Il gioiello più raro. E non è una pietra preziosa (II)

 
 

Non è una pietra preziosa, né un bene materiale. Il gioiello più raro è la contentezza cristiana. La vera contentezza emette la dolce fragranza di Cristo e produce una pace profonda e una gioia serena in tutte le circostanze. È molto invitante e attraente. Attira la gente. L’opposto della contentezza è l’amarezza, che invece di attirare la gente, la mette in fuga. Non è un bel profumo, ma è ripugnante. Prima di sbagliare nel credere che la vera contentezza dipenda dai nostri sforzi o dalla nostra forza di volontà, vogliamo sottolineare il fatto che la vera contentezza richiede una profonda opera interiore da parte della sovrana grazia del Signore. 

Iniziamo con questa opera interiore. Per sperimentare la vera contentezza, c’è bisogno di un profondo restauro del cuore. Se la contentezza fosse semplicemente un aspetto esteriore, allora non sarebbe molto difficile ottenerla. Basterebbe fare qualche corso di teatro e basterebbe essere dei bravi attori. Basterebbe imparare a far finta di essere contenti in ogni circostanza e di essere delle persone che in realtà non siamo per niente. Ma la vera contentezza non è un'opera esteriore e superficiale che richiede semplicemente un po' di trucco. Non richiede una mascherina che nasconde il viso! No di certo! Anzi, la vera contentezza è un'opera interiore. È un'opera profonda e intima che trasforma ogni aspetto del nostro essere. È un'opera radicale che avviene nel cuore. 

Infatti, il motivo per cui la contentezza è un gioiello molto raro è perché essa richiede questa profonda opera del cuore. È una trasformazione interiore che impatta la vita. Tutti i giorni ogni credente deve affrontare una battaglia che infuria dentro di sé. È una battaglia tra lo spirito e la carne. In Galati 5,16-17, Paolo parla di questa battaglia quotidiana: "Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne. Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro, in modo che non potete fare quello che vorreste". Se vogliamo essere veramente contenti e profumati dallo Spirito Santo e dalla contentezza, allora per mezzo della potenza dello Spirito Santo, dobbiamo vincere questa battaglia. 

Questo ci porta alla terza e ultima descrizione della contentezza, ed è forse anche quella più importante e incoraggiante. Cioè, la vera contentezza è un'opera miracolosa della sovrana grazia di Dio. È, allora, un'opera sua. Nel suo libro Andy Davis dice che "la contentezza cristiana è uno stato soprannaturale che può essere realizzato soltanto dalla grazia sovrana di Dio, la quale è all'opera nel cuore umano, per mezzo della potenza dello Spirito Santo". Se non fosse per il sangue espiatorio di Gesù Cristo e per l'opera rigenerativa dello Spirito Santo, la vera contentezza non è possibile. Deve essere imparata, sì. Ma prima di tutto è frutto del sangue redentivo di Gesù Cristo.

Ed è anche un'opera continua, cioè è un'opera di santificazione che dipende sempre dall'opera del Signore nel cuore dei suoi figli. È un'opera che li rende sempre più profumati. Questo è reso chiaro nel vangelo di Giovanni 15,5. Qui Gesù stesso dice: "Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla". 

Questo insegnamento di Gesù ci fa capire che la contentezza non è un temperamento naturale o innato che descrive alcuni ma non altri. Cioè, spesso diciamo di certe persone: "Lui è molto alla mano", o "lei è una persona molto tranquilla”, o "lui è molto estroverso". Questi sono temperamenti naturali e innati. Ma la contentezza non è così e sicuramente non è frutto della nostra forza di volontà. Non è prodotto di un voltare pagina nelle nostre vite. La contentezza non può essere un buon proposito per il nuovo anno. No. La vera contentezza è un miracolo della sovrana grazia di Dio. Per questo motivo, quando viene imparata e sperimentata, è sempre Dio che riceve la gloria. Dio riceve la gloria e il credente riceve il dono del gioiello molto raro della vera contentezza.

"Chi ha Cristo, ha abbastanza", disse Martin Lutero. Questa è la ricetta della contentezza. "Chi ha Cristo, ha abbastanza". Quindi quando siamo tentati a lamentarci e quando la scontentezza bussa alla porta e cerca di contaminare la dolce fragranza della divina contentezza che è frutto del Signore all'opera nelle nostre vite, ricordiamoci della seguente domanda, che ci aiuterà a mettere in prospettiva ogni cosa: "Ha Cristo - crocifisso e risorto per conto mio - fatto abbastanza per rendermi contento oggi….o deve fare ancora un po' di più?" Chi ha Cristo, ha abbastanza. Che questo possa essere il motto delle nostre vite e delle nostre chiese, alla gloria di Dio soltanto. 

(Continua: Nella terza parte sarà evidenziato il rapporto tra il raro gioiello della contentezza cristiana e la provvidenza di Dio)