Leggere Paolo oggi. Una finestra aperta da Studi di teologia
“Leggere Paolo oggi”. È questo il titolo del fascicolo N. 74 di Studi di teologia (2025) pubblicato dall’Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione di Padova. Si tratta di un compito difficile, ricorda Nino Ciniello nella sua Introduzione, disponibile online. Questo non solo per la distanza temporale tra le epistole paoline e l’oggi a cui ci riferiamo, ma soprattutto per lo stile letterario dell’apostolo. Paolo non ha scritto un volume di teologia sistematica. Paolo ha scritto delle lettere. La lettura di queste lettere deve quindi tenere conto degli aspetti contingenti contenuti in esse. Tuttavia, senza voler considerare questi scritti troppo in astratto, è compito del teologo lettore di Paolo di abbozzare una teologia dell’apostolo.
Paolo sì scriveva a delle chiese specifiche che avevano problemi specifici. Ma scriveva sempre motivato dalla grande consapevolezza di essere messaggero di Dio, le cui parole si rivolgono in ogni tempo a tutti i cuori di qualsiasi nazione, lingua e cultura. Paolo sa che il vangelo che annuncia è “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Romani 1,16). È su questa tensione che mi sembra sia stato costruito questo bel fascicolo che ho il privilegio di presentare ai lettori in questo breve contributo.
Oltre ad ospitare l’introduzione di Nino Ciniello, il fascicolo (l’indice è anch’esso disponibile online.) ospita tre articoli (di Thomas R. Schreiner, Vern S. Poythress, Nino Ciniello) e quattro brevi studi (di Giosuè Bua, Deborah Lewis, Aldo A. Lucchi, Marco Iotti, Francesco Feraco). Quest’ultimi trattano principalmente delle ricadute storiche della Lettera ai Galati, e sono stati scritti da studenti del Corso di cultura teologica dell’IFED (a.a. 2023-2024). Chiudono il volume una rassegna dal titolo “Paolo in alcuni studi recenti” e la lista dei libri ricevuti.
Il tono del volume, anticipato dall’Introduzione di Ciniello, viene dettato dal primo contributo di Thomas R. Schreiner, “Interpretare le epistole Paoline”. In esso l’autore, oltre a darci qualche dettaglio più tecnico sul come interpretare i libri dell’apostolo, sottolinea prima di tutto la natura occasionale delle lettere di Paolo. La lettera risponde a situazioni problematiche di natura pastorale che Paolo deve affrontare. Tuttavia, le soluzioni proposte da Paolo sono soprattutto di natura teologica. Spesso i problemi derivano da falsi insegnamenti. Ad esempio, la disperazione, lo scoraggiamento e perfino la pigrizia dei Tessalonicesi sono dovuti a convinzioni sbagliate, e in particolare alla convinzione che il giorno del Signore fosse già arrivato o fosse imminente. Non è così perché ancora doveva verificarsi l’apostasia. È un certo tipo di filosofia che fa da obbiettivo polemico nell’epistola ai Colossesi. Gli insegnamenti sulla speranza escatologica e sulla superiorità di Cristo sono universali e atemporali. Le sue lettere, conclude Schreiner, sono parola di Dio.
La predicazione paolina, infatti, supera le condizioni spazio-temporali nelle quali ha avuto luogo e si presenta come il più forte antidoto contro il postmodernismo dei giorni nostri, sottolinea Vern S. Poythress nel suo contributo “La predicazione di Paolo e lo scetticismo”. Non c’è niente di relativo, di incerto, o di scettico nel messaggio di Paolo. La piena fiducia nel Dio delle Scritture, un Dio creatore, provvidente, che si rivela ed è presente nel mondo, si pone in radicale opposizione con la visione postmoderna per cui la diversità di stili di vita, culture, lingue, visioni del mondo finisce per sradicare ogni certezza e senso che potrebbe guidare la vita. Di contro al marasma attuale, la Parola di Dio offre una chiara alternativa tale da trasformare le nostre vite, dando loro una nuova direzione.
Anche gli altri contributi del fascicolo si concentrano tanto sugli aspetti dottrinali delle lettere di Paolo quanto su quelli più contestuali. Nino Ciniello (“I codici domestici del NT per ieri e per oggi”) e Giosuè Bua (“Il concetto di uguaglianza in Galati 3,25-29. Il suo valore teologico alla luce del contesto storico romano”) mostrano che la rivoluzione proposta dal Vangelo non è tanto nel sovvertimento dei rapporti sociali esistenti quanto nella loro reinterpretazione alla luce dell’amore di Dio. A partire dalla consapevolezza di quello che Gesù ha fatto per noi, è possibile immaginare un nuovo modo di approcciarsi alla vita quotidiana. Basti pensare che nel contesto romano a cui scrive Paolo, il Pater familias, che prima godeva di un potere illimitato su tutta la famiglia e i suoi schiavi, viene ora esortato a trattare bene sua moglie, i suoi figli e i suoi schiavi. Il potere ultimo non si esercita nel comando, ma nella cura e nel sacrificio nei confronti di coloro dei quali si è responsabili. È questo il “patriarcato” di Dio Padre che si manifesta nel dono di Gesù Cristo (p. 143).
Di particolare interesse per i lettori italiani sono anche i tre studi sul rapporto tra la Lettera ai Galati e la storia e la teologia protestante. Deborah Lewis si sofferma sul tema della libertà cristiana nei sermoni di Calvino sulla lettera ai Galati. Aldo A. Lucchi mostra come i cinque punti fondamentali del calvinismo riformato, emersi dal sinodo di Dordrecht (1618-1619), possano essere dedotti da una lettura attenta della lettera ai Galati. Infine, Marco Iotti osserva che nella Confessione di fede battista del 1689, i capitoli contenenti la maggior parte delle citazioni di Galati sono il capitolo 8 (“Di Cristo il Mediatore”) e il capitolo 21 (“Della libertà del cristiano e della libertà di coscienza”).
Il volume si conclude con un breve studio ad opera di Francesco Feraco intitolato “L’esclusività del Vangelo, con riferimento a Galati 1,6-9”. Come si desume dal titolo, tale studio si collega tematicamente a quello di Poythress. Dio è uno e il messaggio che ha dato a Paolo è uno. In continuità con le lettere di Paolo, i cinque sola della riforma si pongono come antidoto alle tendenze pluralistiche presenti nella società attuale di cui parlava Poythress. “O si è salvati da Cristo, o non si è salvati affatto”, ricorda Feraco (p. 191). Non c’è altro Vangelo. Le altre fedi, e spesso purtroppo anche le altre confessioni cristiane, propongono una salvezza per opere come facevano i giudaizzanti che predicavano un vangelo diverso.
In guisa di conclusione, mi sembra giusto ricordare le parole di D. Martyn Lloyd Jones. Il Vangelo, diceva, non è un buon consiglio (good advice), ma è una buona notizia (good news). Il consiglio riguarda qualcosa che devi e puoi fare ma che non è avvenuto. La buona notizia riguarda qualcosa di già avvenuto e che non si deve più fare. Gesù ha compiuto tutto per noi. Leggere Paolo oggi significa ricordare questa verità che deve accompagnare il credente in tutti i giorni della sua vita, anche in mezzo alla confusione dei tempi attuali. [1]
[1]: Citato da Tim Keller: https://www.youtube.com/shorts/EqsnvkitJo8 (ultimo accesso, 30/3/2026).