Neopentecostalismo deviante. Le ADI prendono posizione
Non sono in grado di ricostruire quando e su cosa l’organo più alto delle Assemblee di Dio in Italia si sia espresso pubblicamente su temi “dottrinali”. Sta di fatto che l’ultimo comunicato del Consiglio Generale delle Assemblee di Dio (30/1/2026) interviene su un fenomeno che da decenni imperversa a “sinistra” del movimento pentecostale.
Le definizioni possono variare e vanno prese sempre con le pinze. Il comunicato, però, parla chiaro: prende posizione nei confronti del “neopentecostalismo” e del “movimento carismatico”. I sociologi parlerebbero di terza e quarta ondata del movimento pentecostale. Teologicamente si tratta di movimenti che hanno via via perso l’anima evangelica classica del pentecostalismo (autorità della Scrittura, esclusività di Cristo, salvezza per grazia mediante la fede, vita cristiana all’insegna della santità), per essere infiltrate da una religione “di potenza” variamente declinata. L’evangelo non sembra essere più il perno, sostituito da una non proprio mascherata “volontà di potenza” che si traduce in sete miracolistica, fame di denaro, brama di salute, avidità di successo.
Il comunicato stesso aiuta a precisare cosa intende col termine “neopentecostalismo”. Fa riferimento ad una vasta e variegata fenomenologia: “la cosiddetta teologia del regno, il power evangelism, il faith movement, lo spiritual warfare, il vangelo della prosperità, la caduta nello spirito, la risata nello spirito, nonché presunti fenomeni prodigiosi di natura materiale o finanziaria, quali l’olio che fluisce dalle palme delle mani o la polvere d’oro che cade durante l’adorazione, la comparsa di denti d’oro o il miracoloso accredito di somme di denaro sul proprio conto corrente, e forme di apertura ecumenica non fondate su una comune e chiara confessione di fede evangelica”.
Da queste correnti molto diffuse in tutto il mondo, il comunicato prende nettamente le distanze. Si tratta di caricature di spiritualità cristiana che “non trovano riscontro nel chiaro insegnamento delle Sacre Scritture e che risultano sempre più diffuse in alcuni ambienti neo-pentecostali e carismatici”.
Impossibile dettagliare qui sulle specificità di ognuna di queste caratterizzazioni del neopentecostalismo. Ci sono biblioteche in costruzione su questi fenomeni già attestati e in continua evoluzione. Ciò detto, sono tre le riflessioni che possono essere fatte a caldo.
1. Se il Consiglio Generale delle Assemblee di Dio arriva a diramare un comunicato del genere è perché il grado di diffusione sul territorio e di influenza religiosa del neopentecostalismo ha raggiunto anche in Italia livelli preoccupanti. Non occorre essere esperti di sociologia religiosa per sapere come la rete digitale e le città siano ricolme di organizzazioni efficienti ed eventi chiassosi proponenti il “vangelo” neopentecostale. Molti di questi fenomeni hanno avuto origine e si sono sviluppati altrove (in genere Nord America e America Latina), ma hanno preso piede anche da noi, impattando dall’esterno anche una grande denominazione come le ADI che sente ora il bisogno di dire di non aver nulla a che fare con loro. Il comunicato dice che gli effetti negativi del neopentecostalismo non sono più trascurabili.
2. Se il movimento pentecostale classico deve far fronte a “sinistra” con il neopentecostalismo variopinto, a “destra” dello stesso c’è il fenomeno del neopentecostalismo ecumenico. Proprio una settimana prima del comunicato, il 23 gennaio 2026 i rappresentanti di 18 chiese e denominazioni cristiane (tra cui la chiesa cattolica, le chiese protestanti storiche, le chiese ortodosse) hanno firmato il “Patto tra Chiese Cristiane in Italia” a Bari. Tra le altre cose, il Patto contiene il riconoscimento di tutte le chiese firmatarie come “sorelle” e l’impegno a non evangelizzare i membri altrui. In altre parole, la chiesa cattolica è una chiesa sorella e non ci si deve aspettare che i cattolici convertiti a Cristo lascino la chiesa di Roma.
Ciò che ha destato sorpresa, ma fino ad un certo punto, è la presenza tra i firmatari anche della Chiesa della Riconciliazione, una chiesa carismatica italiana. La partecipazione dei neopentecostali o carismatici all’ecumenismo è un altro e nuovo fronte su cui il pentecostalismo classico (e tutto l’evangelicalismo) è costantemente sollecitato a prendere posizione. Molti neopentecostali sentono l’attrazione ecumenica e in nome del “dialogo” si aprono al riconoscimento del cattolicesimo romano come una modalità biblica della vita cristiana (con qualche eccentricità). Anche questo fenomeno andrà attenzionato per vigilare affinché il movimento pentecostale mantenga una postura evangelica, pronta a riconoscere la fraternità cristiana ai “nati di nuovo” credenti in Cristo, ma non ai battezzati delle chiese nominali e alle chiese (come quella romana) fondate su dogmi e pratiche contrari all’evangelo.
Questo per dire che l’integrità evangelica del pentecostalismo è minacciata sia a sinistra che a destra.
3. Proprio un anno fa posi la domanda su “cosa vuol far da grande il movimento pentecostale”. L’occasione fu data dalla pubblicazione del libro Robert P. Menzies, Cristo al centro. La natura evangelica della teologia pentecostale, Roma, ADIMedia 2024. Nel volume, il teologo pentecostale Menzies giustamente sostiene la tesi che il movimento pentecostale classico si era collocato teologicamente nel solco dell’evangelismo figlio della Riforma e dei Risvegli. Tuttavia, i recenti sviluppi di alcune correnti del neopentecostalismo correvano il rischio di fuoriuscire da quella matrice per sostituirla con altre all’insegna di un “vangelo” universalista, pan-ecumenico e spiritualista (senza essere biblicamente spirituale).
Un successivo articolo del pastore Salvatore Cusumano confermò questa lettura. Il “buon deposito” della fedeltà evangelica del movimento pentecostale andava e va preservata dagli scivolamenti verso “altri vangeli”, magari accattivanti, attraenti, popolari, ma poveri se non privi della buona notizia delle Scritture. Il comunicato del Consiglio Generale delle ADI si colloca nella scia di questo impegno. Per questo va salutato come un elemento di chiarezza evangelica che aiuta a non essere sballottati qua e là da ogni vento di dottrina o da ogni portento millantato.