Jonathan Prudhomme
Jonathan Prudhomme
Ha studiato alla Mississippi State University. Dal 2009 al 2018 ha vissuto in Italia impegnato in un’opera evangelica tra studenti (Agape) e poi nella conduzione di una chiesa evangelica (Team). Insieme a sua moglie Amy e ai loro due figli, attualmente vive a Orlando, Florida, dove è parte del collegio pastorale della Orlando Grace Church.
Come ChatGPT, abbiamo la tendenza a fare un uso improprio e ad estrapolare illegittimamente le informazioni a nostra disposizione.
A differenza di sforzarsi per crearsi un’identità solo per finire nell’incertezza e nell’ansia, il ricevere un’identità ci libera dalla pressione della performance. Anziché costruirsi un’identità fragile che richiede sempre più affermazione rafforzativa, il ricevere un’identità ci rende fiduciosi a prescindere dalle montagne russe delle circostanze.
C’è da chiedersi: allora ha veramente ognuno il diritto di scegliere cos’è giusto e sbagliato per se stesso nella nostra cultura? Oppure è la definizione del male di alcuni quella che decide alla fine cosa si può pensare e dire o meno?
Se ho capito bene questa visione, il naturalismo propone che la natura stessa si dirige da sola in base alle permutazioni casuali causate dalla sopravvivenza dei più forti al di sopra delle specie più deboli e meno prestanti nell’ambiente. Quindi c’è da chiedere: segue da questa visione che siamo proprio noi esseri umani che dobbiamo “curare le ferite” del nostro pianeta?
Di recente mi è capitato di leggere un articolo di Elisabetta Andreis sul Corriere della Sera (21 marzo 2021) che parla di alcune ragazze universitarie che si propongono come sugar baby per pagarsi l’università. Mentre lo leggevo provavo un miscuglio emotivamente scombussolante di perplessità e tristezza per le risposte di queste ragazze. Mi venivano in mente anche diverse domande: vale veramente la pena tutto questo per vivere in una zona un po’ più comoda di Milano? Pensano davvero queste ragazze di poter smettere dopo cinque anni? Dopo tutti questi rapporti quale effetto psicologico ed emotivo ci sarà più in là nella vita?
In che modo, allora, siamo liberi? Se come esseri umani possediamo un tale “immenso potere”, come mai ci risulta “troppo”? E perché non può mai bastarci? Non conseguirebbe che, con questa frustrazione nei confronti delle nostre capacità e delle condizioni attuali del mondo in cui ci troviamo, siamo piuttosto alla mercé della nostra incapacità di domare e di ordinare questo nostro immenso potere? Insomma, se ci risulta troppo ma mai abbastanza, non ci suggerirebbe che forse non siamo così liberi quanto pensiamo?