Un lutto per meditare sulla gloria di Dio. In memoria di “zia Febe”

 
 

L’esperienza del lutto è anche un’esperienza di memoria. La settimana appena trascorsa è stata per me un vortice di memorie personali che mi ha riportata indietro di circa 200 anni. Tale esperienza, anche se ha in sé qualcosa di profondamente personale, racchiude forse una verità universale: l'Evangelo di Cristo non ha limiti temporali o geografici perché è l’opera di Dio, eterna e priva di favoritismi, per la salvezza di chiunque crede.


Nel 1830 il portinaio della nobile casa fiorentina del conte Guicciardini è sorpreso a leggere clandestinamente una Bibbia in italiano. Il conte che già si applicava alla traduzione di brani della Vulgata scoprì l’Evangelo e una comunità viva di credenti. Si converte e si adopera per la diffusione del vangelo in Italia con tutti i mezzi e le risorse a sua disposizione. La repressione degli evangelici si fa più forte negli anni che preparano l’Unità d’Italia e il Conte preferisce l'esilio piuttosto che rinunciare alla fede pubblica.


A Londra incontra un altro italiano Teodorico Pietracola Rossetti, patriota, poeta anche lui fuggito per evitare una condanna a morte per aver preso parte ai moti rivoluzionari del '48.

I due strinsero una forte amicizia che portò Rossetti nel 1853 alla conversione. Entrambi s’impegnarono e sostennero a vicenda per far avanzare la testimonianza dell'evangelo in patria. 


Nel 1857 Rossetti, aiutato dall’amico, rientrò in Italia munito di passaporto firmato dal conte Cavour stesso, con la precisa dicitura "per andare ad Alessandria a predicare il Vangelo". Lì si stabilì e cominciò un'opera evangelistica che Dio benedisse grandemente con la nascita di numerose chiese evangeliche in tutta Italia.


Trascorrono cinquant’anni: la breccia è aperta a Porta Pia, l'Unità d'Italia inaugurata, la Bibbia finalmente libera di circolare. Si chiude un secolo e se ne apre uno nuovo con una Grande guerra.


Nel 1917 un uomo congedato per ferite nell'Ospedale militare di Alessandria, Saverio Longo, ascolta finalmente una buona notizia. Non è l'annuncio della fine della guerra ma l'Evangelo della grazia di Cristo che salva e redime il peccatore.


Terminata la guerra quest'uomo fa ritorno al proprio piccolo paese, nel meridione d’Italia a Poggio Imperiale (FG). Non può tacere la sua scoperta né nascondere la sua nuova vita:

insieme ad altri annuncia l'evangelo di Cristo con grande opposizione, non solo nel proprio paese, dove si raccoglierà una chiesa locale, ma anche in quello limitrofo. 


Sulle acque salmastre del Lago di Lesina un gruppo di pescatori riceve da lui stesso un piccolo libretto: il Vangelo di Luca. Tra di loro c'è un uomo che sa leggere, Donato Leccese, sposato con una devotissima cattolica anch'ella istruita, entrambi profondamente addolorati dalla perdita della loro prima ed unica figlia. Lo Spirito Santo getta il seme della Parola di Dio nel cuore di un pover’uomo che fu come un macigno lanciato in quelle acque. 


L’uomo ammonito dal prete locale che la Bibbia non è cosa per umili pescatori, va alla ricerca di questa Parola e trova anche una nuova comunità. È il 1921 quando Donato conosce il vangelo della grazia e se ne fa testimone nella famiglia, tra gli amici e i compagni di lavoro. In breve tempo anche la moglie passa dal lanciare pietre dietro al marito ad arrendersi a Cristo. Ripudiati dall’intera famiglia, il paese gli assegna l'appellativo “Dunat u' vangelist”.


In quegli anni difficili ostracizzati dall’alleanza tra chiesa cattolica e regime, il Signore forma una piccola comunità a Lesina. L'uomo ha altri cinque figli successivamente, dei quali una figlia con una grave disabilità fisica e intellettiva. Tutti, anche lei, ascoltarono ogni giorno e videro l’Evangelo vissuto con integrità, sacrificio e spirito di servizio. 


Passa un’altra guerra, i figli lasciano la casa paterna, tranne questa figlia disabile e una piccola bambina, una nipotina, di cui l'uomo ormai anziano si prende cura come fosse una figlia, mentre i genitori di lei sono emigrati all'estero per lavoro.


La buona notizia dell'Evangelo raggiunge anche il suo piccolo cuore e la vita in Cristo del nonno e i suoi insegnamenti sono talmente profondi e vividi che quando è lei stessa a partire negli anni ‘70, i semi della Parola gettati in quella casa sul lago continuarono a portare frutto anche nella provincia di Milano. Quella bimba è la mia mamma. 


E qui arrivo io, bambina e ragazzina, che per addormentarmi non ascoltavo qualche antica fiaba, ma le storie del Dio della Bibbia e di un umile pescatore che era stato raggiunto da Cristo lungo la storia d’Italia per incontrarlo su una barca in mezzo ad un piccolo lago, sul quale anche lui aveva gettato il suo pane per ritrovarlo molto tempo dopo, per fede (Ecclesiaste 11,1). Quelle testimonianze così lontane, eppure così vicine, Dio le ha usate per portare me dalla morte alla vita in Cristo.


In queste vicende c’è una persona che può apparire secondaria ma che non lo è. Anzi è piuttosto centrale perché è proprio l’esperienza del lutto per la sua morte che mi ha condotta a riconsiderare la gloria di Dio nella micro-storia della mia famiglia. 


È una donna disabile, Febe Leccese, che è stata oggetto dell’amore e della cura di Dio nel preparare la storia affinché anche lei potesse ascoltare la parola di Dio e sperimentare l’amore di Cristo per 92 anni. Come dice il Salmo 68,5-6: “Dio è padre degli orfani e difensore delle vedove…e a quelli che sono soli Dio dà una famiglia”. 


In fondo questa è la storia di tutti coloro che hanno creduto e crederanno all’Evangelo. Se la ripercorriamo a ritroso arriva fin sulle rive di un altro lago, il Mar di Galilea, dove altri pescatori ascoltarono finalmente una buona notizia, la seguirono e se ne fecero testimoni fino alle estremità della terra. 


Arriva fino alle nobili porte, non di un conte, ma del Re dei re che si è fatto servo per noi (Marco 10,45); arriva fino a colui che non fu solo un portinaio con la Parola di Dio in mano, ma che fu la Parola di Dio incarnata, la Porta stessa di accesso per la vita eterna (Giovanni 10,9): Gesù Cristo, il Signore della storia, che raggiunge il ricco, il povero, il sano e il malato e si serve di ognuno di loro per condurre altri a sé.