Il rebus dei salmi imprecatori. Una conferenza a Roma del prof. Jim Hamilton

 
 

Violenti, aggressivi e contrari alla natura di Dio e ai requisiti minimi di umanità. Così vengono descritti i salmi imprecatori. Anche autori solitamente considerati amanti della Scrittura come C.S. Lewis hanno avuto un’opinione profondamente negativa al punto da considerarli inadatti alla lettura pubblica durante il culto. Alcuni addirittura li saltano e provano imbarazzo persino a leggerli. Ci sono chiavi di lettura che aiutano ad avvicinarsi ai salmi imprecatori rispettando il loro essere Parola di Dio?


A parlare di questo è stato James Hamilton, professore di teologia biblica al Southern Baptist Theological Seminary, Louisville, Kentucky, nella serata pubblica tenuta a Roma il 26/2 presso l’Istituto di Cultura Evangelica e Documentazione (il video della serata è qui).


La conferenza si è concentrata sul salmo 137, preso come caso di studio. Il salmo contiene versetti apparentemente molto aggressivi e provocatori che possono sembrare a uno primo sguardo contrari al carattere di Dio. Avvicinandosi ad essi, però, bisogna cogliere due realtà fondamentali che sono sempre presenti quando queste tipo di affermazioni sono fatte all’interno della Bibbia. 


La prima realtà è che Dio usa la sua giustizia per insegnare alle persone qualcosa della Sua giustizia. Quando Dio esercita la Sua giustizia, le persone imparano cosa è la giustizia (Isaia 26,9). Se la giustizia di Dio non fosse esercitata, allora gli empi e i malvagi non conoscerebbero la giustizia (Ecclesiaste 8,11). Ed è per questo che il salmista prega che Dio si presenti come quello che è: un buon Padre che disciplina i Suoi figli perché li ama. 


La seconda realtà è che il salmista prega per la giustizia di Dio affinché i malvagi possano pentirsi dei loro peccati e rivolgersi a Dio per la loro salvezza. Questo concetto viene esplicitato nel salmo 83,17-18. I salmi imprecatori sono finalizzati alla salvezza degli empi e alla loro conversione.


In entrambi questi casi il Signore insegna al suo popolo di temerlo. Questo timore è basato sul fatto che se noi trasgrediamo un comandamento di Dio, sappiamo che ci punirà come un padre che disciplina i propri figli, con amore.  


In questi salmi imprecatori c’è anche la richiesta da parte del salmista di punire i malvagi impenitenti e di preservare il Suo popolo da queste persone impenitenti. 


Il salmo 137 fu scritto quando gli israeliti si trovavano in esilio e nella cattività babilonese. Il salmo inizia e si conclude con un riferimento a Babilonia e quello che aveva fatto a Israele. Nel centro del componimento, però, è presente l’impegno del salmista verso il Regno di Dio. Nonostante la situazione in cui si trova e la preghiera di giustizia che fa, il salmista chiede al Signore di eseguire giustizia su di lui se si fosse dimenticato del Suo regno. 


Nel versetto 9 del salmo, la parola “beato” è la stessa parola in ebraico che viene utilizzata nel salmo 1. Nel salmo 1, la parola fa riferimento all’unto del Signore che siede alla destra del Padre. Quindi quando il salmo dice “beato chi afferra i tuoi bambini e li sbatterà contro la roccia’” (137,9), i bambini sono il seme del serpente che verrà schiacciato dalla donna come leggiamo in Genesi 3. Quindi il salmista chiede al Signore di schiacciare il serpente e distruggere la sua progenie attraverso il futuro Re della linea di Davide. 


 Questi versetti possono essere collegati anche al Nuovo Testamento. Nella lettera ai Romani, Paolo ammonisce i credenti contro i falsi insegnamenti e dice al capitolo 16,20: “il Dio della pace stritolerà presto Satana sotto i vostri piedi”. Così Gesù, con la Sua morte e resurrezione, ha sconfitto Satana e lo ha stritolato sotto i nostri piedi.


I salmi imprecatori, quindi, non sono una parte della Bibbia che non deve essere mai menzionata o letta in chiesa. Anzi, sono una fonte di riflessione che ci porta a contemplare la giustizia di Dio e la Sua misericordia nel disciplinare i Suoi figli e portare a sé i malvagi. Ogni versetto della Bibbia è stato ispirato dallo Spirito Santo e perciò “è utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Timoteo 3,16-17).


I salmi imprecatori non sono fonte d’imbarazzo, ma una risorsa per nutrire il timore del Signore, che è il principio della sapienza.