1966, a sessant’anni dall’appello di Lloyd-Jones ad uscire dalle chiese miste. Aveva ragione?

 
 

Sono passati 60 anni da uno dei momenti topici della storia evangelica recente. Nel 1966 si tenne a Londra un’assemblea dell’Alleanza evangelica e il famoso predicatore Martyn Lloyd-Jones fece un appello agli evangelici ad uscire dalle denominazioni miste, cioè quelle chiese che contenevano cristiani nominali e non veri credenti (come la chiesa anglicana, per esempio). Alla presidenza di quell’incontro teso sedeva il pastore anglicano John Stott che, finito il discorso di Lloyd-Jones reagì negativamente invitando tutti a non agire frettolosamente. 


Quel confronto segnò la spaccatura tra le due personalità più importanti dell’evangelismo britannico del tempo, aprendo una lunga stagione di freddezza tra l’anima anglicana e quella non conformista.


Ora, a distanza di 60 anni, la Martyn-Lloyd Jones Trust ha messo on line e a disposizione la registrazione del celebre discorso che può essere finalmente ascoltato nella sua interezza e gratuitamente. [1]

 

In esso Lloyd-Jones affronta quella che definisce la questione più urgente che la chiesa si trova ad affrontare: lo scandalo della divisione evangelica. Parlando con l’autorevolezza di quasi trent’anni di coinvolgimento nei movimenti evangelici, sostiene che proprio gli evangelici, più di chiunque altro, avrebbero dovuto fare da apripista nell’unità della chiesa, ma che invece sono stati gli ultimi ad affrontare la questione, e spesso solo in termini negativi e difensivi. Egli ripercorre l’ascesa del movimento ecumenico e pone gli evangelici di fronte a una scelta netta: rimanere dispersi come correnti minoritarie all’interno di denominazioni dottrinalmente eterogenee, oppure riunirsi in chiese unite attorno agli elementi essenziali della fede.


Al centro del messaggio c’è la definizione di scisma data da Lloyd-Jones, tratta dalla Prima Lettera ai Corinzi: la divisione tra coloro che concordano sugli elementi essenziali della fede riguardo a questioni che non giustificano la separazione. Lloyd-Jones sostiene che gli evangelici, proprio perché condividono una dottrina comune, sono i più esposti a questa accusa, poiché rimangono divisi tra loro pur essendo legati ai non credenti nelle loro denominazioni che negano proprio quelle dottrine che definiscono il Vangelo. 


Il discorso si conclude con un appello diretto a mettere da parte la lealtà denominazionale ereditata per il bene di una comunione visibile e operativa tra veri credenti, offerto non come un dibattito da vincere ma come un appello a cui prestare ascolto.


Più nel dettaglio, ecco i passaggi del discorso di Lloyd-Jones:


  • La dottrina della chiesa è una questione di vitale importanza perché lo stesso Nuovo Testamento le attribuisce tale rilevanza.


  • Storicamente, gli evangelici hanno reagito alle minacce ricorrendo a movimenti e alleanze piuttosto che alla dottrina della chiesa stessa.


  • L’ascesa del movimento ecumenico ha creato una situazione senza precedenti dai tempi della Riforma protestante.


  • Gli evangelici hanno assunto un atteggiamento più negativo che positivo sulla questione dell’unità, distinguendosi soprattutto per le loro obiezioni piuttosto che per le proposte.


  • La trascuratezza della dottrina della chiesa tra gli evangelici li ha resi vulnerabili all’accusa di interessarsi solo all’evangelizzazione personale.


  • Due domande si pongono agli evangelici: se rimanere un’ala minoritaria all’interno di una chiesa nazionale o di una denominazione onnicomprensiva, e se modificare la situazione attuale o ricominciare da capo partendo dal Nuovo Testamento.


  • La vera chiesa è costituita da persone vive riunite attorno a una sana dottrina, non da una costituzione scritta su carta o da una formula confessionale.


  • Lo scisma, secondo la definizione dell’apostolo Paolo, è una divisione tra coloro che concordano sugli elementi essenziali riguardo a questioni che non giustificano la separazione.


  • Gli evangelici che condividono gli elementi essenziali della fede ma rimangono divisi tra loro, pur essendo legati a coloro che negano tali elementi essenziali, sono esposti proprio a questa accusa.


  • L’appello si conclude con un invito alla comunione visibile tra gli evangelici come atto di obbedienza, offerto con amore e con piena consapevolezza del suo costo.


Sono passati 60 anni e molta acqua è passata sotto i ponti del Tamigi. I mondi stottiani e lloyd-jonesoniani si sono riavvicinati, ma le questioni poste allora rimangono: 


  • la chiesa è un luogo “misto” dove credenti e non credenti hanno lo stesso status di membri o è l’assemblea dei credenti in Gesù Cristo? 


  • L’unità evangelica deve essere preceduta dagli impegni denominazionali (anche se la denominazione è infedele) o deve avere priorità su di essi anche quando avvicina a credenti di altre famiglie?

[1]:  Ringrazio Andrea Artioli per aver portato alla mia attenzione questa notizia.