Identità fluide in una società liquida. La mappa (sfuocata) di Domenico Bellantoni

 
 

È notizia di pochi giorni fa che una delle più grandi associazioni cattoliche di Scout, l’AGESCI, ha approvato una mozione al proprio statuto, dopo diversi anni di riflessione interna, per la quale l’orientamento affettivo e l’identità di genere non possono più essere un criterio di esclusione nella selezione di persone adulte che fanno richiesta per ricoprire ruoli educativi di guide e capi scout nell’associazione. Un esempio evidente di quanto il tema dell’identità sessuale sia importante non solo per il singolo individuo ma anche per le comunità che abita.


Nello sviluppo dell’identità personale, l’identificazione sessuale è un passaggio essenziale. Perciò identità e sessualità sono aspetti fondamentali dell’attività educativa esercitata dagli adulti nei confronti dei giovani. Genitori, educatori, comunità, vivono pratiche e offrono modelli i quali, in modo più o meno consapevole, accompagnano, sostengono o scoraggiano tale processo. 


Con la nascita dei Gender studies negli anni ’50 il tema dell’educazione dell’identità sessuale nella formazione della persona si è fatto più complesso: a delinearlo una vastità di termini e nuove definizioni. Sesso biologico, identità di genere, orientamento sessuale, ruolo di genere sono diventati i temi di un dibattito accademico e anche massmediatico, non sempre sereno e libero ma piuttosto bloccato da un atteggiamento politically correct.


Domenico Bellantoni, docente presso l’Università Salesiana di Roma, affronta l’argomento nel suo saggio Identità fluide in una società liquida, Città Nuova Editrice, Roma 2025. Lo psicologo e psicoterapeuta che ha come riferimento teorico-normativo privilegiato il lavoro dello psichiatra viennese V.E. Frankl, entra nel dibattito con la volontà di offrire “un’adeguata comprensione dei termini e dei processi sottesi al compito educativo” e “una serie di suggerimenti altamente operativi” (9) per coloro che prendono l’impegno di educare nel contesto della società contemporanea, che l’autore interpreta alla luce dei modelli offerti da Z. Bauman (liquidità) e da E. Morin (complessità).


In tale contesto si è ormai fortemente consolidata una lettura “costruttivista” secondo la quale l’identità sessuale binaria, a prescinde dal dato biologico, è il frutto di una costruzione di modelli imposti culturalmente. L’autore sottolinea il paradosso per il quale il soggetto in formazione ha il diritto di autodeterminare liberamente la propria identità sessuale in molteplici e mutevoli direzioni senza alcun vincolo normativo se non quello dell’intolleranza per coloro che mantengono dei vincoli normativi di qualche tipo. 


Al tempo stesso mentre da un lato si demonizza una certa “costruzione” tradizionale dell’identità di genere, si manca di osservare come altri forti fattori d’influenza stiano semplicemente incoraggiando una “costruzione” diversa (mass media, social media, …) ma non per questo più libera, della propria identità sessuale.


In cosa consiste quindi l’autodeterminazione della propria identità sessuale?

Essa non consiste, secondo Bellantoni, nel diritto all’assoluta autopercezione e definizione di sé, ma nella capacità di conoscere sé stessi. Tale capacità si va acquisendo durante lo sviluppo, per definirsi in modo libero (cioè prendendo le giuste distanze da influenze, coercizioni o persino manipolazioni) e in modo responsabile (cioè in modo fedele ai propri valori e coerente col proprio scopo e progetto di vita.


L’autore suggerisce quindi un modello di autodeterminazione fondato sulla “scoperta” di sé, che avviene progressivamente nell’interazione tra natura e cultura, che presuppone una natura tripartitica dell’essere umano - biologica, psicologica, spirituale (come suggerita da Frankl) e che contempla l’accompagnamento e l’orientamento di figure educative adulte (genitori, educatori,…) che si offrono come modelli, di una identità sessuale matura che hanno saputo radicarsi nella tradizione senza rigidità.


Cosa serve per un’educazione socioaffettiva e di genere oggi? Per Bellantoni, l’educatore deve esercitare consapevolezza del cambiamento storico, un ascolto empatico delle situazioni individuali complesse, un accompagnamento umile e non conflittuale verso la scoperta della propria identità, offrendosi come modello credibile e gioioso di ciò a cui intende educare. 


Sarebbe interessante capire se secondo Bellantoni la delibera dell’AGESCI risponde in modo appropriato a tali criteri.


Il saggio è molto stimolante, aprendo a molti spunti di dialogo, ma il vecchio dilemma tra natura e cultura, anche se ingaggiato dall’autore, resta irrisolto. Se è vero che nello sviluppo dell’identità sessuale della persona contano sia la natura sia la cultura, da una prospettiva evangelica manca il richiamo alla norma divina come soluzione a tale dualismo. Inoltre, il paradigma biblico di creazione, caduta e redenzione sarebbe in grado di chiarire perché nel processo di autodeterminazione sessuale si inneschi un conflitto tra natura e cultura, tra individuo e gruppo, tra tradizione e innovazione, e come questo possa essa essere sanato.


Una riflessione conclusiva. Bellantoni esemplifica in una figura (Fig.2, p.61) i diversi stadi di autodeterminazione che una persona può manifestare e dai quali è necessario partire per accompagnarne la scoperta:

  • “autodeterminazione bloccata” da modelli interiorizzati dovuti alla propria storia intra ed extrafamiliare;

  • “autodeterminazione suggestionabile” da tendenze e obiettivi continuamente mutevoli;

  • “autodeterminazione rigida”, che non è disposta ad esaminare criticamente il proprio punto di vista;

  • “autodeterminazione matura”, che è umile e aperta alla critica e al dialogo, orientata da scopi e valori significativi.


È interessante notare come nella Scrittura si ritrovino questi stadi identitari descritti come quelli che la persona attraversa quando entra in una relazione nuova con Dio, il diverso da sé per eccellenza. Cristo con il suo sacrificio:

  • libera “dal vano modo di vivere tramandato dei padri” (1 Pietro 1,18); l’educazione e la storia personale non ci segnano più in modo indelebile;

  • converte “dagli idoli a Dio per servire il Dio vivente e vero” (1 Tessalonicesi 1,9). “Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri.” (Galati 5,24). Non si è più schiavi di idoli e passioni mutevoli;

  • libera dal legalismo e dal moralismo che annulla la parola di Dio “a motivo della nostra tradizione” (Matteo 15,6);

  • dà una nuova identità per la quale si può dire “non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me!” (Galati 2,20).


Sono elementi che segnano in modo profondo e radicale la formazione dell’identità del cristiano. Non sono forse anche quelli che possono orientare veramente l’accompagnamento educativo dell’identità sessuale dei giovani?