Educare alla speranza (I). Un’eredità contemporanea con radici antiche
Per coloro che sono interessati a comprendere l’eredità che la Riforma del XVI secolo e l’ortodossia riformata hanno lasciato in dono al pensiero pedagogico evangelico, nomi come Calvino, Comenio, Bavinck, Kuyper, Van Til non possono che essere familiari. Ciò detto, per comprendere come quel pensiero abbia contribuito alla costruzione di un’educazione distintamente cristiana in scuole e università, bisogna anche osservare le dinamiche e i movimenti delle comunità (chiese, famiglie, insegnanti, accademici…) che in epoche e contesti diversi hanno incarnato quel pensiero.
In questa osservazione risulta assai interessante, tra altri, il sistema alternativo di scuole riformate che, ispirato dal contributo teologico e culturale di A. Kuyper, si organizzò in breve tempo in Canada dopo la Seconda Guerra Mondiale. Esso fu l’opera di una minoritaria comunità di immigrati olandesi di tradizione neo-calvinista, in particolare nei distretti dell’Ontario, Alberta e British Columbia.
Racconta questa storia, per lo più sconosciuta e del quale è stato anche testimone e artefice diretto, John E. Hull, professore emerito in educazione alla King’s University di Alberta, in un libro dal titolo Education for Hope: A course correction, Friesen Press, Altona 2023.
Questa storia può incoraggiare e offrire spunti di riflessione critica anche per coloro che in Italia si riconoscono o si avvicinano curiosi a tale tradizione evangelica, e che desiderano rileggerla alla luce della Scrittura affinché resti fedele, fresca e rilevante nel contesto culturale contemporaneo.
Bisogna ripartire dall’Olanda, però, prima di giungere in Canada. Hull, infatti, ripercorre la storia dei tre movimenti di risveglio e resistenza nella chiesa che influenzarono anche la storia dell’educazione riformata in Olanda in risposta allo spirito della Rivoluzione francese e dell’Illuminismo e nel contesto segnato da uno stretto connubio tra Corona e Chiesa riformata.
I tre movimenti successivi, che qui riprendo brevemente, sono:
il movimento di risveglio (Het Reveil 1815) nato in ambito aristocratico, ha come promotori di una nuova visione dell’educazione Groen Van Prinsterer e Justinus J.L. van der Brugghen. Entrambi promuovevano un’educazione confessante libera dal controllo dello stato e della chiesa, e scuole gestite dai genitori. Tale movimento credeva che l’educazione dovesse promuovere la visione cristiana del mondo e della vita per mezzo di una pedagogia e di un curricolo coerenti.
il movimento separatista (De Afscheiding 1834) emerso tra il popolo e la classe lavoratrice – che N. Wolterstorff, ripreso da Hull, definisce “teologicamente ortodosso, profondamente pietista, separatista e sospettoso della cultura erudita” – vedeva per lo più il compito dell’educazione cristiana esercitato attraverso la narrazione delle storie bibliche e lo studio del Catechismo di Heildelberg;
infine, il movimento di “protesta addolorata” (Doleantie 1886) che si raccolse attorno alla figura di Abraham Kuyper. Egli simpatizzò profondamente con l’ortodossia teologica e l’accento sulla pietà del movimento separatista, ma al tempo stesso la sua visione era molto differente, riprendendo le idee di Van Prinsterer e affermando la signoria di Cristo su tutta la realtà e l’intera società. Il suo contributo più grande fu il concetto di “sovranità delle sfere” secondo il quale ogni sfera basilare della vita fosse al tempo stesso correlata alle altre e portatrice di una propria autorità interna che non può essere usurpata. Perciò la sfera delle scienze accademiche, dell’educazione e dell’istruzione, in particolare è chiamata a sviluppare il compito a lei assegnato senza interferenze da parte della chiesa o dello stato, secondo una visione dell’educazione fondata sulla centralità di Cristo e dedita alla trasformazione culturale.
Quest’ultimo movimento ebbe un successo enorme, condusse ad una legge che rese la scuola un soggetto indipendente dal controllo dello stato e successivamente permise ad ogni comunità di costituire scuole e altre organizzazioni coerentemente con la propria visione del mondo. La comunità riformata che abbracciò tale pensiero educativo costituì proprie scuole, una università, un partito politico, un sindacato e un quotidiano, promuovendo un pluralismo culturale nel quale l’alternativa della confessione cristiana fosse pubblicamente rilevante.
Hull riassume quella che divenne la visione educativa caratteristica del movimento olandese neo-calvinista in cinque caratteristiche formative principali:
l’eredità teologica della Riforma: la grande meta-narrazione della Scrittura (creazione, caduta, redenzione e restaurazione), la signoria di Cristo, l’antitesi e il tema dell’alleanza e del regno di Dio.
la missione della scuola è quella di essere una istituzione sociale dissidente. Essa ripudia la visione illuminista del mondo e della vita. La modernità e il cristianesimo non sono modellatori di cultura compatibili, in quanto i dogmi della modernità (la virtù, la ragione autonoma, la legge naturale) non sono principi neutrali e differiscono profondamente dai principi riformati;
la visione educativa della scuola è quella di essere un’istituzione sociale trasformativa. Il suo compito non si ferma all’interpretazione della realtà secondo la prospettiva biblica (creazione, caduta, redenzione, restaurazione) ma si spinge oltre a trasformare la cultura nel regno di Dio stabilito in Cristo sulla terra;
ciò comporta l’impegno per una riforma pedagogica radicale, ciò che si insegna, ma non solo, come si insegna, il contesto dell’insegnamento, l’insegnante e la comunità educante;
la quarta caratteristica riguarda il governo della scuola. Le scuole sono comunità controllate dalle famiglie le quali hanno la responsabilità primaria dell’educazione che non appartiene né alla chiesa né allo stato. Quest’ultimo ha il compito di fornire il supporto necessario affinché tale responsabilità sia esercitata pienamente, senza alcun impedimento da parte di tutti e la chiesa ha il compito di discepolare le famiglie affinché siano ubbidienti al compito educativo che Dio ha affidato loro.
Tra il 1845-55 una grande comunità olandese schiacciata da povertà e persecuzione emigrò negli USA trapiantando anche tale visione. Lì fondo nel 1856 la prima scuola riformata a cui ne seguirono molte altre fino ai gradi più alti d’istruzione. Purtroppo, quando nei primi decenni del ‘900 negli USA prese piede il progressismo educativo (nelle sue diverse forme tecnicistiche, economiciste, burocratizzanti, esperienziali) le scuole cristiane cominciarono ad assumerne in modo piuttosto acritico gli standard. Qui ci sarebbe da chiedersi quanto il liberalismo teologico favorì tale processo.
Circa un secolo dopo, a seguito della Seconda Guerra Mondiale una seconda ondata migratoria olandese raggiunge il Canada. Questa comunità dopo aver trovato in un primo tempo nella corrispettiva americana un supporto istituzionale (nella National Union of Christian School e nel Calvin College), ne riconobbe anche alcune deviazioni rispetto all’eredità pedagogica riformata, avendo abbracciato più il sogno americano che il sogno riformato. Perciò, progressivamente, cominciò a coltivare una maggiore autonomia e contestualizzazione, dando il via ad un movimento di riforma peculiare nella riflessione pedagogica e nella pratica didattica cercando di mantenere vive le caratteristiche proprie della tradizione educativa kuyperiana.
L’autore definisce la visione educativa neo-calvinista come un’eredità di speranza per l’educazione cristiana e non solo, ancora oggi. Essa si oppone in modo consapevole sia alla visione secolare moderna sia alla sintesi medievale dualista, entrambe ancora fortemente influenti e fondate sullo stesso principio religioso dell’umanesimo. Hull riassume con le seguenti parole il successo di tale tradizione educativa e il suo perdurare nel tempo nonostante le difficoltà: “la loro visione del mondo unica, la loro critica alla cultura occidentale, la loro filosofia dell’educazione, il loro approccio al curricolo, la loro visione della vita e, soprattutto, le persone” (Kindle edition, pos.102).
Può questa eredità essere portatrice di una speranza anche per l’educazione cristiana altrove, per esempio in Italia?
(continua)