Riformati battisti (I). Chi sono nel mondo e in Italia?
In occasione del ventennale delle chiese CERBI (Chiese evangeliche riformate battiste in Italia), è appena uscito l’ultimo libro di Pietro Bolognesi, Riformati battisti. Profili confessanti della fede evangelica, Caltanissetta, Alfa&Omega 2026. Data l’importanza della pubblicazione, dedicheremo una serie di articoli a discussioni, spunti e prospettive emergenti dal libro.
I battisti hanno un credo basato sulla Rivelazione biblica. Vivono la fede in modo confessante nel senso che vogliono applicare l’impegno di una riforma secondo l’evangelo anche alla dottrina della chiesa. Ma come sono state vissute queste sottolineature nel corso del tempo per i battisti?
Le radici dei battisti
Hanno una storia? Bolognesi risponde, “Sì!” In quanto battisti, abbiamo una storia particolare che va dalla Riforma in poi. Così come la parola "cristiano" ha assunto diversi significati nel corso del tempo, lo stesso vale per la parola "battista".
Esiste più di un tipo di battista? È proprio questo uno dei punti chiave del quarto capitolo. Prima della metà del diciassettesimo secolo i battisti preferivano il termine "Fratelli" e "chiese battezzate", mentre i loro avversari usavano il termine "anabattista". Le principali distinzioni, come sappiamo, hanno a che fare con il congregazionalismo e il rifiuto del battesimo degli infanti, considerando il battesimo dei credenti confessanti come la forma biblicamente corretta dell'ordinanza.
Dalle origini alla difusione
Nel suo libro, Bolognesi traccia lo sviluppo dei vari tipi di battisti, a partire dai battisti generali (concentrati sul credo-battesimo, libertà, separazione tra Chiesa e Stato) e dai battisti particolari (che si rifacevano anche all'eredità della Riforma e ai 5 “sola, solus”). Descrive utilmente il ruolo del puritanesimo inglese nello sviluppo del separatismo, la fondazione della prima chiesa battista e allo sviluppo delle Confessione di fede battiste (es. Londra 1644 e 1689). Racconta la migrazione dei battisti perseguitati in altre nazioni europee e in America fino all'inizio dell'opera battista in Italia intorno al periodo del Risorgimento (a partire dai missionari Edward Clark e James Wall, seguiti da William Nelson Cote della Southern Baptist Convention subito dopo il 1870).
Testimoni e protagonisti
Il libro include un utile elenco di personaggi storici battisti, dai tempi della Riforma a oggi e i loro contributi. Ad esempio, John Bunyan; Benjamin Keach, un firmatario della confessione del 1689; il famoso missionario scozzese William Carey e i missionari americani Adoniram e Ann Judson; Thomas Cook che, come membro della missione battista, viaggiò in diversi paesi. La sua generosità e il suo zelo resero possibile la fondazione di una chiesa battista a Roma (1872, rione Monti). Poi c’è Charles H. Spurgeon, Martyn Lloyd-Jones, Carl Henry, Martin Luther King, D.A Carson, Wayne Grudem, Henri Blocher e Albert Mohler... solo per citarne alcuni! Le loro storie sono ricche di contributi teologici e di sforzi coraggiosi per portare avanti una riforma della cultura, anche di fronte a ostacoli imponenti.
I battisti in Italia
In un eccellente lavoro di contestualizzazione, Bolognesi racconta gli sviluppi dal secondo dopoguerra fino a oggi, e la fondazione di nuove denominazioni battiste in Italia, come l’UCEBI, AEBI, CERBI e Chiese battiste indipendenti. Dopo aver tracciato le origini della nostra tradizione battista dalla Riforma a oggi, offrendo una panoramica dello sviluppo delle espressioni "battiste" in Italia, l’autore richiama a un'identità battista biblica, riformata e confessionale. Questa identità è un'alternativa coraggiosa che sfida e nega aspetti fondamentali della tradizione sociale e religiosa italiana.
Le chiese CERBI sottoscrissero un patto di collaborazione il 25 aprile 2006 (6 chiese), ora sono 18. Non sono una denominazione in quanto tale, dato che il congregazionalismo è il suo quadro ecclesiologico di riferimento. Rispettando l'importanza delle chiese locali, le chiese CERBI sono collegate tra loro su base confessionale e ciò crea il contesto per la cooperazione su progetti concordati. Mentre l’UCEBI ha dato spazio al protestantesimo liberale ed ecumenico, altre chiese evangeliche mantengono un interesse per la teologia riformata che non si traduce nella sottoscrizione di alcuna confessione riformata storica né nell'associazione con altre chiese, le chiese CERBI sono un esempio unico della possibilità per le chiese confessionali di operare in un quadro congregazionalista sfruttando la forza dell’azione comune su progetti possibili. Nella concezione ecclesiologica delle chiese CERBI, questa prospettiva è chiamata “congregazionalismo di comunione”.
Una diagnosi: limiti e sfide
La cultura italiana è stata altamente vaccinata contro le idee della Riforma. Bolognesi dice, “l’idea di una storia neutrale è una semplice chimera” (p. 140). Per raccontare la nascita dei battisti in Italia significa già interpretarla. Nel contesto del Risorgimento c’erano grandi opportunità ma c’erano anche molta confusione religiosa e culturale. L’autore descrive anche l’Italia come una realtà segnata da profonde contraddizioni, tra apparenza e realtà, tra fede e pratica, che rendevano l’opera evangelica ancora più complessa. Quindi il problema principale è che i battisti hanno spesso sacrificato la chiarezza dottrinale. Non si trattava solo di evangelizzare, ma di costruire una chiesa solida, radicata biblicamente e teologicamente. Nel tentativo di non essere né cattolici né protestanti, ma semplicemente “cristiani”, hanno finito per creare ambiguità invece che vero rinnovamento.
Ma Bolognesi nota che l’anticattolicesimo da solo non basta. Senza un legame reale con la Riforma e con il primato di Dio, non può esserci un vero rinnovamento. Perché alla fine, la vera continuità della chiesa non sta in una linea storica perfetta, ma nella fedeltà al vangelo di Cristo, in quel “nucleo spirituale” che rimane nel tempo (p. 148).
Una chiamata alla fedeltà
Bolognesi ci ricorda che è Cristo che costruisce la sua chiesa, non le nostre ricostruzioni storiche. Però siamo invitati a partecipare in questa storia! Quindi, nella predicazione del capitolo 4, l’autore ci chiede se faremo la nostra parte in essa. Scrive: “L’oblio del passato mette allora in discussione l’identità. Bisogna chiedersi di quale storia si faccia parte. Nella Scrittura la memoria conferisce spessore alla vita e non ha una connotazione nostalgica. Essa è un trampolino per l’ubbidienza. È una sollecitazione alla fedeltà attuale…Anch’io voglio ricordare tutto l’insegnamento e tutta l’esperienza, ed essere parte di una grande storia” (pp. 163–4).
(continua)