I classici della letteratura. Esiste una lettura cristiana?
Omero. Virgilio. Dante. Shakespeare. Hanno ancora qualcosa da dire? Pur ammettendo che i classici della letteratura abbiano vinto la prova tempo, che importanza hanno per chi vive nell’era dell’IA? Queste sono le domande e le critiche che, esplicite o implicite, sono molto diffuse e alle quali Louis Markos prova a rispondere con Letteratura. Una guida introduttiva, Firenze, BE Edizioni 2026.
L’Autore è professore di inglese alla Houston Christian University. In questo libro agile, poco più di 100 pagine, ha presentato una penetrante sintesi delle questioni più importanti che ogni serio studente di letteratura è chiamato ad affrontare, ma che riguardano anche i lettori più distratti.
Oltre a dare gli strumenti tecnici necessari per chi scrive poesie (capp. 2-3) e offrire un sorvolo sulle epoche della letteratura (cap. 3), Markos, da una prospettiva chiaramente biblica, espone un’analisi critica sulla letteratura, da Platone fino ai nostri giorni, mostrando quanto la tradizione letteraria occidentale sia stata profondamente religiosa.
Perché la letteratura è importante? Perché dopo aver letto i grandi classici “Non possiamo più tenere a distanza gli uomini e le donne di quell’epoca. Essi diventano membri della nostra comunità, vecchi amici e interlocutori con cui continuiamo a confrontarci” (p.12).
Non solo. Per Markos “I capolavori del canone occidentale [1] ci presentano contemporaneamente il particolare e l’universale, il dettaglio concreto e i grandi temi dell’esistenza di persone che vivono in un preciso tempo e luogo e, nello stesso tempo, sono figure umane universali che ogni lettore, in ogni epoca, riconosce immediatamente”. Per usare un’espressione riferita a Shakespeare, essi non appartengono soltanto al loro tempo, ma a tutti i tempi.
Questa realtà è valida anche per ogni persona che vuole conoscere e studiare seriamente la Scrittura. Come possiamo capire meglio le lettere dell’apostolo Paolo e l’ethos sociale e religioso in cui vissero le chiese del Nuovo Testamento, se non sappiamo nulla della Palestina del I secolo? Certamente le sue lettere non sono semplici prodotti del contesto sociale ed economico del tempo, ma in esse è presente una feconda tensione di elementi profondamente radicati nel loro contesto storico e verità dal significato universale e permanente.
Markos fa una netta distinzione fra il testo biblico e il canone letterario. Pur non essendo ispirati come Paolo e altri autori biblici, gli autori del canone letterario “Sembrano aver attinto a una fonte d’ispirazione che, pur non essendo divina, è comunque soprannaturale... Riconosciamo che attingono a una sorgente che si trova al di là dei limiti del loro tempo storico e, pur non leggendo le loro opere come profezie, le consideriamo in un certo senso profetiche” (p.13).
A sostegno di questa affermazione, Markos mette a confronto le scienze naturali e sociali con la letteratura. Cos’è più “vero” fra queste diverse discipline? Una delle caratteristiche essenziali della verità è la sua permanenza: il fatto che non muti radicalmente da una generazione all’altra, ma rimanga costante. Questo non accade nelle scienze. Oggi, in un tempo breve, tante verità vengono sostituite da altre.
Le scienze sociali cambiano rapidamente: un approccio pedagogico sostituisce un altro e la psicologia e la sociologia ridefiniscono continuamente concetti come famiglia, genere e sessualità. Quando il paradigma cambia, chi continua ad aderire al precedente viene spesso considerato antiquato e retrogrado. Al contrario, le opere di autori come Omero, Sofocle, Virgilio, Dante e Shakespeare “Sono vere oggi quando furono scritte. Anzi, noi siamo tanto vicini e tanto lontani da esse quanto lo erano i loro contemporanei. Queste opere, invece, continuano a incantare, a istruire e a parlare ai loro lettori”.
Infine, Markos è consapevole che la presenza sempre più pervasiva di internet e dei sistemi digitali, per non parlare della crescente enfasi sui media visivi, ha interrotto quello che lui chiama “il dominio del materiale stampato e dei testi accuratamente elaborati come principale mezzo di comunicazione”.
Per Markos, questa condizione è presente non solo fuori, ma anche dentro la chiesa. Tuttavia, la letteratura non deve rifiutare il progresso scientifico e tecnologico a priori. Il suo scopo è quello di umanizzare la tecnologia.
Nonostante gli straordinari progressi scientifici, il bisogno di senso, di creatività, di espressione artistica non sono venuti meno perché siamo stati creati a immagine di Dio. Similmente alla Bibbia stessa che è composta da diversi generi letterari diversi, per Markos: “La letteratura è uno dei nostri migliori strumenti e guida per realizzare questa grande sintesi umanizzante”.
La prospettiva dell’Autore indugia un po’ troppo sulla lettura umanistica della letteratura come somma di sapienza a cui la Rivelazione biblica attinge per portarla ad un livello superiore, ma ad essa organicamente collegata. Non è ancora una lettura riformata che vede nella letteratura un prodotto del genio e della miseria umana intriso di grazia comune, ma la cui “sintesi” deve essere in qualche modo rotta per essere penetrata dal Vangelo di Gesù Cristo.
[1]: Per canone occidentale, l’autore intende l’insieme delle opere considerate fondamentali e maggiormente rappresentative della tradizione letteraria e culturale dell’Occidente.