Educare alla speranza (IV). Una voce fuori dal coro nell’ecumenismo educativo?

 
 


Osservare una realtà lontana geograficamente e culturalmente non è un'operazione semplice, ancor più difficile quando sono in gioco una complessità di fattori storici, sociali, spirituali. Nel suo libro Education for Hope: A course correction (2023), John E. Hull descrive come le comunità neo-calviniste olandesi sono state impegnate nel secondo dopo guerra in Canada a costruire un sistema alternativo di educazione. Sottolinea come sia stato più facile costituire un sistema di scuole ben organizzato che promuovere una visione alternativa dell’educazione.

Nonostante ciò, Hull è fermamente convinto che tale tradizione educativa, che si distingue da altre tradizioni educative religiose, costituisca oggi un elemento di speranza per l'educazione. L'impegno per l’educazione, infatti, si trova ad un bivio: proseguire nel compito di educare con ragioni migliori delle precedenti o mantenere lo status quo. La speranza dell’educazione, forse, sta in nuova un'educazione alla speranza. 

Comprendere se il richiamo all'eredità neo-calvinista sia rimasto fedele ai principi evangelico-riformati delle origini o sia soltanto un richiamo linguistico necessita di tutto un altro lavoro, ma certamente non possiamo lasciarci sfuggire l'appello ad educare alla speranza che risuona quanto mai attuale.


L' espressione "Educare alla speranza" infatti è entrata anche nel dibattito educativo italiano pienamente, ma con un profilo specifico. Prima con Papa Benedetto XVI e successivamente con papa Francesco, è cresciuto l’appello ad affrontare l'emergenza educativa, ossia un fallimento profondo dei processi educativi e una generazione allo sbando.


È in questo scenario che Bergoglio nel 2019 lancia l'iniziativa del Patto Educativo Globale, riconfermato da Leone XIV all' inizio del suo pontificato e ricordando i sessant’anni della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis, con la lettera enciclica "Disegnare nuove mappe di speranza”. 


Il Patto Globale chiama a raccolta l'umanità intera ad unirsi in una alleanza universale di educazione alla speranza che faccia fronte a questa emergenza.


L' invito è positivo, alcune parole familiari. Se si vuole cogliere l'appello di Hull a considerare la visione neo-calvinista dell'educazione come un contributo di speranza per l’educazione contemporanea forse vale la pena considerare di unirsi a questo progetto. Se si osserva il numero e il tipo di adesioni ci si rende subito conto che, nonostante la varietà di iniziative, tutte si raccolgono sotto una visione particolare della speranza e dell'educazione alla quale è necessario aderire.


Si tratta infatti e innanzitutto di un “patto” e i termini hanno sempre un loro peso specifico.

Un patto è un'alleanza tra due parti che stabilisce condizioni, obiettivi e regole. Esso implica un impegno comune in vista del quale vincolarsi a vicenda. In questo caso l'impegno comune sta proprio nel rinnovare l'educazione per il bene delle giovani generazioni per costruire un futuro migliore. 


Si tratta di un tema di assoluta importanza che deve essere al centro della responsabilità di famiglie, insegnanti e un soggetto di preghiera costante affinché lo sia anche nelle agende politiche delle autorità di governo.


Ma l'invito lanciato non suggerisce soltanto un generico impegno sul quale costruire insieme obiettivi che consentano a ciascuno soggetto di mantenere aperto il dialogo e il confronto mantenendo al tempo stesso fede ai propri principi identitari. Il Patto Globale per l’Educazione si articola, piuttosto, in sette obiettivi specifici precisamente e anticipatamente definiti, e in cinque aree di ricerca accademica coordinate da prestigiose università cattoliche del mondo. Dunque, è evidente che si tratta di un disegno che il soggetto proponente, il Papato romano, ha già definito nel dettaglio sulla base di una visione molto precisa di Dio, dell'uomo, del mondo, dell'educazione e della speranza. 


Quale sia questo disegno non lo nasconde: l'educazione contemporanea si può costruire solo riconoscendo la fraternità come "l'oggettiva identità del genere umano e dell'intera creazione", una “reciprocità salvifica”. Il Patto Educativo Globale vuole cambiare il mondo attraverso l'istruzione, educando tutti alla fratellanza universale.


Su quale base si definisce questo impegno preciso? Il punto di riferimento, come affermato da Papa Bergoglio al momento del rilancio del Patto dopo la pandemia covid, è quello della dottrina sociale cattolica che "ispirata dalla Rivelazione e dall'umanesimo cristiano, si offre come una solida base". C'è una “architettura" alla pace nella quale ognuno mette la propria competenza. È necessario dunque chiedersi se ci si identifica con tale architettura e sugli obiettivi già definiti. 


Il patto quindi sembra unilaterale. Tale unilateralità inevitabilmente dà forma anche ad una precisa visione: si afferma che è nell'educazione che abita il seme della speranza: una speranza di pace, giustizia, bellezza, bontà e armonia sociale. L’educazione in sé è dichiarata in grado di raggiungere tutto ciò, essa va soltanto rivitalizzata e ravvivata in modo creativo per strapparla allo stato attuale d'emergenza. Ma se l'educazione è in emergenza da dove trae la sua speranza di rinascita, con la quale spera di essere la speranza per l’umanità intera?


C’è infine un altro aspetto importante. Sono già decine di anni che si usa il linguaggio dell’emergenza educativa, prima segnato dall’avvento della TV, poi del divorzio, poi internet, oggi i social. Chi si occupa di educazione sa bene che questa emergenza non è per nulla recente. Forse sarebbe il momento di domandarsi se si tratti davvero di una situazione di “emergenza” oppure di una costante della condizione umana caduta nel peccato, che va riconosciuta e affrontata, così da vedere l’educazione come uno strumento della grazia comune di Dio per limitare e fare fronte a questa realtà persistente, in vista di una speranza inalterabile e definitiva che non sta a noi compiere, perché risiede nella persona di Cristo.


Se l'impegno per l'educazione è certamente prioritario nella visione evangelica esso ha però un fondamento molto diverso da quello proposto della dottrina sociale cattolica. Pertanto, diverse devono risultare anche la visione dell'umanità, dell'educazione e della speranza proclamata e anticipata. Ci sono buoni motivi per rimanere una voce fuori dal coro di questo ecumenismo educativo, ma una voce in dialogo, creativa, impegnata e credibile.



Della stessa serie:

Educare alla speranza (I). Un’eredità contemporanea con radici antiche” (16 gennaio 2026)

Educare alla speranza (II). Serve una comunità intera per educare?” (20 gennaio 2026)

“Educare alla speranza (III). Direttrici pedagogiche per immaginare il futuro” (16 febbraio 2026)