli evangelici italiani per 350 anni.
Il primo intervento, di taglio storico, è stato quello di Giulio Michelini, frate minore e docente di Nuovo Testamento all’Istituto Teologico di Assisi. Il professor Michelini ha affrontato il tema “La Sacra Scrittura e la tradizione esegetica francescana; da San Francesco d’Assisi all’innovazione filologica di Nicola da Lira”, insistendo sulle virtù dell’esegesi “pre-critica”, tipica del periodo medievale, la quale rifiutava “ogni mediazione ermeneutica che potesse attenuare o vanificare l’incisività” del messaggio evangelico e non ricercava “un’esposizione allegorica o una complessa speculazione teologica”, ma riconosceva “istantaneamente l’invito personale e incondizionato” rivolto dalla Parola di Dio.
Giungendo poi alle soglie della Riforma e scavando le radici medievali dell’anelito riformatore, Michelini ha mostrato che il culmine del processo di maturazione filologica ed esegetica dei francescani “si raggiunge nella prima metà del XIV secolo con la figura di Nicola da Lira”. Nicola, ha sottolineato Michelini, “denunciò con vigore il declino della teologia contemporanea, lamentando che l’eccesso di allegorismi arbitrari e di speculazioni mistiche avesse letteralmente soffocato e oscurato il senso letterale, che costituisce l’unico fondamento sicuro su cui poter costruire argomentazioni teologiche valide”. E in questa sua postura esegetica, Nicola “spiegò appieno la sua carica innovativa nel pensiero di Martin Lutero”. Fin dalle prime fasi del suo percorso intellettuale e spirituale, il Riformatore di Wittenberg fece riferimento all’approccio esegetico Nicola, riconoscendogli “il merito di aver difeso la priorità del racconto storico rispetto alle speculazioni allegoriche arbitrarie della scolastica decadente”.
Nella seconda sessione, Leonardo De Chirico, docente di teologia storica all’Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione di Padova, ha condotto una riflessione cercando di rispondere a una domanda ben precisa: quattrocentocinquanta anni dopo, a che punto è il confronto tra Roma e la Riforma sulla Scrittura?
Seguendo lo sviluppo della teologia cattolico-romana sul tema della Scrittura, De Chirico ha mostrato, con riferimento alla Providentissimus Deus che – in continuità con l’esegesi pre-critica, in quel periodo il cattolicesimo-romano ha abbracciato una posizione sull’inerranza della Scrittura, come risposta al pericolo del modernismo. Tuttavia, in seguito, sul fondamento della Dei Verbum del Vaticano II, la precedente persuasione su ispirazione e inerranza è sostanzialmente venuta meno, incrementando ancor di più il peso della “tradizione” e del “magistero” ecclesiali. Dinanzi alla critica aperta all’affidabilità del testo biblico e a un più definitivo assoggettamento delle Scritture al giudizio della chiesa (romana), De Chirico ha considerato la necessità di un ritorno a una concezione “confessionale” del principio protestante sola Scriptura, per il quale Diodati ha lottato per tutta la vita. Nel farlo, De Chirico ha ricordato la figura del teologo presbiteriano Benjamin Warfield, il quale – nel volume intitolato Rivelazione e ispirazione (Caltanissetta, Alfa & Omega, 2001) – afferma concisamente la prospettiva confessionale nel motto: “quel che la Scrittura dice è Dio che lo dice”.
Infine, il pastore Martin Hawley, della Hope Presbyterian Church, ha concluso la conferenza con un intervento pastorale spiegando come l’impegno esegetico, biblico e teologico di Giovanni Diodati fosse al servizio del ministero pastorale. In particolare, Hawley ha ripercorso brevemente la storia delle Pie Annotazioni alla Scrittura di Diodati, ossia dei suoi commenti “devozionali” che si accompagnavano alla sua traduzione della Bibbia e che dovevano servire ai lettori italiani per comprendere il senso del messaggio della Parola di Dio. Le Pie Annotazioni furono tradotte e pubblicate la prima volta in inglese nel 1643 e anche in tedesco nel 1668. Il fatto che le siano state pubblicate sia in Germania che in Inghilterra – paesi in cui non mancavano certo strumenti di supporto alla lettura della Bibbia – dimostra quanto esse, così come il loro autore, fossero apprezzate e stimate. Hawley si è soffermato in particolare sull’esegesi di Diodati della Lettera ai Romani, esaminando da vicino il tema della “fede che giustifica”, concentrandosi su Romani 1:16-17 e 3:21-28.
Nella conclusione della conferenza è stato citato un testo di Martin Buber: “La Bibbia, dunque, non la religione, può aiutare l’uomo occidentale a ritrovare l’unità. A patto però che l’uomo si ponga nuovamente in una relazione diretta con essa, senza mediazioni, nemmeno quella religiosa; a patto che egli non la legga per un qualche interesse storico, culturale, estetico, ma si disponga all’incontro con la Bibbia, si renda disponibile all’evento della Parola”.
Per la fede evangelica storica, l’incontro con la Bibbia e l’evento della Parola sono indissolubilmente legati al riconoscimento dello statuto ispirato della Scrittura e della sua autorità ultima in ogni materia di fede e di vita. Con questa convinzione, Diodati visse il suo impegno per la Parola di Dio. Con la medesima convinzione gli evangelici devono continuare a tenere alta la Parola di Dio nella nostra generazione.