La tragedia di Modena. Addosso allo “straniero” o speranza nel vangelo?
Modena è la nostra città. Come ogni nostro concittadino, abbiamo attraversato un'infinità di volte il largo che introduce al centro storico. Sabato non eravamo in città, ma nostro figlio avrebbe potuto trovarsi proprio lì. Come genitori, abbiamo ringraziato Dio per aver risparmiato alla nostra famiglia una sofferenza terribile. Eventi come questo innescano catene di pensieri e considerazioni con cui è necessario fare i conti: cosa avrei fatto se i miei cari fossero stati coinvolti? Avrei provato rimorso per non essere stato presente? La paura di ciò che sfugge al nostro controllo è tra le più profonde e paralizzanti.
Quello che è accaduto ha scosso la città, lasciando un segno nelle istituzioni e nei cittadini, prima di tutto perché è stato un evento incontrollabile e inatteso: come è potuta accadere una cosa del genere a Modena?
In che modo la nostra società può garantire la sicurezza che la mia vita e i miei beni saranno protetti da minacce così imprevedibili? Come posso isolare una causa a cui attribuire la responsabilità di quello che è accaduto perché non succeda mai più?
La reazione di una parte significativa della popolazione è stata quella di cercare conforto e unità ritrovandosi in piazza; altri hanno espresso parole più taglienti dei fatti, rivelando un malessere profondo: sui social sono comparsi commenti duri, talvolta apertamente razzisti, che leggono l’accaduto attraverso il conflitto tra categorie nette, “noi” e “loro”.
La fede evangelica offre una lente alternativa. Il fascicolo “Stranieri con noi”, Studi di teologia – Suppl. 7 (2009) ricorda che queste categorie semplificano la realtà, ma non la spiegano. La Scrittura insiste su un principio diverso: ogni persona è portatrice di dignità perché creata a immagine di Dio. Ogni persona è vulnerabile al male. Ogni persona è raggiungibile dalla grazia.
Invocando l’idolo della coesione civile o quello di un’identità che contrasta l’odio con altro odio, Modena risponde alla necessità di allontanare da sé il male e le sue conseguenze, di cacciarlo fuori dalle sue mura per recuperare la sua pace e la sua sicurezza. Ma è davvero possibile?
Secondo una prospettiva evangelica, non si tratta di un incidente isolato: è il frutto di un male più profondo, quello che la Bibbia chiama peccato. Non riguarda solo chi compie gesti violenti, ma anche chi risponde con violenza verbale, con giudizi sommari, con la ricerca di un capro espiatorio. È un male che attraversa tutti, senza distinzione.
La Bibbia è chiara: a causa del peccato, la malvagità esiste e germoglia nel profondo del cuore dell’uomo. Non c’è tempo, latitudine, popolazione immune a questa malattia mortale. Non ci sono ricette facili o semplificazioni che possano metterci al riparo dalle sue nefaste manifestazioni e conseguenze.
Nella situazione disperata in cui il genere umano si trova, Cristo offre un messaggio di speranza: io ho vinto il male! Per questo sorprende - e addolora - che anche alcuni credenti abbiano scelto di alimentare il clima di ostilità, forse per ottenere consenso o visibilità.
Quale rilevanza può avere una fede che si limita a fare da cassa di risonanza per l’una o l’altra ideologia politica, senza discostarsi minimamente dalla malattia della reazione di pancia spacciata per senso comune?
È un paradosso che interroga la credibilità della testimonianza evangelica nello spazio pubblico e la sua rilevanza nella vita quotidiana.
Il Vangelo annuncia una sicurezza che non si fonda su "asset" economici, né sull'efficienza degli organi di governo o di polizia: Dio promette ai suoi figli che non saranno mai abbandonati, che Lui ha pensieri di pace e non di male, "per darvi un avvenire e una speranza".
Nessun uomo ha il potere di estirpare l’odio che arde nel profondo dell'animo, né scacciare la malvagità che affonda le sue radici nell’intimo del cuore. A causa del peccato, ogni uomo è straniero nel mondo di Dio, e convive con le proprie insoddisfazioni, i propri risentimenti, le proprie aspirazioni e pretese costantemente disattese.
La Bibbia chiama i suoi figli ad avere attenzione e cura verso di loro, perché anche voi eravate stranieri e senza identità, ma ora siete il popolo di Dio.
La fede evangelica richiede di rispondere all'odio, ai torti e alle persecuzioni con una prospettiva eterna. Le chiese evangeliche di Modena avranno la consapevolezza e la forza di incarnare questo messaggio? Di dare una risposta vivente al bisogno di pace, sicurezza e conforto?
C’è una buona notizia di speranza, anche per Modena: anche sulla via Emilia possono splendere luci più luminose e durature di quelle che una piazza, anche bella come Piazza Grande, può accendere per una sola sera.