Che fine ha fatto l’ateismo?
La scomparsa di Dio, il declino della religione e la ritirata del sacro. Questi sono i temi che Marcello Veneziani, giornalista e scrittore, ha affrontato su Panorama (n. 50, 15/12/2025) dal titolo "I tre volti dell’ateismo". Se da un lato si intravede un certo risveglio del sacro o il ritorno della "fede" (l'evento Giubileo farebbe pensare a questo), si avverte l'esigenza di interrogarsi sull’ateismo. Nel suo articolo Veneziani descrive tre tipi di ateismo.
Esiste l’ateismo critico come negazione di Dio ed emancipazione dell’uomo. Nato tra gli intellettuali illuministi e gli anticlericali del Settecento, con Feuerbach e Marx ha preso una connotazione politica. Eccone le tesi principali: a causa dell'oppressione dei potenti sui sudditi, del clero sui credenti, dei ricchi sui poveri, a questi si è offerta una consolazione ultraterrena delle ingiustizie e miserie patite in terra. Dio è visto come illusione che proietta in cielo i sogni terreni.
Il secondo ateismo è nell’annuncio di Nietzsche: Dio è morto. Per Veneziani è un annuncio tragico: "La morte di Dio non ha segnato l’emancipazione dell’uomo e dunque la fine dell’alienazione (come in Marx), ma l’avvento del nichilismo con il crollo dei valori, principi, della tradizione e dei legami tra gli uomini, ha prevalso l’egoismo... si sono perse le motivazioni per vivere". Con il "lutto di Dio" chi può rifondare i “valori” e dare un senso alla vita?
Infine, per Veneziani: "L’ateismo che ha prevalso nella nostra epoca non è il primo, critico e nemmeno quello, tragico; ma l’ateismo pratico di massa, ovvero la scomparsa progressiva di Dio nell’oblio... che non riconosce alcun piano superiore a quello biologico e individuale, e vive il nichilismo come atmosfera e assenza di destino, senza rendersene conto". In altre parole, l’ateismo pratico non prende la questione di Dio di petto, ma vive gli effetti della sua scomparsa nella vita quotidiana.
Per Veneziani i tre volti dell’ateismo hanno una fonte unica in un mito: la rivolta di Prometeo contro il divino. Prometeo ruba il fuoco agli dèi e lo dona agli uomini, per questo, in seguito da Marx (lotta di classe) e Nietzsche (volontà di potenza) fu visto come “il liberatore dell’uomo”. Quali sono state le conseguenze?
Per Veneziani, "da liberatore dell’umano, Prometeo si è rivelato liberatore dall’umano: il transumano, l’avvento dei robot, il dominio dell’intelligenza artificiale, la manipolazione genetica sono i più vistosi annunci di un mondo sempre più disumano. Prometeo che annunciava il trionfo dell’uomo sul divino, ora annuncia il trionfo della tecnica sull’umano".
L'analisi di Veneziani è più di natura sociologica, analizza i fenomeni e le loro conseguenze, ma non va oltre. Egli dice che: "Possiamo essere credenti o meno, possiamo ritenere fondata o insensata l’idea di Dio; ma resta il fatto che l’ateismo prelude nel nostro tempo alla perdita dell’umano". In altre parole, grazie ad una fede in Dio, è possibile un recupero "dei valori, principi e tradizione", ma non si sa di quale fede o Dio sta parlando.
Nel suo libro The Eclipse of God (2024), Erwin Lutzer ha usato la metafora di un’eclissi di sole, cioé quando la luna si frappone tra il sole e la terra. Questo evento non cambia affatto il sole; il sole continua a splendere come prima. In altre parole, nonostante il fatto che l'eclissi dell'ateismo con i suoi "prodotti marci" abbia fatto pensare ad un "lutto di Dio", non cambia il fatto che ogni essere umano è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1,26-17). Anche se vive nell'eclissi spirituale del peccato, è ancora portatore di questa immagine (Genesi 9,6).
Non solo; Dio condivide costantemente la conoscenza di Sé attraverso la creazione che ci circonda (Salmo 19) e la nostra coscienza (Romani 2,14-15). Giovanni Calvino descrisse questa conoscenza innata come il senso del divino (sensus divinitatis). Il missiologo riformato J.H.Bavinck scrive: "Possiamo dire che ogni persona cerca Dio, e possiamo anche dire che non c'è nessuno che cerchi Dio".
In sostanza, l'ateismo è solo un alibi, una "foglia di fico" che nasconde la ribellione del cuore umano. L'uomo in qualche modo corre verso Dio e, allo stesso tempo, si allontana da Lui. Quindi, è semplicistico considerare come atei (qualunque sia il tipo), tutti coloro che non aderiscono ad alcuna religione; si può solo parlare di persone spiritualmente attive a sopprimere quel senso del divino per cui "soffocano la verità con l'ingiustizia" (Romani 1,18).
È proprio perché gli uomini e le donne reprimono volontariamente il loro senso del divino, che si ritrovano comunque a sapere che c'è qualcosa al di là, qualcosa al di sopra, qualcosa che trascende questo mondo. Quindi, "sono inescusabili" (Romani 1,20). Questo Veneziani non l’ha detto perché non lo può dire.