Alla Sapienza Papa Leone non ha mai citato Cristo!

 
 

Un breve saluto a braccio, un discorso ufficiale davanti alle autorità accademiche e agli studenti, due indirizzi di commiato ai lavoratori dell’Università. Più di 1800 parole sono state pronunciate da Papa Leone XIV in occasione della visita alla Sapienza di Roma (14 maggio). 


Non è stata una visita scontata quella del Pontefice. Nel 2008, allora regnante Benedetto XVI, l’annuncio che Ratzinger avrebbe tenuto una lectio magistralis alla Sapienza suscitò un vespaio al punto che la visita venne annullata per timore di scontri.


Forse anche memori di quelle polemiche, i toni usati da Leone sono stati molto felpati, politicamente corretti per un ambiente intriso di cultura di sinistra, per nulla provocatori, fin troppo concilianti. 


Ha parlato di pace, ecologia e studio. Pur avendo inserito riferimenti a Dio nei suoi discorsi, non ha mai citato Gesù Cristo (pur avendo pronunciato 1800 parole!), non ha fatto riferimento a testi biblici (pur avendo citato la Laudato si’ di papa Francesco), non ha parlato di peccato e di grazia (pur essendo un papa “agostiniano”). Solo una volta ha usato la parola “grazia”, ma a proposito della “grazia” dell’incontro, non proprio la grazia di Dio.


È ovvio che ci troviamo di fronte a deliberate scelte non solo sul piano comunicativo, ma proprio sul piano della postura pubblica del cattolicesimo e del suo messaggio. Più nello specifico, all’inizio della visita, il Papa ha salutato a braccio i presenti affermando: 


“Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione, in tante forme in cui Dio ha voluto mettere la sua impronta, in tutto quello che siamo noi, soprattutto come figli e figlie di Dio, creature fatte a sua immagine, ma anche nella sua creazione”.


Sì, è il tema biblico della rivelazione generale nella creazione e nella coscienza. Dio si rivela nel creato e la sua “firma” è chiaramente visibile dappertutto (Romani 1-2). Tuttavia, Leone ha taciuto due cose fondamentali: la prima è che la rivelazione generale non fa arrivare a Dio perché il peccato ha rotto la capacità di vederla e di apprezzarla. La seconda è che, per incontrare Dio, bisogna passare dalla Rivelazione speciale che è culminata in Gesù Cristo, il Dio-uomo che ci dà accesso al Padre. 


In altre parole, mentre è vero che la rivelazione generale è davanti e dentro tutto e tutti, è anche vero che, da sola, non apre la strada a Dio: essa è interrotta dal peccato e può essere riaperta solo con la Rivelazione speciale. Solo in Cristo sono nascosti i tesori della scienza e dell’intelligenza (Colossesi 2,1-8). Nel suo questo accenno, il papa è stato parziale per non dire reticente. Ha detto una cosa giusta ma incompleta, tacendo al contempo la realtà degli effetti noetici del peccato ed esaltando in modo abnorme le possibilità della ricerca umana. 


Poi, nel discorso ufficiale, Papa Leone ha parlato di pace e di ecologia, ricalcando i temi già ampiamente discussi nei suoi interventi ufficiali degli ultimi mesi, oltre a riprendere quelli cari a papa Francesco sull’ambiente. Si è trattato di un discorso “politico”, senza chiari ancoraggi alla fede e senza sfidare la cultura di riferimento della Sapienza.


Non può essere stata una svista o un calo di tensione. Più verosimilmente, si è trattato di una scelta ponderata: quella di non creare motivi di conflitto ideologico e di testimoniare la cattolicità del cattolicesimo: quella, sempre per citare Francesco, di “fratelli tutti” che può invocare lo stesso Dio coi musulmani purché non nel nome di Gesù e ora può stabilire una linea di consenso con la cultura di sinistra pacifista ed ecologista, senza nominare Gesù. 


La strategia sembra essere a suo modo efficace per accreditare il cattolicesimo come agenzia globale e inclusiva. Domanda: è biblica?