Grand Rapids, Calvin Seminary e Kuyper Conference. Guardare indietro per andare avanti

 
 

Nell’immaginario evangelico-riformato, la menzione di determinate città e luoghi rievoca l’azione di Dio nella storia. In un certo senso, gli spazi, tenute a mente le loro immancabili trasformazioni, sono “altari” e “pietre” che ricordano simbolicamente l’opera di Dio attraverso uomini e donne per l’avanzamento del suo regno. 


In Europa, la menzione di città come Ginevra, Heidelberg, Dordrecht, e Londra, non può non suscitare gratitudine nel credente storicamente informato. Lo stesso vale per gli Stati Uniti, dove ci sono città che ospitano importanti istituzioni che hanno perpetuato l’eredità della tradizione riformata. Tra queste si colloca Grand Rapids (Michigan) sede di Calvin Theological Seminary e Calvin University, di cui quest’anno si celebrano i 150 anni dalla fondazione (1876). 


Ad approfondire la storia dell’istituzione, frutto della diaspora olandese della metà dell’Ottocento, è stato George Harinck, storico del neo-calvinismo e rettore dell’Università Teologica di Utrecht, destinatario del Kuyper Prize, premio assegnato annualmente dal 1998 alla Kuyper Conference, quest’anno tenutasi dal 26 al 28 marzo con il titolo “Calvin and Kuyper at 150: Looking back, Moving Forward”. Il premio è conferito a personalità che riflettono le idee e i valori della visione neo-calvinista nel loro ambito vocazionale. Nella prima parte della Lectio Magistralis intitolata “Un momento Neo-calvinista”, Harinck si è particolarmente focalizzato sulle connessioni tra Paesi Bassi e Stati Uniti, approfondendo le relazioni che Calvin ebbe con i pionieri e gli epigoni del movimento neo-calvinista. 


Interessante osservare che a Grand Rapids, Calvin (allora College) non solo formò importanti accademici come Geerhardus Vos, Louis Berkhof e Cornelius Van Til (solo per menzionare la prima generazione), ma diede anche avvio a un ricco eco-sistema formato da chiese, scuole e case editrici come Baker e Eerdmans. A proposito di quest’ultima e dei suoi rapporti con i Paesi Bassi, vale la pena riportare l’aneddoto condiviso da Harinck. Il fondatore, William B. Eerdmans scrisse una lettera a Herman Bavinck condividendogli che era indeciso se diventare o un imprenditore o un pastore. Bavinck mise in pratica la sua cattolicità: perché non unire le due vocazioni e fondare una casa editrice a servizio della chiesa? Il resto è storia. 


Se nella prima parte della lectio Harinck ha sottolineato il “momento” delle origini del neo-calvinismo nederlandese-americano, nella parte conclusiva, lo storico si è focalizzato sulla fase attuale del neo-calvinismo, facendo notare la partecipazione alla conferenza di dottorandi e studiosi provenienti non solo da diverse parti degli Stati Uniti, ma anche dal Sud America (Brasile, Cile e Argentina), dall’Asia (Cina, Indonesia e Corea) e dall’Europa (Paesi Bassi, Scozia e Italia). Come Kuyper aveva auspicato più di un secolo fa, il movimento nato dall’elaborazione del proto-calvinismo, descrivibile quindi come “ortodossia riformata per la cultura moderna”, sta attirando aderenti che vanno oltre sia i confini geografici (Paesi Bassi) sia relazionali (olandesi-americani). 


Non solo il neo-calvinismo si sta espandendo, ma si sta altresì contestualizzando cercando di collegare le tesi originarie con questioni attuali. A tal proposito è stato proficuo ed arricchente incontrare studiosi affermati, emergenti e dottorandi durante la pre-conferenza, organizzata e diretta da Matthew Kaemingk, e approfondire tematiche come il ministero pastorale, la pneumatologia, il pluralismo religioso, il post-colonialismo, l’impegno sociale, l’etica e l’intelligenza artificiale. 


L’immaginario delle città e dei luoghi dove il Signore ha operato e opera si sta arricchendo. Prima in Europa e negli Stati Uniti; ora e in futuro, sempre di più in Sud America, Asia e Africa. Non a caso l’anno scorso si è tenuta una conferenza a São Paulo, mentre l’anno prossimo la Kuyper Conference si terrà a Seoul


Chissà quali saranno le nuove città di cui sentiremo parlare; chissà se sentiremo altri aneddoti, magari di un imprenditore brasiliano consigliato da un teologo coreano; chissà se in futuro il Kuyper Prize verrà assegnato a una donna o un uomo del sud globale. In tutti i casi, resta comunque alta la responsabilità di mantenere la continuità, dove necessario, con ciò che ci precede utilizzando gli insegnamenti di questa ricca tradizione per affrontare costruttivamente ciò che ci sta davanti.