Dio è gentile? Forse, ma nei suoi termini
Dio è gentile? In Gentleness. The way of life, Douglasville, G3 Press 2025, Robert D. Norman direbbe di sì. Nel libricino, l’A. descrive la gentilezza come un carattere di Dio che si deve riflettere nella vita di ogni credente.
Non sono sicuro che si possa definire Dio “gentile” nel senso che diamo noi a questa parola. Si tratta di un uso improprio del senso del termine perché non è classificabile tra gli attributi/caratteri di Dio, per esempio descritti in “Prospettive su Dio”, Studi di teologia N. 20 (1987) o che si trovano nelle teologie sistematiche.
Nelle prime pagine, Norman si sofferma sulla persona del Padre e sottolinea che è gentile. Il suo amore, la sua cura verso il suo popolo fanno pensare ad un tratto gentile. Dio non è solo un Padre amorevole e gentile, ma è anche Colui che conforta. Lo Spirito è chiamato il consolatore, il parakletos (Giovanni 14-16) e per l’A. anche questo contribuisce a rendere appropriato il riferimento a Dio come “gentile”.
Inoltre, basandosi sul Efesini 4,1-3, Norman sottolinea che la gentilezza, così come Dio l’ha mostrata verso Israele, verso la chiesa, verso i credenti, è un frutto che si riflette nel carattere cristiano. Essere gentili è un tratto della vita cristiana. In questo senso, la gentilezza sarebbe un frutto dello Spirito, perché Dio è gentile e quindi chi è pieno del Suo Spirito è a sua volta gentile. Per l’A., “la Bibbia non ci dice semplicemente di comportarci con gentilezza e di ‘rivestirci’ di queste opere di gentilezza. Piuttosto, ci viene invece comandato anche di ‘perseguire’ la mitezza” (p.100).
Come? Nell’uso delle parole, nei modi in cui interagiamo con le persone. La gentilezza è un’attitudine cristiana da tenere verso il mondo in cui c’è ingiustizia, peccato, rabbia, ribellione. In altre parole, essere gentili in senso cristiano significa vivere controcorrente, con lo scopo di riflettere il carattere gentile di Dio.
Che dire di questa lettura della gentilezza di Dio? Può essere utile sapere che Norman è un missionario evangelico in Romania. In un contesto probabilmente caratterizzato da forme culturali “ruvide” (ma un discorso simile potrebbe essere fatto per la cultura italiana), è apprezzabile il tentativo di rivedere il frutto della “gentilezza” nella vita cristiana e di promuoverlo.
In più, in questi ultimi anni, nel mondo evangelico nord-americano è apparsa la tendenza a insistere sui temi della mitezza e del carattere non oppositivo, come ad esempio nel libro di D. Ortlund, Mansueto e umile (2020), forse in reazione alla crescente ruvidezza della polarizzazione culturale che spesso si manifesta in linguaggi e comportamenti abrasivi.
Queste ragioni di fondo per perorare la necessità che lo stile di vita cristiano sia gentile sono meritevoli di attenzione. Detto questo, l’approccio di Norman è molto “leggero” e teologicamente troppo disinvolto.
Attribuire al Dio biblico il carattere della “gentilezza” senza definirla in termini pattizi, storico-redentivi e coerenti rispetto agli attributi di Dio è un’operazione rischiosa. Avere un’idea di gentilezza culturalmente definitiva e appiccicarla a Dio, senza che sia la Scrittura a ri-definirla nei suoi termini, può far correre il pericolo di voler piegare Dio alle esigenze della nostra gentilezza.
Il Dio del patto è santo, giusto, buono, fedele. Dentro questa rete di attributi divini, c’è uno spazio anche per pensare al suo modo di porsi nei confronti del mondo e delle persone. Il comportamento di Dio che caccia Adamo ed Eva dal giardino è “gentile”? Forse no, secondo i nostri canoni della gentilezza, ma sicuramente in linea col suo carattere. Dio è “gentile” quando giudica il peccato e i reprobi? È scritto che il suo giudizio è imparziale e inesorabile perché esso è conforme al suo carattere. Non è “gentile” secondo gli standard del mondo, ma è giusto e santo.
Anche per quanto riguarda il frutto dello Spirito nella nostra vita si può fare un discorso simile. Esso non va confuso con i criteri di gentilezza del politicamente corretto. Questo per dire che la gentilezza va definita in termini biblici e valorizzata nell’insieme dei frutti dello Spirito Santo, oltre ad essere vissuta insieme alle altre responsabilità cristiane.