Le abitudini della grazia (II). Se ascolti, preghi

 
 

“Ascolta” è la prima e decisiva abitudine della grazia. La vita cristiana si gioca sull’ascolto. Senza ascolto siamo schermati, introspettivi, avviluppati e incurvati in noi stessi. Nel suo libro Le abitudini della grazia (ADI Media, 2017), dopo aver invitato il lettore ad ascoltare la voce di Dio attraverso la sua Parola, David Mathis dice che Dio non è solo un Dio che parla, ma che è anche continuamente disposto ad ascoltarci. Egli parla e ascolta. Per grazia, il suo orecchio è rivolto verso le nostre suppliche e richieste e apprezza la nostra adorazione e lode. 


Il Dio della Bibbia, pur non essendo nostro pari, ha aperto una conversazione con noi e nella quale ci invita a partecipare attraverso la preghiera. Poter pregare è riflesso della grazia concessa ai peccatori che sono stati salvati.


Spesso la preghiera viene confusa con la possibilità di fare richieste con lo scopo di ottenere qualcosa. In realtà questa parte della preghiera non è né il suo scopo principale, né il più importante. La preghiera è prima di tutto confessione e ravvedimento, adorazione e diletto per la presenza del Signore e per la relazione che si può instaurare con lui. 


La preghiera non dipende dalla nostra capacità di costruirci momenti, luoghi o routine ma direttamente da Dio. Per la sua santità possiamo/dobbiamo adorarlo, per la sua misericordia possiamo/dobbiamo ravvederci e in virtù della sua generosità possiamo/dobbiamo ringraziarlo per i doni ricevuti mentre ci appelliamo alla sua premura per le suppliche. 


Chi Dio è orienta e plasma la nostra preghiera che è efficace perché l’opera e la persona di Gesù Cristo. Grazie alla sua morte, resurrezione e ascesa al cielo, il Signore Gesù intercede per noi (Romani 8,34). Pregare nel nome di Gesù è quindi la garanzia che il Dio Padre ci ascolta; che non è necessariamente il silenzio vuoto e vacuo a liberarci dalla sopraffazione delle troppe parole dette o ascoltate. Al centro dei nostri momenti di ri-orientamento c’è il dialogo con Dio in una relazione che ristabilisce, edifica e solleva. 


Mathis suggerisce di coltivare la preghiera sia nella sua dimensione privata e personale sia come pratica di comunione con la chiesa. Tenere un diario spirituale, partire dalla meditazione di un testo biblico e ritagliarsi del tempo in un luogo appartato possono favorire la preghiera individuale. Allo stesso tempo, è necessario allenarsi a condividere le proprie richieste di preghiera con altri, a pregare gli uni per gli altri e insieme agli altri, rivolgendosi al Signore come famiglia unita in Cristo.


Inoltre, è interessante che la disciplina del digiuno sia inserita nella parte del testo dedicata alla preghiera. Digiunare, infatti, non è una pratica ascetica o la disciplina della privazione e dell’allenamento alla sofferenza. Il digiuno è una misura eccezionale per sua natura (non ci si può privare per sempre del cibo), inserita nell’ordinarietà di una relazione fatta di ascolto della Parola di Dio, preghiera e ricerca della sua volontà. Esso intensifica la nostra dipendenza dal Signore, rende più consapevole il nostro desiderio della sua presenza e dà maggiore espressione alla nostra ricerca di Lui nei momenti di particolare bisogno, di ravvedimento, di intercessione o di attesa della sua guida.


La preghiera, in tutte le sue forme, è anzitutto un orientamento di vita, prima ancora che una pratica sostenuta dalla nostra disciplina o dalle modalità con cui la esercitiamo. Essa nasce e si alimenta nella relazione con Dio, che ci invita continuamente a rivolgerci a Lui con fiducia.


Senza ascolto della Parola di Dio, la vita cristiana inaridisce. Senza preghiera, regredisce. La grazia è un dono divino che, quando è stato ricevuto, riattiva l’ascolto di Dio e il dialogo con Dio. Tutto il resto consegue. 


(continua)


Della stessa serie:

“Le abitudini della grazia (I). Ascoltare la voce di Dio” (16/7/2026)