“Per sempre sì”. Sal da Vinci ha cantato un inno al patriarcato?

 
 

Sono solo canzonette (Edoardo Bennato)….eppure, anche quest’anno le canzoni presentate al Festival di Sanremo hanno portato la loro piccola scia di polemica e pseudo-riflessione. A vincere questa settantaseiesima edizione è stata “Per sempre sì”, canzone del cantautore napoletano Sal da Vinci che da decenni è interprete della canzone e del teatro napoletano.


La vittoria di questo brano è spiazzante e rompe con l’ormai consolidata tradizione degli ultimi anni di premiare artisti giovani, emergenti, esponenti delle tendenze del momento e che possano trovare riscontro commerciale anche all’estero. La canzone è stata giudicata vecchia. Vecchia per melodia, suoni, interpretazione. Vecchia soprattutto perché parlerebbe di un mondo che non c’è più. O per lo meno, di un mondo che qualcuno vorrebbe non ci fosse più.


A suscitare la polemica sarebbe il testo e il mondo valoriale di cui parla la canzone.  Sal da Vinci, con tanto di balletto che prevede l’esposizione della fede nuziale, infatti, canta una promessa matrimoniale. 


Con la mano sul petto

Io te lo prometto

Davanti a Dio

Saremo io e te

Da qui

Sarà per sempre

Sì, soltanto sì


È una canzone d’amore che fa riferimento alla promessa dell’amore tra coniugi. Eppure, tra i commentatori c’è chi vede nella citazione del matrimonio, della promessa davanti a Dio, del “per sempre”, un arretramento culturale. Addirittura, una minaccia.


Alcuni hanno visto un clima da dopoguerra. Qualche femminista radicale si è chiesta se da Vinci si sia reso conto che ormai esiste il divorzio, la libertà di scelta e che il “per sempre” è un’opprimente espressione del patriarcato. Molti si chiedono come faremo a presentarci all’Eurovision, davanti a tutta Europa, con un testo dal messaggio tanto imbarazzante. 


Che la canzone o il mondo che rappresenta non piaccia è più che legittimo. Ma davvero si può anche solo avanzare l’ipotesi che una canzone che parla di matrimonio, di promessa tra coniugi, sia da ritenere quasi pericolosa per il progresso intellettuale del Paese? Davvero è da ritenere scandaloso che alla gente piaccia ancora una canzone che parla di nozze, di progetto familiare a lungo termine e, addirittura, di figli?


Questa è la tipica retorica dei movimenti progressisti che da anni stanno spostando il terreno di gioco sempre più avanti. Da istanze di uguaglianza si è arrivati a idee sempre più intolleranti, radicali e in definitiva liberticide. La libertà, tanto rivendicata, diventa imperativo morale e standard di vita per tutti. Celebrare il matrimonio con una canzonetta, in un’epoca dove si preferisce pensare alle relazioni come fluide, mai pattizie, aperte… diventa addirittura fonte di imbarazzo e sintomo di arretratezza. 


Qualcuno si è spinto a dire che una promessa tanto radicale che prevede il “per sempre” è il campo di coltura per i femminicidi. Il maschio, etero, bianco che promette amore eterno è da interpretare come pericolosa minaccia per il progresso e la libertà delle donne. 


Domanda: non è più pericoloso per una società vedere come minaccia l’unione solida tra un uomo e una donna e il desiderio di genitorialità? Davvero l’individualismo radicale ci permette di vivere solo relazioni a tempo determinato, senza impegno, senza visione, senza progetti senza bisogno di investimento emotivo e materiale? 


Se è vero che il matrimonio dall’inizio dei tempi è stata una delle relazioni più compromesse dal peccato e quindi terreno di scontro e di abuso, davvero dobbiamo ridurre la sua celebrazione a ridicola minacciosa arretratezza? Il progresso civile richiede di radere al suolo anche il valore simbolico e civile di scambiarsi una promessa “per sempre"? 


Sicuramente no! Il matrimonio può essere celebrato, e deve esserlo, perché è una delle tante relazioni create da Dio stesso e che in Cristo possono essere redente. Il testo di Sal da Vinci parla di questo quindi? Decisamente no!


Sulla faccia opposta della stessa medaglia, infatti, ci sono stati quelli che hanno visto nel testo della canzone finalmente un richiamo ai valori tradizionali. Qualcuno addirittura un indirizzamento verso il matrimonio cristiano e la sua valorizzazione. 


Non è proprio così. Quella di Sal da Vinci è in realtà è un’astuta mossa commerciale. Sa perfettamente quale sia il suo target e come questa canzone verrà utilizzata nelle feste matrimoniali. La pretesa non è di entrare nella rosa dei grandi cantautori italiani, men che meno di diventare il paladino dei valori del matrimonio cristiano. 


Da Vinci parla al mondo da cui viene, di cui è parte e del quale vuole essere esponente e rappresentante. È il mondo dei matrimoni “stile napoletano” diffusi ormai anche fuori dalla provincia: il matrimonio inteso come “festa nuziale”, opulenta, divertente, tradizionale nel senso di legata a riti e pratiche codificate e ripetute. 


È una cultura in cui il matrimonio e la famiglia vengono osannati e celebrati vigorosamente perché sono simbolo, status sociale, tradizione e legame culturale. Il videoclip stesso della canzone è un manuale d’uso della canzone e che fa riferimento a questo immaginario.


L’universo simbolico evocato da “Per sempre sì”, quindi non è strettamente legato alla valorizzazione del matrimonio biblico. Quando celebriamo matrimoni, ricordiamoci che non è la cultura della spettacolare celebrazione della festa a dare importanza all’unione. Per grazia di Dio, sobriamente, si può celebrare l’unione tra un uomo e una donna che possono vivere un patto di fedeltà che rimanda a quello di Cristo con la sua chiesa.