Päivi Räsänen condannata in Finlandia. A rischio la libertà di parola

 
 

Doveva essere la definitiva chiusura di un caso increscioso ed inquietante. Invece, la sentenza della Corte Suprema finlandese che condanna Päivi Räsänen getta una luce sinistra sul futuro della libertà di parola e della libertà religiosa non solo in Finlandia, ma in tutta Europa. 


Del caso di Päivi Räsänen ci eravamo già occupati tre anni fa esprimendo un certo sollievo allorché la querelle giudiziaria che riguardava la parlamentare finlandese sembrava evolversi verso la ragionevole sentenza che dichiarava che citare la Bibbia per criticare l’omosessualità non può essere considerato reato.   


La questione giudiziaria di per sé non è molto complessa, ma ha una portata ideologica enorme. Nel 2019, l’ex ministro dell’Interno finlandese, ora parlamentare popolare, aveva postato un tweet di dissenso contro il patrocinio al gay pride citando la Bibba. 


Imbastendo il processo, il pubblico ministero aveva portato all’attenzione dei giudici un pamphlet dal titolo “Maschio e femmina li creò!” che la parlamentare aveva pubblicato insieme al vescovo luterano Juhana Pohjola. Le lobby LGBQT+ si erano battute con insistenza. 


La partita si è giocata sul campo che mira ad accomunare e sovrapporre l’incitamento all’odio con l’espressione del proprio pensiero sull’omosessualità da un punto di vista biblico. La questione si era conclusa con l’assoluzione della corte distrettuale e della corte d’appello (i primi due gradi) che avevano difeso il diritto alla libertà di parola di Räsänen. 


Le prime due assoluzioni però non sono bastate e il caso, ormai divenuto mediatico e d’impatto mondiale, è stato portato all’attenzione della Corte Suprema che qualche giorno fa ha condannato Päivi Räsänen e il vescovo luterano per la pubblicazione del pamphlet. La parlamentare è stata invece assolta per il tweet con la citazione di Romani 1,24-27. 


La sentenza apre un precedente inquietante. Incitamento all’odio e libertà di espressione e di credo possono essere confuse così facilmente? Il testo non conteneva espressioni offensive né espliciti riferimenti all’odio o alla violenza, e questo è stato anche riconosciuto dalla sentenza. Nonostante ciò, il fatto che “un gruppo di persone” si sia sentito offeso dal contenuto del libretto è stato tenuto in considerazione per la condanna. 


L’Alleanza Evangelica Europea, con una dichiarazione ufficiale, ha espresso forte disappunto per l’accaduto. Non si tratta solo della difesa della libertà di espressione della parlamentare, ma dell’apertura di un varco che assottiglia la linea della libertà religiosa. 


La condanna è fragile e basata su elementi poco solidi. È evidente che la Corte abbia voluto dettare una linea ideologica. La stessa Räsänen ha parlato del suo caso come un mediatico invito alla deterrenza.


La posizione cristiana storica sull’omosessualità, espressa in maniera pacata attraverso uno scritto da una personalità pubblica, è stata, per la prima volta in Europa, considerata materia di condanna. La sentenza della Corte finlandese spaventa e sorprende. È la deriva della pseudo tolleranza progressista? Che ne sarà della testimonianza evangelica se le Corti in Europa cominciano ad emettere sentenze penali per le posizioni bibliche ritenute “offensive” da vari gruppi di persone?


Nei prossimi anni la tutela dei cosiddetti “gruppi marginalizzati” potrebbe essere ancora campo di scontro. È bene che gli evangelici non intenzionati a compromettere la propria testimonianza, pur non valicando mai il confine dell’offesa, investano nell’avere una voce pubblica sul diritto alla libertà religiosa e di pensiero, battendosi affinché il messaggio biblico, anche nel discorso pubblico, sia liberamente espresso.


Come indicato da Räsänen, ora la vicenda passerà alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il caso non è chiuso.