Testimoni oculari del Natale (IV). I pastori e la rivelazione oltre l’apparenza
Chi può parlare del Natale meglio di chi lo ha visto in prima persona? Perché non dare la parola ai testimoni oculari della nascita di Gesù? Con un esercizio di sana immaginazione, proviamo a farlo. Lasciamo raccontare a Giuseppe, a Elisabetta, ai magi e ai pastori il natale che testimoniarono, affinché attraverso il loro racconto esso si ravvivi e cambi la vita di molti.
La testimonianza del pastore è basata su Luca 2,8-20
Dovete sapere che nessuno ci dava molta importanza. Anzi, a dirla tutta, la maggior parte della gente preferiva evitarci. Dicevano che siccome eravamo pastori eravamo gente rozza che non rispettava le leggi mosaiche di purezza. Spesso toccavamo le carcasse dei nostri animali ed eravamo costretti a riprendere subito a lavorare, senza aspettare fino alla sera per essere ritenuti nuovamente puri. Non eravamo considerati né religiosi osservanti né modelli di virtù da imitare. Ecco perché mai avrei immaginato che proprio noi saremmo stati scelti per ricevere un annuncio che avrebbe cambiato la storia.
Ero accanto al fuoco con il mantello stretto sulle spalle per ripararmi dall’aria della notte. Le pecore brucavano qua e là, alcune erano già accovacciate. I miei compagni parlavano piano. Ogni tanto guardavo il cielo: sembrava stranamente vivo, come se fremesse di qualcosa che non riuscivo a spiegare. Fu allora che accadde. La luce ci avvolse all’improvviso. Una luce non naturale, non di fuoco, non di luna. Una luce che non si poteva evitare, che sembrava venire da ogni parte. Ci alzammo di scatto con il cuore in gola. E nel mezzo di quella luce scorgemmo una figura mai vista prima: si trattava di un angelo.
Non c’era tempo per pensare o per scappare. Le sue prime parole furono: “Non temete.” Semplici parole che rassicurarono i nostri cuori, permettendoci di ascoltare con attenzione quello che aveva da dirci: “Vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” Quelle parole, Salvatore, Cristo, Signore, sembravano troppo grandi per orecchie come le nostre. Noi, che non potevamo neppure testimoniare in tribunale; noi, considerati inaffidabili; noi, gli ultimi; noi, scelti per essere i primi a testimoniare la nascita del Messia.
Eppure, l’angelo parlava a noi. A noi! “Questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia.” E subito, tutto il cielo esplose. Non trovo parola migliore per descrivere lo spettacolo che i miei occhi videro. Una moltitudine di angeli apparve, e la loro lode riempì l’aria. Era come se la terra stessa danzando e cantando: “Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra agli uomini che egli gradisce!”
Poi, così come erano apparsi, scomparvero. La notte tornò notte, il cielo tornò quello di sempre, il fuoco continuò a crepitare. Ma noi non eravamo più gli stessi. Ci guardammo. Nessuno parlò per un istante. Poi qualcuno disse ciò che tutti stavamo pensando: “Dobbiamo andare. Subito.” Lasciammo le pecore, dimenticammo il fuoco, i mantelli, tutto. Correvo senza fiato, inciampando tra i sassi e la polvere. Non importava. Dovevamo vedere quel bambino. Dovevamo sapere che tutto ciò non era stata una strana, molto strana, allucinazione.
Entrammo in una stalla semplice e piccola. L’odore del fieno riempiva l’aria. E lì, come l’angelo aveva detto, c’era un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia. Eravamo goffi, ansimanti, sporchi di terra. Ma appena vidi quel bambino, ebbi la conferma dallo Spirito Santo. Era lui: Il Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo adorammo e glorificammo Dio.
Poi uscimmo. E mentre tornavamo tra le strade del villaggio, non riuscimmo a non raccontare ciò che avevamo vissuto. Non importava che la gente ci considerasse inaffidabili. Non importava che fossimo pastori, gli ultimi della società. Dovevamo parlare. Dovevamo dire ciò che avevamo visto. Dovevamo condividere la nascita del Salvatore. E così facemmo: divulgammo tutto ciò che ci era stato detto sul bambino. E la gente si meravigliava. Forse non ci credeva del tutto, forse sì. Ma non importava. Noi non potevamo tacere.
Ripensandoci ora, capisco che non fummo i soli a essere cambiati dalla parola di Dio, da una rivelazione spirituale che ha diretto i nostri sguardi e i nostri cuori facendoci riconosce in quel bambino il Salvatore e Signore del mondo. Giuseppe: pronto a lasciare Maria, rimase con lei grazie a una rivelazione che lo rasserenò e consolò. Elisabetta: colma di Spirito Santo, riconobbe nel grembo di Maria il suo Signore. I magi: nobili uomini di sapienza e rango, si prostrarono davanti a un bambino grazie a un chiaro segno del cielo. E noi, pastori: disprezzati, esclusi, diventammo i primi testimoni di quel miracolo. È proprio vero: il Signore parla a chiunque egli gradisce. Lo fece con noi, lo fece con altri e continua a farlo ancora oggi. Vorrai anche tu ascoltarlo e credere nelle sue parole?
Della stessa serie:
“Testimoni oculari del Natale (I). Giuseppe e la rivelazione che rasserena” (17/12/2025)
“Testimoni oculari del Natale (II). Elisabetta e la rivelazione che rende umili” (22/12/2025)
“Testimoni oculari del Natale (III). I magi e la rivelazione che guida” (24/12/2025)