Spiritualità à la carte, servita dalla RAI
Forse le chiese cattoliche sono vuote, ma il tema della spiritualità interessa ancora a molti. Dal 13 luglio è disponibile su RaiPlay Sound "Spiritual Hub - Oltre il visibile", il podcast condotto dalla medium Elisabetta Lupano. Si tratta di un dialogo aperto tra esperienze, sensibilità e punti di vista differenti, che dà voce a personalità provenienti dal mondo della cultura, della musica, della spiritualità e della ricerca.
L’episodio “Quando lo spirito bussa” ha trattato il significato della spiritualità oggi, tra coscienza, intuizione e ricerca interiore. L’ultimo podcast, “Ragionevoli dubbi”, ha affrontato il tema dello scetticismo e del dubbio, aprendo un confronto sul confine tra esperienza spirituale, razionalità e ricerca personale, ma ha offerto mezze risposte e non conclusive.
Alcuni anni fa, anche Rai3 con il programma Uomini e profeti ha affrontato il tema “Lo Spirito soffia dove vuole. Verso una spiritualità laica”. Nella puntata “Una spiritualità senza Dio né dei”, la spiritualità è intesa come l'ispirazione che ci attraversa e che suggerisce l'orientamento d'insieme alla vita.
"Spirituale" e "spiritualità" sono diventate parole molto comuni ma, allo stesso tempo, molto vaghe. In genere, se da un lato la "religione" in senso istituzionale tende ad avere una connotazione sempre più negativa, questi termini hanno quasi sempre valenze positive. Pur evocando il mondo dello spirito, bisogna chiedersi se il loro significato abbia qualche riferimento con quello biblico.
In altre parole, le persone che vivono una sorta di connessione mistica con la natura, o perché sposano una versione altamente individuale di una religione, possono essere considerate "spirituali"?
Un altro elemento di confusione viene dalla tradizione cattolica di spiritualità, dove essa è spesso legata a persone che trascendono l'ordinario. Persone che sono in “odore di santità” o prossimi alla beatificazione, come se la categoria di "spirituale" sia riservata solo a persone straordinarie. Una sorta di élite "spirituale" esclusiva spesso legata all'ascetismo o al misticismo, tipico del monachesimo di ieri e di oggi, fatte di privazioni e di sforzi di vario genere.
È evidente che il “Dio astratto” di John Hick non è mai passato di moda [1]. Hick lo chiama “Realtà divina Ultima”, oppure l’Essere Trascendente, che non può essere specificato, né conosciuto all’interno delle fedi esistenti, perché queste sono solo delle reazioni parziali a questo “essere”.
Questo approccio, oltre a non indagare sulla reale condizione umana, è molto comodo perché evita di dover decidere se questo “essere” è personale o impersonale, se ci si riferisce al sè, oppure a qualche entità non definita, né riconoscibile.
Domanda: che consistenza può avere quella spiritualità che si poggia su un “essere” che non ha un nome, un riferimento storico, una verità chiara e personale ... ma è solo un prodotto della mente umana?
Sebbene nella Bibbia non troviamo il termine spiritualità, la Parola di Dio insegna che l’umanità è composta solo da due tipi di persone: quelle "naturali" e quelle “rigenerate”. Per l’uomo “naturale”, “le cose dello Spirito di Dio sono pazzia” (1Co 2,14). Le persone rigenerate per mezzo dello Spirito Santo, che dà inizio alla loro vita spirituale, possono “conoscere le cose di Dio” (1Co 2,12).
Lo studioso evangelico Don Carson ci mette in guardia quando afferma: “Da una prospettiva cristiana, non è affatto possibile accrescere la propria spiritualità senza avere lo Spirito Santo e sottomettersi alla sua istruzione e al suo potere trasformanti. Le tecniche non sono mai neutrali. Sono invariabilmente cariche di presupposti teologici, spesso non riconosciuti”.
In altre parole, spesso si corre il rischio di puntare alla crescita della propria spiritualità separata dall’insegnamento biblico per farla diventare più una questione di tecnica. Una sana spiritualità non separa mai la mente dal cuore, la conoscenza di Dio dall’esperienza: il suo scopo è quello di glorificare Dio e non sé stessi.
Nessuna tecnica o contemplazione mistica soggettiva, può darci l’accesso alla conoscenza di Dio se non è mediata esclusivamente da Cristo, la cui morte e resurrezione ci permette di riconciliarci con Dio. Ricercarla al di fuori di Cristo significa cercare qualcos’altro: significa scegliere un altro vangelo (Ga 1,6).
Un’ultima annotazione: possibile che la RAI (servizio pubblico) nel parlare di spiritualità e religioni, non inviti mai un evangelico nel ventaglio dei suoi programmi? Ci sono cattolici, sciamani, medium, vari esponenti di religioni, ci sono i protestanti storici … ma gli evangelici? È vero pluralismo ed è vera libertà quella che silenzia una componente della società?
[1]: J. Hick, Dio ha molti nomi, Roma, Fazi 2014. Per una lettura molto utile su questo tema si veda, “La sfida delle religioni”, Studi di teologia, N. 10 (2/1993).