Gli italiani leggono? Poco, ma i numeri dicono anche altro
Gli italiani non leggono. Il libro cartaceo è finito. La pratica della lettura è in caduta libera. Queste e altre sentenze sono facilmente udibili nelle conversazioni sullo stato di salute della pratica scolare della lettura e dell’universo che le gira attorno. Domanda: cosa dicono i numeri in proposito?
Qualche settimana fa il report dell’ISTAT “Libri e biblioteche: abitudini di lettura e frequentazione - Anni 2024 e 2025” ha mostrato dei dati interessanti, fotografando il rapporto con i libri degli italiani.
Secondo l’indagine “il 57,1% delle persone dai sei anni e più dichiarano di aver letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi (nel tempo libero, per motivi professionali e/o scolastici o per altri motivi), quota in lieve diminuzione rispetto al 2015 (59,4%)”. Più di un italiano su due ha letto un libro.
Nel 2025, il 14,9% delle persone di sei anni e più si è recata in biblioteca almeno una volta, dato stabile rispetto a 10 anni fa (15,1%). Uno su sette ha messo piede in una biblioteca.
La lettura di libri e la frequentazione delle biblioteche sono pratiche virtuose. Vero è che negli ultimi anni le modalità di lettura hanno subito profonde trasformazioni, influenzate anche dalla diffusione di Internet e delle tecnologie digitali. Ciò detto, c’è una buona percentuale di persone che usa ancora i libri cartacei, che frequenta biblioteche e che spende del tempo nella lettura.
Per i più piccoli, i numeri sono ancora più interessanti. Tra i bambini fino a cinque anni, “il 51,9% legge, colora o sfoglia libri e albi illustrati ogni giorno al di fuori dell’orario scolastico”. Stiamo parlando di circa 1 milione e mezzo di bambini. Questo è un dato positivo. Un altro aspetto positivo è che “il 39,3% dei bambini svolge quotidianamente attività legate alla lettura insieme alla madre, mentre il 25,4% lo fa con il padre”.
Le tendenze sono positive anche se gli incrementi sono lievi. I generi letterari più scelti sono romanzi, racconti, poesie e testi teatrali; gialli, libri di scienze sociali, libri di fantascienza. Queste categorie si registrano a tutte le età (bambini, adolescenti, adulti), in donne e uomini, tra persone di varia cultura.
Dal report si evince che solo il 6.3% legge libri di religione e immagino che tra questa piccola percentuale dovrebbe esserci anche la Bibbia. Questo dato dice qualcosa sulla religione degli italiani. Essa è storicamente stata influenzata dalla vista (statue, quadri, liturgie) e dalla partecipazione agli eventi più che dalla lettura. L’Italia religiosa è analfabeta rispetto alla Bibbia.
Domanda: cosa accadrebbe se fosse la Bibbia il libro che aggregasse genitori e figli e alimentasse la vita familiare? Cosa accadrebbe se fosse la Bibbia la lettura quotidiana delle persone? Cosa accadrebbe se la Bibbia fosse letta non come un libro di sole “informazioni” ma di ricerca e di scoperta di Dio? Dopotutto, “la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Romani 10,17).
Sicuramente il report è limitato, ma mostra una tendenza generale. Gli italiani non leggono molto, ma qualcosa leggono. Questo è possibile dirlo anche per gli evangelici? Ad esempio, quanti libri all’anno legge l’evangelico medio? Quanti libri all’anno vengono promossi nelle attività ordinarie della chiesa? Quanti libri vengono acquistati per essere messi a disposizione di membri e frequentanti incoraggiandone la lettura? Quanto il discepolato cristiano è costruito anche sulla pratica della lettura? Quanta enfasi nei campi giovanili viene messa sulla disciplina della lettura e sulle pratiche scolari come la partecipazione a dibattiti e convegni? Quanti libri evangelici vengono pubblicati ogni anno? Quanti ne vengono venduti? Qual è lo stato dell’arte dell’infrastruttura evangelica del libro?
Sono tutte domande a cui l’ISTAT non è interessata e che non trovano riscontro nelle statistiche fornite. Eppure, anche dalla dimestichezza con i libri passa lo spessore della testimonianza evangelica.