Dentro e oltre i confini. Il caso di Giona
I confini sono al centro di discussioni accese. I fenomeni delle migrazioni di massa, i movimenti di rifugiati e di richiedenti asilo, le guerre che imperversano in ogni angolo del mondo toccano anche il tema dei confini. Negli Stati Uniti l’ago della bilancia su questo tema ha oscillato tra gli estremi sia con l’amministrazione Biden che con quella Trump. In Europa la questione dei confini è sempre attuale, con il flusso continuo di immigrati verso il continente.
Si consideri l’appello di Papa Leone XIV a invocare “lo Spirito dell’amore e della pace, perché apra le frontiere, abbatta i muri, dissolva l’odio e ci aiuti a vivere da figli dell’unico Padre che è nei cieli”. Si consideri anche la poetessa e attivista britannico-somala Warsan Shire che in Teaching My Mother to Give Birth dice: “Guarda tutti questi confini che sbavano con corpi spezzati e disperati...Dio non ha mai creato divisioni né stabilito confini tra fratelli, è stato l’uomo a farlo”.
Per quanto suggestive siano queste affermazioni, esse appaiono troppo semplicistiche e sentimentali. Un approccio capace di assumere la complessità si trova nel documento dell’Alleanza Evangelica Italiana “Immigrati e confini responsabili”, Studi di teologia – Suppl. N. 7 (2009).
Alla luce di ciò, qui voglio fare riferimento alla storia di Giona che offre un utile caso di studio a questo proposito.
Dio chiama Giona ad andare a Ninive e ad avvertirli del suo giudizio imminente se non si pentiranno delle loro vie malvagie. Giona non è affatto contento di questo incarico e inizialmente si rifiuta di obbedire. Invece di andare a Ninive, si dirige nella direzione opposta, allontanandosi il più possibile da Ninive e dalla presenza di Dio.
L'unico altro riferimento a Giona nella Bibbia si trova in 2 Re 14,25. Giona era un profeta in Israele durante il regno del re Geroboamo II. In quel testo si dice che: “egli (Geroboamo II) ristabilì i confini d’Israele dall’ingresso di Camat al mare della pianura, come il Signore, Dio d'Israele, aveva detto per mezzo del suo servitore il profeta Giona…”.
Gli studiosi concordano sul fatto che Giona fosse un israelita orgoglioso e patriottico. Era quindi felice di proclamare la parola del Signore quando si trattava di ristabilire i confini di Israele. Non era però altrettanto felice quando Dio lo chiamò a lasciare i confini di Israele e recarsi nell’Impero Assiro a Ninive, il nemico più odiato e temuto di Israele. Sarebbe stato come chiedere a un rabbino ebreo di andare a Berlino nel 1941 per denunciare Hitler e i nazisti. Era una condanna a morte certa, e così Giona rifiutò.
Cosa ci insegna questo riguardo ai confini? Commentando il libro di Giona, Rosemary Nixon afferma: “I confini sono, ovviamente, importanti. Le parole del Signore attraverso Giona incoraggiavano il ripristino degli antichi confini di Israele, dando così speranza al popolo di Dio, sofferente e devastato dalla guerra. Il ripristino dei loro confini nazionali avrebbe, possiamo supporre, inaugurato un periodo di pace e sicurezza. Israele accolse il ripristino dei suoi antichi confini come un segno della benedizione di Dio e un presagio della prosperità che la pace spesso porta con sé. I confini riguardano l’identità. Nel corso dei secoli il popolo di Dio si è giustamente preoccupato dei confini, non solo geografici ma anche dottrinali, morali, sociali e politici”.[1]
I confini e le frontiere non sono intrinsecamente malvagi. Sono utilizzati da Dio per dare ai popoli un’identità e una terra da chiamare propria. Più specificamente per l’Antico Testamento, i confini hanno creato per il popolo di Dio un’identità sociale e morale che lo distingueva dalle altre nazioni che non adoravano Dio. È sbagliato, quindi, dire che Dio sia contro i confini.
Allo stesso tempo, tuttavia, Dio non è legato ai confini e non attribuisce loro un valore che non meritano. Lo dimostra chiedendo a Giona di predicare la sua misericordia ai Niniviti. Secondo Giona, il popolo di Dio si trovava all’interno dei confini di Israele. Dio, tuttavia, definì quei confini in modo diverso, espandendoli e ridefinendoli secondo la sua volontà e misericordia.
I confini non hanno mai cessato di esistere, Dio li ha semplicemente ripensati e ridisegnati.
In nessun altro luogo questo si vede con maggiore chiarezza che in colui che era più grande di Giona (Matteo 12,41), Gesù Cristo. Più di ogni altro, Cristo ha cancellato i confini e contemporaneamente ne ha stabiliti di nuovi.
Il mistero di Cristo era che l’evangelo non era più solo per gli ebrei, ma ora era anche per i gentili. I vecchi confini sono scomparsi, ne sono stati stabiliti di nuovi. Non c’è mai stato, tuttavia, un momento in cui i confini non esistessero. Rosemary Nixon ha ragione; i confini sono sia di natura fisica che culturale.
In Cristo vediamo l’abbattimento e il ristabilimento dei confini dottrinali. L’evangelo è chiaro su cosa significhi essere cittadini del Regno di Dio e al sicuro all’interno dei suoi confini, e cosa significhi essere al di fuori di quei confini ed esclusi dalle benedizioni e dalla presenza di Dio. Senza quei confini e l’identità e la sicurezza che essi creano, l’evangelo crolla.
Seguendo l’esempio dell’evangelo, gli evangelici sono in grado di mantenere l’identità e la sicurezza relativa che i confini offrono, mentre allo stesso tempo abbattono sempre i vecchi confini e ne stabiliscono di nuovi. Si può essere italiani ed essere orgogliosi dell’identità che il proprio Paese e i suoi confini offrono, e allo stesso tempo essere felici di accogliere altri all’interno di quei confini affinché possano beneficiare di ciò di cui si è beneficiato. Allo stesso modo, la chiesa evangelica mantiene la chiarezza dottrinale con chiari confini teologici, gioendo al contempo del privilegio di accogliere nel Regno di Dio tutti coloro che invocano il nome del Signore e confessano Cristo come Salvatore.
I confini non sono da eliminare né da idolatrare. Che siano di natura nazionale, sociale, politica, morale o dottrinale, la chiesa guarda alla Parola di Dio e all’esempio di Cristo per determinare le proprie convinzioni riguardo ai confini.
[1] Rosemary A. Nixon, The Message of Jonah: Presence in the Storm, Leicester, Inter-Varsity Press 2003, p. 59.