Ipotesi su Gesù e su Maria. L’universo cattolico di Vittorio Messori (1941-2026)

 
 

Era il 1976. La pubblicazione di Ipotesi su Gesù fece scalpore. Un brillante giornalista semi-sconosciuto, Vittorio Messori, scandagliava le fonti antiche, le confrontava con i racconti evangelici e concludeva che non solo la storicità di Gesù era un dato di fatto, ma anche i miracoli e i discorsi del Signore erano da considerare attendibili così come raccontati da Matteo, Marco, Luca e Giovanni. 


Erano gli anni in cui, in ambienti accademici, la ricerca storica su Gesù, la cosiddetta “terza ricerca” (Third Quest: E.P. Sanders, G. Thiessen e molti altri) superava lo scetticismo sulla storicità di Gesù, ma non andava molto oltre il riconoscimento di qualche brandello di informazione storica desumibile dai vangeli. Nella cultura popolare, il tema Gesù non suscitava grandi sussulti. Il libro di Messori ebbe il pregio di increspare le acque e raccogliere molto interesse intorno alla figura di Gesù.


Messori non era teologo, né biblista. Era un giornalista che, proveniente da un’educazione razionalista, aveva conosciuto un’esperienza di “conversione” al cattolicesimo. Da quel momento, si mise a scrivere di temi religiosi diventando una delle figure di riferimento della cultura cattolica dell’ultimo quarto di Ventesimo secolo. Il suo stile era “pascaliano”: un mix di ragioni della ragione e di ragioni del cuore, in uno stile giornalistico asciutto e documentato. Così facendo, parlava ai cattolici ma anche agli scettici comunque interessati 


Ipotesi su Gesù vendette più di un milione di copie, superato in quegli anni solo da Il nome della rosa di Umberto Eco, pubblicato nel 1980. Dalle pagine del Corriere della Sera, di Avvenire, di Jesus e di altre riviste cattoliche e laiche, Messori diventò una firma conosciutissima. Nel 1985 il suo libro-intervista al Cardinal Ratzinger, Rapporto sulla fede, mostrò che anche le gerarchie iniziavano a fidarsi di lui. Non fu una sorpresa che Giovanni Paolo II scelse proprio Messori per pubblicare il primo libro-intervista di un papa: Varcare la soglia della speranza (1994).


Sulla scorta del successo di Ipotesi di Gesù, nel 2005 Messori pubblicò Ipotesi su Maria. Con lo stesso stile del precedente, Messori volle sostenere una visione massimalista della mariologia cattolica: non solo la storicità di Maria, ma anche la legittimità (la necessità) di tutto l’universo mariologico che si è sviluppato intorno alla narrazione cattolica di Maria. Da lì in poi, i temi mariani diventarono preponderanti nella sua produzione: le apparizioni mariane, le devozioni mariane, i dogmi mariani furono tutti oggetto di svariate pubblicazioni. Intrecciati a questi, diventò un “apologeta” del cattolicesimo a difesa cocciuta della storia e delle istituzioni cattoliche, militando sul versante tradizionalista del cattolicesimo. 


Ipotesi su Gesù e Ipotesi su Maria ben rappresentano la parabola di Messori. Per lui, l’uno necessitava l’altra e vice versa. Il Gesù di Messori era sì storicamente stabilizzato, ma non fondato sulla Scrittura soltanto. Era il Gesù ecclesiasticizzato che doveva essere letto all’insegna dell’agenzia mariana. La celebre frase di Paolo VI si applica perfettamente a Messori: “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani”. E’ il cattolicesimo che lo richiede.


Ipotesi su Gesù fu anche apprezzato dai lettori evangelici, sorpresi di trovare un giornalista italiano (poi diventato famoso) difendere la storicità di Gesù e l’attendibilità dei vangeli. La sorpresa fece posto alla delusione quando fu chiaro che il cristianesimo di Messori era una versione acuta ed accattivante del cattolicesimo mariano, non un ritorno al cristianesimo biblico. 


L’opera di Messori testimonia come il cattolicesimo intellettualmente gagliardo possa anche avvicinarsi al Gesù biblico, quasi sfiorarlo, senza abbandonare il retaggio non cristiano della sua quintessenza mariana.