Cosa c’entra Tertulliano con San Valentino? Più di quanto pensi
Cosa costituisce una relazione sana? Con l’arrivo imminente della festa di San Valentino, il mondo ci esorta a cercare l’adempimento relazionale nel romanticismo. Ci viene detto che una relazione sana è segnata da passione romantica accompagnata da fiori, cioccolatini, regali costosi, cene eleganti e soddisfazione sessuale.
La risposta delle Scritture è ben diversa. Da uomo single, non mi azzarderei a definirmi un esperto sulle relazioni romantiche. Però, ciascuno di noi ha il vantaggio di essere “circondati da una così grande schiera di testimoni” (Ebrei 12,1) da cui trarre ispirazione nel tentativo di vivere vite fedeli alle Scritture.
Perciò, mi rivolgo al pensiero di Tertulliano di Cartagine (155-230 d.C.). Tertulliano, con tutte le sue imperfezioni, è un modello di fedeltà e saggezza nei confronti del mondo pagano che lo circondava. Le sue parole hanno qualcosa da offrirci, indipendentemente dal nostro status relazionale.
All’alba del terzo secolo, e nel mezzo di un periodo intenso di persecuzione, Tertulliano scrisse due lettere a sua moglie, incoraggiandola a rimanere vedova, qualora dovesse morire da martire. Anche se era molto preoccupato che qualcuno avrebbe rubato l’affezione di sua moglie, non era motivato dalla gelosia. Si preoccupava, più che altro, per il suo affetto per il Signore.
Nel terzo secolo, le comunità di credenti erano ancora piccole e la probabilità che la moglie vedova di Tertulliano avrebbe trovato un credente fedele era scarsa. L’amore di Tertulliano per sua moglie si manifesta nella massima preoccupazione per la sua possibilità di lodare liberamente Dio e di fiorire nella fede. Per Tertulliano, è questo un matrimonio sano: che i due “si provocano a vicenda, chi canterà meglio in onore del suo Signore” (Alla sposa II.vii.8).
Tertulliano conclude la seconda lettera a sua moglie con questa breve descrizione della relazione cristiana ideale. Inizia con la pari dignità di marito e moglie in Cristo. Sono “veramente due in una sola carne” (II.vii.7) che condividono l’opera di edificarsi a vicenda nella fede. Insieme praticano le discipline spirituali e partecipano nella vita della chiesa, l’uno contribuendo alla crescita dell’altro: “si istruiscono a vicenda, si esortano a vicenda, si sopportano reciprocamente” (II.vii.7).
Siccome sono uniti al livello più fondamentale dal loro amore per Cristo, si sopportano a vicenda in modo da incoraggiare l’altro a fiorire da credenti nel loro amore e servizio della chiesa.
Per Tertulliano, il risultato di ciò è bello e potente. Una relazione sana cerca di coltivare l’amore dell’altro per Dio. “Fra loro risuonano salmi e inni, si provocano a vicenda, chi canterà meglio in onore del suo Signore. Quando vede e sente queste cose, Cristo se ne rallegra. A questi egli invia la sua pace. Là dove sono due vi è anche lui; e dove è egli stesso ivi no vi è il maligno” (II.vii.8).
Mentre varie definizioni dell’amore ti vengono presentate questo San Valentino, a quale definizione ci rivolgeremo? Solo Cristo, non un partner romantico, può adempiere i nostri desideri più profondi. Quando mettiamo il nostro amore per qualcun’altro nel posto del nostro amore per Cristo, dobbiamo ammettere che abbiamo un problema d’idolatria.
Forse sei single e trovi difficoltà a essere contento del tuo status relazionale. Hai fede che l’amore di Dio sia sufficiente e molto meglio di quello che un’altra persona potrebbe offrirti? Tertulliano ci ricorda che, anche quando è difficile rimanere single, la libertà di lodare Cristo offre una gioia ancora più grande.
Queste sono domande che dobbiamo continuare a chiederci, sia che siamo single, fidanzati o sposati. In chi troviamo adempimento e a chi cantiamo: a noi stessi, a qualcun altro o al nostro Signore?