Riforma, riforma, riforma. Sì, ma quale? Nota a margine di un’intervista al teologo cattolico Piero Coda

 
 

“Riforma” è una delle parole più in voga nel cattolicesimo degli ultimi anni. Forse solo “sinodalità” e “misericordia” la superano per numero di volte in cui viene usata. Sotto il pontificato di papa Francesco, la discussione intorno alla riforma ha conosciuto un’accelerazione prima sconosciuta. Oggi, in ambito cattolico, si parla di riforma senza più i pudori del passato quando la parola aveva sempre un retrogusto di protestante, quindi evitata, e sostituita con le più morbide “aggiornamento” e “rinnovamento”. Oggi no. Riforma, riforma, riforma. Ma di quale riforma si parla?

Una finestra sul dibattito cattolico contemporaneo è aperta dall’intervista al teologo Piero Coda “Non c’è riforma della Chiesa senza riforma della teologia”, Osservatore romano (27 luglio 2023). Coda è un eminente teologo cattolico italiano, professore prima alla Lateranense poi all’Istituto Sophia di Loppiano e anche segretario della Commissione teologica internazionale: un teologo “focolarino” di punta con molte pubblicazioni sui temi trinitari, cristologici e sul dialogo con la cultura.

Come c’è da aspettarsi da un teologo profondo come Coda, l’intervista tocca molti punti e lo fa con una sinuosità avvolgente. Qui si possono solo raccogliere alcune suggestioni. Lo scenario di fondo è la consapevolezza che la teologia cattolica sia di fronte ad un compito per certi versi nuovo ed inedito. Dopo il Vaticano II, la teologia ha rinnovato contenuti e metodologia, ma papa Francesco ha impresso un’inquietudine che va oltre l’aggiornamento formale. Molti cattolici si sentono spiazzati e spaesati dal fatto che la teologia cattolica non riproponga codici e modelli già ampiamente elaborati, ma sia in ricerca ed in movimento. Il cardinale Hollerich, relatore al prossimo Sinodo sulla sinodalità, ha creato un certo scalpore nel dire che oggi la chiesa romana rischia di parlare ad un uomo e a una donna che non esistono più. Se non cambia, se non si riforma, se non si supera, rischia di parlare a nessuno o quasi. Questo è il senso della sferzata di papa Francesco che vuole che tutto sia in movimento e che tutto parta dall’esperienza umana variabile, cangiante e problematica e la assuma come quadro di riferimento principale.

Ed ecco che l’intervistatore propone al teologo alcuni temi scottanti da ripensare: il peccato originale, la grazia, la libertà e i sacramenti. Non si tratta di dettagli, ma di capisaldi di una visione teologica che vanno sottoposti a “riforma”.

Ecco in pillole le risposte di Coda. Sul peccato originale e la grazia, va anteposto il primato della grazia al peccato. Quindi non siamo primariamente peccatori, ma fondamentalmente graziati. In quanto persone, siamo già graziate. Questo fonda la speranza della salvezza universale. Sulla libertà, va ripensata la responsabilità sul registro della relazione e non della norma. In altre parole, la libertà è data dalla relazione in cui si vive (ad esempio, anche sganciata dall’impegno matrimoniale tra un uomo e una donna), non da una norma pre-data. Sui sacramenti, occorre uscire da un certo meccanicismo per vedere i sacramenti come “gesti santi di prossimità che mostrano la grazia divina”. Si fa strada l’idea diffusa dei sacramenti come “incontri” con la grazia, anche al di fuori dei tradizionali sette sacramenti.

Per Coda il senso della “riforma” è questo: cattolicizzare la teologia romana, facendola uscire dagli schemi concettuali rigidi della sua romanità tradizionale, per aprirla al tema della “relazione” che è dinamica, in divenire, plurale. Alla fine dell’intervista, Coda parla della Parola di Dio, citando Dei Verbum n. 8 che dice che la chiesa cattolica ascolta la Parola di Dio, poi il senso dei fedeli e poi elabora il magistero. Vero è che per il Vaticano II la Parola di Dio non è la Bibbia soltanto, ma la Tradizione di cui la Bibbia è parte; quindi, non c’è un impegno a seguire la Scrittura in senso ultimativo. Alla fine, la Bibbia è parte di una tradizione più grande che viene poi filtrata da quello che il popolo cattolico vuole credere o non credere. Purtroppo, la parola “riforma” di cui parla Coda ha poco o niente di evangelico nel senso biblico. Sembra piuttosto, l’ultimo, ennesimo movimento della cattolicità romana che pensa di rinnovare dall’interno un sistema imbullonato sulle sue tradizioni dentro cui il mondo occidentale non si riconosce quasi più.