Il "Grande Israele": esiste un diritto ad occupare tutto il Medio Oriente?

 
 

Il "Grande Israele" è un'espressione che nel corso del tempo ha assunto diversi significati biblici e politici. È spesso utilizzata, in senso irredentista, per riferirsi ai confini storici o desiderati dello Stato di Israele. 

Si tratta di un progetto che risale a Theodor Herzl, fondatore del sionismo politico, il quale si impegnò a dare una soluzione territoriale al problema ebraico, questo portò alla convocazione del primo Congresso sionista a Basilea (29 agosto 1897). Il primo passo avvenne il 14 maggio 1948 quando fu proclamata la nascita di uno Stato ebraico in Palestina.


Questi ultimi eventi bellici, che hanno visto Israele come uno degli attori più attivi, hanno riportato questo progetto alla ribalta. Oltre all'occupazione abusiva di piccoli territori, un esempio di questa spinta era evidente in una intervista che l'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee, ha rilasciato al podcaster Tucker Carlson.  


Alla domanda se Israele ha il diritto biblico di occupare l'intero Medio Oriente, o gran parte di esso, l'ambasciatore Huckabee ha risposto: "Sarebbe bello se lo prendessero tutto". Quando Carlson gli ha fatto osservare che quest'area nella geografia moderna includerebbe "praticamente l'intero Medio Oriente e anche gran parte dell'Arabia Saudita e dell'Iraq", Huckabee ha affermato: "Non sono sicuro che si arriverebbe a tanto, ma sarebbe un grande pezzo di terra... Israele è una terra che Dio ha dato, tramite Abramo, a un popolo che ha scelto. Era un popolo, un luogo e uno scopo".


Oggi gli ebrei più radicali riferendosi a Genesi 15,18-21: "In quel giorno il Signore fece un patto con Abramo, dicendo: “Io do alla tua discendenza questo paese, dal fiume d’Egitto al gran fiume, il fiume Eufrate..", considerano questa "promessa" fatta da Dio come un diritto divino, un modo per rispettare la parola di Dio.


Va anche ricordato che questo progetto trova consenso anche in ambito cristiano, specie quello sionista, dove si crede alla necessità del ritorno degli ebrei nella Terra Promessa come condizione per il ritorno del Signore.


In relazione alla terra di Israele, la Bibbia identifica tre aree geografiche; la prima già citata in Genesi 15,18-21, sembra delineare la terra che fu data a tutti i figli di Abramo, un vasto territorio che va, "dal torrente d'Egitto fino all'Eufrate".


La seconda più ristretta (Numeri 34,1-15 ed Ezechiele 47,13-20) si riferisce alla terra che fu divisa tra le dodici tribù originarie di Israele dopo la loro liberazione dall'Egitto.


Infine, la terza che è più ampia (Deteronomio 11,24 e 1,7) indica il territorio che sarà dato ai figli di Israele gradualmente nel corso degli anni, come spiegato in Esodo 23,29 e Deuteronomio 7,22. Quale di queste aree dovrebbe far parte del "Grande Israele"? 


Quindi, il cosiddetto "Grande Israele" avrebbe delle frontiere imperscrutabili. Non si sa cosa comprenda e dove possano arrivare i suoi avamposti. Ma è chiaro che per Israele non è un problema di tempo, a piccoli passi questo obiettivo rimane ancora valido.


Ora non si tratta di essere contro o a favore d'Israele. L’antisemitismo va condannato in tutte le sue forme e va difeso il diritto dello Stato d’Israele ad esistere (a tale scopo il parlamento italiano ha varato una legge contro l’antisemitismo). 


D'altra parte non può essere un nazionalismo cieco alimentato da una certa lettura dei dati biblici che possono giustificare la visione del "Grande Israele". 


Primo, perché non tiene conto della risoluzione dell’Assemblea dell’ONU (29/11/1947, Risol. 181) che stabilisce il diritto al possesso di un territorio da parte degli ebrei e dei palestinesi. Cioè il riconoscimento di due stati, Israele e Palestina. 


Sulla base di un testo come Genesi 15,18, Israele non può annullare questa risoluzione che, all'epoca, fu firmata anche dal primo ministro israeliano Davi Ben Gurion. 


Secondo, perché le relazioni fra i popoli non possono essere determinate dalla propria visione religiosa, retaggio di una storia passata e fuori dalla realtà presente. Il 30/11/2023 la Compagnia degli Anziani delle Chiese Evangeliche Riformate Battiste in Italia ha prodotto una dichiarazione che rimane tuttora significativa. 


Fra i vari punti è scritto: "Rigettiamo le iniziative di sostegno acritico delle politiche dello stato d’Israele nei confronti dei palestinesi non solo per motivi di carattere etico, ma anche per le errate motivazioni dottrinali che hanno indotto a confondere le promesse bibliche nei confronti del resto/residuo con lo stato d’Israele tout court" .


Alla luce di un testo come Romani 9,6 “non tutti i discendenti d'Israele sono Israele”, si afferma che: "E' necessario imparare a fare delle distinzioni per quanto riguarda lo stato d’Israele. Il termine stesso “Israele” è infatti distinto da quello di “resto” (Romani 11,5). Di qui la necessità di non confondere l’Israele etnico con l’Israele sionista, l’Israele politico, l’Israele culturale e quello spirituale".


Nella visione biblica il vero Israele è composto da tutti coloro che hanno creduto nel Signore Gesù (Galati 6,16). Questi sono una "folla immensa proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue.." (Apocalisse 7,9), e formano un solo popolo, il quale è sparso in ogni angolo della terra, ne fanno parte anche tutti gli ebrei che hanno riconosciuto il Signore come il loro Messia e unico Salvatore.


Il vero progetto di Dio non è l'espansione territoriale, ma entrare a far parte dell'unico e vero popolo di Dio.   


Per approfondire:

AA.VV., “Israele?” Studi di teologia (2009); 

“Dichiarazione di Willowbank. Sui rapporti col popolo ebraico” (1989), Dichiarazioni evangeliche I. Il movimento evangelicale 1966-1996, a cura di P. Bolognesi, Bologna, EDB 1997 (DE I) §§ 417-445; 

“L’evangelo e il popolo ebraico. Una dichiarazione evangelica” (2008), Dichiarazioni evangeliche II. Il movimento evangelicale 1997-2017, a cura di P. Bolognesi, Bologna, EDB 2017, (DE II) §§164-165; 

“Dichiarazione di Berlino. Unicità di Cristo ed evangelizzazione degli ebrei nell’Europa di oggi” (2008), DE II, §§ 166-170; 

“Dichiarazione di Larnaca. Per la riconciliazione in Israele e Palestina” (2016), DE II, §§ 549-561.