Informazione asimmetrica. Se le notizie non vengono date

 
 

In questi giorni le notizie sulla salute del Papa sono ovunque, una sorta di ricovero minuto dopo minuto. È il classico meccanismo della propaganda: se i media trattano senza sosta un argomento, la gente ne deduce che sia di capitale rilevanza, anche quando, di per sé, non ha nulla di straordinario.

Quando si tratta di raggiungere lettori e telespettatori con argomenti di sicuro impatto emotivo come la salute del papa, ecco che la chiesa di Roma dilaga sui media, per poi sparire quando si parla di abusi clericali e della mancata trasparenza della giustizia ecclesiastica. Eppure, per questi casi che coinvolgono il Vaticano, non solo non viene riservata la medesima attenzione, ma finiscono direttamente nell’oblio. Ciò è alquanto strano, perché quando si tratta di dare notizie di cronaca nera, specie se a sfondo sessuale, la stampa dedica spazio per giorni e settimane. La delicatezza dell’informazione riservata alle questioni scabrose del Vaticano sparisce quando si tratta di altri soggetti. Criteri e pesi diversi!

A tale riguardo, ho letto con interesse una riflessione sul blog di Appunti di Gianfranco Chiari, ex operatore nella pastorale dei separati, divorziati e risposati delle diocesi lombarde. A suo avviso il problema di questa asimmetria informatica non è una questione di rispetto per la sfera spirituale o, in genere, per tutto ciò che concerne il sacro. Quando si tratta di denunciare i vari santoni o guaritori, questi hanno ricevuto un’ampia copertura mediatica, specie se si trattava di comportamenti identici agli abusi emersi in ambito cattolico.


Ciò significa che la religiosità, di per sé, non viene ritenuta un ambito inviolabile a meno che non si tocchi l’istituzione ecclesiale, in tal caso si usa grande cautela. Gianfranco Chiari tenta l’ipotesi che questa asimmetria informatica sia qualcosa che riguardi la psicologia individuale, che lui definisce come «una gabbia emotiva spietata». In altre parole, poiché la chiesa di Roma è considerata come una madre premurosa, anche la più legittima delle obiezioni assume le sembianze di un tradimento che innesca un senso di colpa immediato e atavico.

Ma le cose stanno davvero così? Gianfranco Chiari non crede che oggi esista ancora questo condizionamento che è il retaggio di un’epoca passata e superata. La società di oggi si è del tutto affrancata dai meccanismi colpevolizzanti che la religione riusciva a instillare nelle passate generazioni.

Qual è la sua spiegazione allora? Questa asimmetria informatica tipicamente italiana persiste a causa dell’enorme potere della chiesa cattolica in termini economici e politici. La sua presenza è innervata da secoli nella società attraverso attività molteplici: dall’ospedale d’eccellenza all’oratorio nel paesino sperduto, passando per l’infinita galassia delle onlus, è l’ossigeno che tiene in vita questo stato di cose.

Quindi se un tempo il riserbo poteva essere interpretato come un segno di rispetto della fede dei credenti, nonostante le malefatte dei sacerdoti, oggi questo si riduce alla difesa di un’istituzione fondata su un potere che non riguarda più tanto la coscienza delle persone, quanto l’enorme peso sociale ed economico che essa possiede, a scapito però delle vittime e della giustizia.

Questa lettura condivisibile pone diverse e ulteriori domande. I giornalisti e i mezzi di comunicazione che hanno i mezzi per denunciare gli abusi sessuali, e non lo fanno per il timore di alienarsi dal potere del Vaticano, possono ancora definirsi professionisti della notizia? Possono permettersi di violare il loro dovere deontologico che richiede libertà di informazione e di critica (garantita dall'articolo 21 della Costituzione e dall'art. 2 della Legge 69/1963), bilanciata dal rispetto della verità sostanziale dei fatti? Quando non si privilegia la verità a qualunque costo, si è ancora al servizio di una vera informazione?

E’ ancora attuale la denuncia del profeta Geremia alle guide del popolo d’Israele: «.. essi non parlano come dovrebbero» (8,6), omissione che portò il popolo alla rovina. Come allora, anche oggi, una informazione fattuale e plurale aiuta le coscienze a conoscere la verità per fare le giuste riflessioni. Questo diritto non lo si può negare a nessuno.