Educare alla speranza (III). Direttrici pedagogiche per immaginare il futuro
Nel suo libro Education for Hope: A course correction (2023), John Hull ripercorre la storia e la passione per l’educazione cristiana delle comunità olandesi trapiantate in Canada dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il suo scopo è capire se una tradizione pedagogica tanto ricca come quella neo-calvinista possa ancora portare frutto ed essere di ispirazione per altri.
Per apprendere qualcosa da una storia tanto distante dall’Italia, sotto molti aspetti, è necessaria un’abbondante dose di umiltà cristiana e un recupero delle radici che legano il pensiero riformato a quello evangelico oggi.
Attualmente la Christian Schools Canada (CSC) è un network che riunisce le tre principali associazioni di scuole cristiane canadesi (160 scuole e oltre 4500 studenti). Esso promuove la condivisione di esperienze, la formazione di insegnanti e staff, una conferenza biennale e progetti comuni, oltre offrire una voce alternativa nel dibattito odierno sull’educazione canadese pubblica.
Le scuole della rete sono entità indipendenti costituite in piccole organizzazioni gestite da genitori e sostenitori che eleggono un comitato direttivo, il quale ha il compito di assumere un Direttore e lo staff di insegnanti. Oggi, sostengono queste scuole famiglie che provengono anche da altre tradizioni evangeliche rispetto a quella riformata.
Il percorso delle CSC, per nulla lineare, fu profondamente influenzato dalla visione kuyperiana, la quale rischia oggi, secondo l’autore, a distanza di quattro generazioni di essere dimenticata. Questo sistema alternativo di scuole gestite dalle famiglie e fondate sull’eredità della Riforma è stato come un pugno pieno di semi di speranza gettati per tutto il Canada. Per fruttare pienamente esso aveva bisogno di coltivare tutte e cinque le caratteristiche formative dell'eredità educativa neocalvinista.
Hull, raccontando gli alti e i bassi di tale impresa, le persone coinvolte, i dibattiti e le esperienze più significative di studio e sviluppo, inevitabilmente delinea anche alcune direttrici pedagogiche che hanno generato i frutti più solidi e maturi e che indicano, a suo avviso, la direzione più promettente per mantenere viva l’alternativa del movimento educativo neo-calvinista in campo educativo.
Quali sono queste direttrici? Possono avere valore oggi anche per il contesto italiano?
Antitesi: la sfida della controcultura
Una delle caratteristiche distintive del neocalvinismo è quella di considerare il cristianesimo come una visione del mondo in antitesi rispetto ad ogni altra, in quanto esso è la rivelazione storica del Dio trino che attesta sé stesso in ogni parte della creazione. Si capisce quanto il concetto di antitesi sia fondamentale quando si parla di educazione. Non c’è possibilità di fuga dal confronto con la cultura tantomeno possibilità di accomodamento agli ideali che la cultura non cristiana propone.
L’antitesi culturale non è tanto verso le istituzioni in quanto tali (ad esempio la scuola pubblica) ma quanto verso la visione del mondo non-cristiana che attraverso tali istituzioni viene promossa; nel caso specifico delle scuole canadesi, l’antitesi era rispetto alla cultura pedagogica progressista che si stava diffondendo velocemente.
L’educazione cristiana è chiamata a distinguersi rispetto alle idee dominanti che definiscono cos’è un essere umano, come funziona la sua psicologia, la sua formazione, la conoscenza, ciò che è degno di essere conosciuto e a quale fine. La sfida dell’antitesi è quella di promuovere una controcultura che rivendica la verità, la ricchezza, la certezza e l’unicità dell’Evangelo anche nell’educazione senza temere il confronto, ma alimentando una creatività culturale alternativa.[1]
In un discorso al Parlamento olandese del 1905 A. Kuyper disse “la differenza tra l'istruzione [cosiddetta] neutrale e la libera istruzione distintamente cristiana non consiste semplicemente nell'inclusione o nell'esclusione di materie religiose, ma riguarda invece l'intera natura della scuola. Da due principi fondamentali tanto divergenti si trarranno conclusioni completamente diverse sulle regole pedagogiche che devono trovare espressione nelle scuole”.[2]
Fede e apprendimento? La sfida dell’integrità in educazione
Uno dei modi, infatti, in cui l’antitesi prese forma in queste comunità fu lo sforzo per una riforma della pedagogia e del curricolo scolastico. Hull descrive gli appelli di diversi accademici e il sostegno di molti insegnanti pronti ad impegnarsi affinché questo aspetto dell’eredità kuyperiana fosse recuperato nell’esperienza canadese. L’educazione non poteva fermarsi alla trasmissione del credo e della moralità cristiana temendo la cultura (approccio monastico), né tanto meno limitarsi a battezzare cristianamente un curricolo e uno standard educativo secolare (approccio dualista), ma doveva offrire un curriculo nuovo nel quale ogni area di studio così come ogni standard educativo prendessero forma a partire dalla visione del mondo ispirata dalla fede biblica (approccio integrazionista). Delle tre visioni educative presenti nel panorama cristiano, quest’ultima sembra essere quella più fedele al pensiero riformato.
In un’appendice Hull mostra anche come il termine sia stato un po’ abusato (come nel caso dell’espressione “integration of faith and learning”) generando parecchia confusione sul suo vero significato. Non si tratta, infatti, di integrare la fede e la visione biblica in un curricolo o una pedagogia già data, né semplicemente di proporre un curricolo interdisciplinare, ma piuttosto di applicare in modo integro la totalità del deposito della fede ad ogni aspetto dell’educazione a partire dalla vita stessa dell’insegnante, fino al completo ripensamento dei motivi, degli scopi, dei soggetti, delle relazioni, delle pratiche, dei contenuti dell’educazione, giungendo a ripensare la struttura profonda dell’istruzione stessa e del suo principio ordinatore. La sfida dell’integrità in educazione non ha a che fare con cristiani che si occupano di educazione o con cristiani che promuovono i valori cristiani attraverso l’educazione, ma con discepoli che riconducono tutta l’educazione sotto la signoria di Cristo.
Quale compito? la sfida di educare alla speranza
Nella visione neo-calvinista la scuola cristiana assume il ruolo di un’istituzione culturalmente trasformativa. Grazie alla signoria di Cristo e alla sua vittoria sul peccato, essa è una risposta al Mandato culturale (Gn 1,28; Mt 28,20) affidato a tutti i discepoli.
Le scuole canadesi hanno incarnato il compito dell’insegnamento cristiano evidenziando diversi focus nel corso del tempo. Un focus intellettuale sottolineava la necessità di coltivare nello studente una visione del mondo biblica che desse gli strumenti per leggere e affrontare criticamente la cultura (education for a Christian perspective). Si reinterpretavano le discipline alla luce del paradigma creazione, caduta, redenzione e nuova creazione. Un secondo focus fu posto sull’educazione come modo di vivere. La visione del mondo non era sufficiente ad alimentare una trasformazione né personale né culturale: demoliva ma senza costruire nulla di nuovo. Si riteneva che la credenza moderna circa il fatto che le idee precedono le azioni non fosse biblicamente fondata. Alla trasmissione di una prospettiva biblica sul mondo era necessario aggiungere l’iniziazione dello studente ad un modo cristiano di vivere il mondo andando al cuore della persona (education for discipleship).
Mentre il primo focus vedeva la scuola come un’istituzione semplicemente accademica rischiando di trasformare la visione del mondo in un fine in sé stesso con il rischio di ritornare facilmente ad un approccio dualista, il secondo focus vedeva la scuola come promotrice di un nuovo modo di vivere senza cogliere i limiti di tale obiettivo.
All’inizio del nuovo Millennio emerse in molti il bisogno di una correzione al percorso, tornando a costruire sugli elementi essenziali della visione neo-calvinista che tiene insieme i tre motori dell’educazione: la mente, il cuore e le mani e che è orientata a trasformare sia la conoscenza sia la vita. Da questo continuo interrogarsi sullo scopo dell’educazione cristiana e su come viverlo nelle scuole e nelle singole classi nasce la King’s University di Edmonton per la formazione degli insegnanti e il progetto “Teaching for transformation” che invita sia gli studenti sia gli insegnanti ad entrare insieme nella storia di Dio nel quale la conoscenza implica sempre lavoro, bisogni, persone reali: un’educazione nel già e non ancora nell’attesa del ritorno di Cristo (education for hope).
Controcultura dell’evangelo, integrità pedagogica, educazione alla speranza. È legittimo coniugare queste direttrici antiche in una visione educativa cristiana per l’Italia?
(continua)
[1]: A.A.V.V., “Per una cultura cristiana”, Studi di teologia XIV, (2002/1) N. 27.
[2]: A. Kuyper, On Education, Bellingham, Lexham Press 2019, Kindle edition, p. 421.
Della stessa serie:
“Educare alla speranza (I). Un’eredità contemporanea con radici antiche” (16 gennaio 2026)
“Educare alla speranza (II). Serve una comunità intera per educare?” (20 gennaio 2026)