Le abitudini della grazia (III). Senza chiesa non si va da nessuna parte

 
 

La lettura della Bibbia, la meditazione personale, la preghiera, l’adorazione del Signore sono discipline spirituali fondamentali. C’è un rischio, però, e tutt’altro che astratto. Si può finire per praticarle per mettere al centro l’individuo, cioè noi stessi, i nostri bisogni e la ricerca del nostro benessere personale. Per David Mathis, autore del libro Le abitudini della grazia (ADI Media, 2017), se ciò accade siamo in presenza di un camuffamento delle discipline spirituali. Infatti, i mezzi ordinari della grazia di Dio si danno sempre dentro la dimensione comunitaria. 


Come cresce un cristiano? Nell’ascolto della voce di Dio e nella preghiera. Eppure, nessuna delle due può essere considerata una pratica individualistica e finalizzata alla sola crescita personale. 


A queste prime due discipline, l’autore affianca quella di coltivare l’appartenenza al corpo di Cristo, cioè la chiesa locale. La dimensione comunitaria costituisce un filo rosso che attraversa l’intero discorso di Mathis sulle discipline spirituali. Essa evita che la ricerca di una maggiore profondità spirituale si trasformi in un percorso individualistico e bilancia quelle tendenze ascetiche, mistiche o di scollamento dalla realtà nelle quali ogni discorso sulle discipline spirituali rischia di cadere.


Appartenere al corpo di Cristo non è un concetto idealistico o una semplice metafora. È una realtà che viene donata, per grazia, a quanti sono chiamati a nuova vita in Cristo e adottati nella famiglia di Dio. Allo stesso tempo, questa appartenenza richiede un coinvolgimento concreto e una seria disciplina. 


La comunione tra fratelli e sorelle in Cristo va coltivata, in primo luogo, nell’espressione locale della chiesa. La partecipazione al Vangelo (Filippesi 1,5) e l’impegno per il suo avanzamento (Filippesi 1,12) trovano la loro espressione più concrete nella vita della chiesa locale. È qui che il credente impara a vivere la propria appartenenza al corpo di Cristo, mettendo i propri doni al servizio degli altri e partecipando insieme a loro alla missione affidata da Dio alla sua chiesa.


Chi impara a fermarsi davanti alla sua Parola e a riceverla con attenzione impara anche a soffermarsi sulle parole dell’altro, ai suoi bisogni, alle sue fatiche e alle sue domande.


All’apice delle abitudini della grazia, Mathis pone la partecipazione all’adorazione comunitaria. Adorare il Signore nel contesto dell’adorazione comunitaria significa fare quello per cui siamo stati creati, anticipare la gioia della nuova creazione e condividere con gli altri i principali mezzi della grazia nella loro espressione più ampia: ascoltare la voce di Dio nella Parola predicata, pregare insieme e coltivare la comunione fraterna. 


Tra i mezzi della grazia ci sono anche il battesimo e la Cena del Signore. Questo potrebbe suscitare delle perplessità soprattutto per quanto riguarda il battesimo, poiché si tratta di un evento unico e non di una pratica ripetuta. Tuttavia, per l’autore, i credenti sperimentano una grazia rinnovata nel Vangelo sia attraverso la celebrazione della Cena del Signore che attraverso l'osservanza del battesimo (sia il proprio che quello degli altri). 


Nella comunione col corpo di Cristo c’è anche l’abitudine della riprensione. L’apertura ad essere ripresi in caso di peccato e la responsabilità di riprendere i fratelli e le sorelle in errore senza scrollare le spalle, è un mezzo di grazia per cercare, coltivare e rafforzare la comunione con il Signore di ogni membro del suo Corpo.


Essere membri di una chiesa in cui ci sono fratelli e sorelle diversi da noi per personalità, interessi, nazionalità, cultura, estrazione sociale, storia familiare, lavoro e quant’altro, può essere faticoso e, a volte, davvero difficile. La comunione fraterna però, come Mathis sottolinea, non è la ricerca di relazioni più profonde tra persone naturalmente affini. È una disciplina spirituale per dilettarsi nel Signore (Filippesi 4,4), gustare quanto Egli sia buono (Salmo 34,8) e progredire nel cammino di santificazione, conformando sempre più la propria mente a quella di Cristo (Romani 12,2; Filippesi 2,5). Se non è questa la vita cristiana, cos’è?


(continua)


Della stessa serie:

“Le abitudini della grazia (I). Ascoltare la voce di Dio” (16/7/2026)
Le abitudini della grazia (II). Se ascolti, preghi” (22/7/2026)