Lucia Stelluti
Lucia Stelluti
Nata a Milano e abita a Roma. Laureata in Pedagogia e scienze dell'educazione all’Università La Sapienza di Roma, è diplomata in teologia presso l’IFED di Padova e alla UNION School of Theology (GDip). Dopo diversi anni come insegnante di scuola dell'infanzia, oggi lavora come Pedagogista in libera professione. È responsabile della catechesi dei bambini nella chiesa evangelica Breccia di Roma S. Paolo. È vice presidente della Alleanza Evangelica Italiana e membro del Comitato esecutivo dell'Alleanza Evangelica Europea. Moglie e madre di un ragazzo e una ragazza.
Questi giovani senza neppure saperlo ci stanno dicendo una verità: che il problema non è il Novecento, ma siamo noi. Non è una certa umanità, ma l’Umanità nel suo complesso
Se da un lato si afferma il bisogno di rinnovamento politico alla luce dell’Evangelo, dall’altro pare che manchi il coraggio evangelico di non conformarsi all’assetto dato
James Dobson, morto a 89 anni il 21 agosto scorso, è stato il pioniere, nel pieno della crisi valoriale e sociale negli Stati Uniti degli anni ’60, a mettere il focus sulla famiglia.
La Scuola del cuore richiama all’unitarietà di educazione e istruzione, vissuto personale e sociale, famiglia e comunità, scuola e vita.
Le famiglie hanno sempre avuto un ruolo nell’educazione.
Le competenze di vita si apprendono vivendo e la vita va oltre la scuola.
La realtà è che i ragazzi sono posti ogni giorno di fronte ai complessi dilemmi etici della vita e ciò non riguarda solo le grandi questioni globali, ma anche le loro esperienze quotidiane e troppo spesso non hanno persone e risorse al loro fianco per affrontarli.
L’autore cerca la redenzione nell’opera umana e non in quella di Cristo, l’unica che davvero è in grado di prendere le fratture e le incongruenze della realtà e redimerle. Il Grande Architetto, Cristo, sta costruendo una città e la sua architettura non è semplice utopia, ma una speranza certa
Oggi gli evangelici sono messi di fronte ad una scelta. Perpetrare questo processo di erosione fino al completo esaurimento di ogni traccia di riforma oppure riprendere quelle dinamiche di riscoperta e rinnovamento che hanno caratterizzato la chiesa della Riforma?
Molta acqua è passata sotto i ponti dell’educazione italiana: è cambiata la scuola, è cambiata la società, è cambiato il mondo.
Il rischio per la nostra cultura è di contrapporre sposati e non sposati, in una gara di maggiore o minore santità cristiana.
Per trasmettere la fede, non sono né necessari, né utili spazi di privilegio nella scuola statale.
Al cuore della visione postumana c’è una profonda esigenza di avanzamento e potenziamento dell’essere umano e la Scrittura risponde a questo bisogno attraverso la redenzione di Gesù Cristo e la potenza dello Spirito Santo ed è compito della chiesa “rendere perfetto ogni uomo in Cristo” (Col 1,28).
Quali sono le pratiche che contraddistinguono la vita dei discepoli e della chiesa in contrapposizione alle pratiche postumane già piuttosto pervasive?
Il sogno adolescenziale di essere come Iron Man è l’evidenza del fatto che numerose convinzioni e pratiche postumane sono già largamente diffuse.
L’educazione si fonda su una triade di conoscenza: Dio, l’uomo, il mondo, di cui il primo è fondamento e culmine.
Mentre mangiamo, avvertiamo la fame di giustizia? Abbiamo l’appetito spirituale attivo tanto quello alimentare? Ci chiediamo se il cibo che stiamo mangiando abba seguito filiere di giustizia?
Mason riteneva che l’educazione prima di tutto fosse il lavoro dello Spirito Santo, Colui che impartisce la conoscenza, istruisce l’uomo e ispira il genio.
Ribadendo l’importanza fondamentale dell’identità cristiana e della libertà religiosa, si impegnarono affinché le confessioni cristiane non godessero di spazi di privilegio alcuno, ma che piuttosto, attraverso le sue leggi, lo Stato esercitasse il dovere di garantire uguali diritti ad ogni individuo, compresa la libertà di educare e istruire secondo la propria visione del mondo.
Pensiamo a quanti giovani e giovanissimi nel corso della storia biblica sono stati chiamati e preparati, come strumenti nelle mani di Dio per portare il suo messaggio di giudizio e di salvezza: Samuele, Geremia, Timoteo sono solo alcuni esempi.
L’impegno di Charlotte Mason ci offre l’opportunità di riflettere: che ruolo vogliamo avere nel sostenere le sfide e le responsabilità della famiglia oggi? Vogliamo investire in formazione e istruzione? Siamo disposti a operare in unità d’intenti per il bene delle famiglie, delle chiese e del nostro Paese?
Sono almeno tre le influenze che l’hanno formata, plasmata e guidata in modo tale che oggi il suo pensiero e la sua opera siano distinguibili da altri.
Charlotte Mason è nata nello stesso periodo in cui George Muller e Charles Huddon Spurgeon costituivano orfanotrofi e predicavano l’Evangelo battendosi in favore degli orfani dei quali il Regno Unito era pieno.
La chiesa antica non ha forse spostato lo sguardo dai discepoli ai bambini perdendo di vista il vero protagonista dell’Evangelo: Gesù Cristo? Non ha perso di vista la grandezza di Dio volendo riconoscere la grandezza dell’uomo?
Non è forse perché Dio, la fonte di ogni scienza, è stato completamente estromesso dall’educazione, dallo studio e dalla scuola che l’esperienza educativa diventa priva di ogni piacere, sempre più deludente, frustrante fino a diventare tossica per i nostri ragazzi?
Poche ore sono trascorse dalla morte di Gianluca Vialli (1964-2023) attaccante, allenatore "in campo" e dirigente sportivo, simbolo del calcio italiano e ricordi di ogni genere affollano la mente di almeno due generazioni che lo hanno visto in azione e apprezzato il suo talento in campo e fuori dal campo.
Se desideriamo vedere una riforma nel nostro paese dobbiamo cominciare ad investire seriamente su famiglia e scuola. Il Seminario “Famiglie che educano” è uno strumento semplice per cominciare a farlo.
Nel suo libro dal titolo provocatorio Gay girl, good God (B&H, 2018) Jackie non racconta soltanto la sua storia, ma porta la teologia evangelica nel vivo della nostra umanità e nel contesto della nostra cultura contemporanea.
Abbiamo dimenticato l’imperativo “Ricorda” che caratterizza il popolo del patto?
Se di idolatria si tratta, cosa predica l’ecologismo?