Riformati battisti (II). Cristiani prima di tutto
In occasione del ventennale delle chiese CERBI (Chiese evangeliche riformate battiste in Italia), è appena uscito l’ultimo libro di Pietro Bolognesi, Riformati battisti. Profili confessanti della fede evangelica, Caltanissetta, Alfa&Omega 2026. Data l’importanza della pubblicazione, dedicheremo una serie di articoli a discussioni, spunti e prospettive emergenti dal libro.
Nel mondo e in Italia, i riformati battisti hanno una storia alla quale fanno riferimento quando pensano alla propria identità. Prima ancora di essere riformati, prima ancora di essere battisti, essi sono cristiani!
Tutti i riferimenti storici sono fuorvianti e anche inutili se, prima di tutto, non ci si riconosce come cristiani, cioè seguaci di Gesù Cristo. Il termine “cristiano”, infatti, non nasce dall’esigenza dei primi credenti di costruire un’identità di gruppo, ma fu attribuito loro dall’esterno. Furono altri, osservandoli, a riconoscere che la loro vita era così profondamente segnata da Cristo da definirli a partire da Lui. Le loro esistenze erano modellate e riorientate dalla sequela di Cristo.
Ancora oggi, i riformati battisti desiderano riconoscersi in questo cristianesimo confessante, indissolubilmente legato alla persona e all’opera di Cristo. Bolognesi offre una definizione di “cristiano” radicale: “essere cristiani significa essere persone che si sono lasciate dire la verità su sé stesse e sulla storia di cui fanno parte, al punto da affidarsi a Dio grazie al patto realizzato da Gesù Cristo una volta per sempre alla croce, ubbidendo di cuore a tale verità” (17).
Una tale definizione non lascia spazio a neutralità: al di fuori di questo patto, l’essere umano resta confuso e disorientato, e ogni identità che tenta di costruirsi si rivela fragile, incapace di dare un senso ultimo all’esistenza.
Essere cristiani, dunque, significa riconoscere l’esclusività e la sufficienza di Cristo come unico mediatore per entrare in relazione con il Dio creatore, nonostante la nostra condizione peccaminosa. Chi crede in Lui riceve il diritto di essere adottato come figlio di Dio, rimanendo unito a Cristo e partecipando alla gioia della salvezza, insieme alla fiduciosa speranza della restaurazione di tutte le cose.
L’essere cristiano non è definito dalla cultura, né dalla sociologia, né dalla politica. Dentro il DNA dei battisti riformati c’è questa accezione pattizia del cristianesimo che impone un’adesione confessante.
Per Bolognesi, questo tipo di fede cristiana ambiziosa e totalizzante è ben espressa dal Credo apostolico, una delle prime formulazioni della fede cristiana ai quali i battisti riformati fanno riferimento.
Il punto di partenza è la ferma certezza che la Bibbia sia totalmente ispirata da Dio e che essa sia l’autorità finale per tutti coloro che si definiscono cristiani. Essa rivela Dio come uno e trino al quale tutta la gloria è dovuta. Il genere umano ha fallito, ha abbandonato l’adorazione di Dio per rivolgerla ad altri idoli, il peccato si è insinuato nel mondo e da allora il genere umano è segnato dal senso di colpa e dal vuoto dell’insensatezza della propria esistenza.
L’unica speranza è l’amore immeritato di Dio stesso che ha provveduto ad una soluzione. Il Figlio, la seconda persona della Trinità, si è incarnato. Si è fatto uomo ed ha pagato il prezzo del peccato. Lo Spirito Santo, che applica ai credenti i frutti dell’opera di Cristo, rigenera e fa rinascere a una nuova vita. Essa è una vita rinnovata che può e deve inserirsi ed innestarsi nel popolo di Dio attraverso la sua espressione locale. Il cristiano è chiamato a vivere un nuovo stile di vita camminando insieme agli altri credenti nella chiesa locale assume la responsabilità di maturare come discepolo di Cristo.
Si possono dire molte cose dell’identità riformata battista e della storia che l’ha plasmata fino alla celebrazione dei vent’anni delle chiese CERBI in Italia. Tuttavia, ogni biografia, ogni confessione di fede, ogni congresso, risveglio o stagione ecclesiale perde significato se non è ancorata alla più grande narrazione offerta dalla Scrittura.
Nella creazione, Dio ha stabilito un’alleanza che l’uomo ha infranto. Dio stesso ha provveduto alla redenzione, compiendola in Gesù Cristo e applicandola ai suoi figli mediante l’opera dello Spirito Santo. La nostra storia si svolge nel “già” della redenzione compiuta e nel “non ancora” della sua piena realizzazione, che si manifesterà nel ritorno di Cristo.
Il libro aiuta a collocare i battisti riformati nella mappa del cristianesimo biblico. Essere riformati battisti, quindi, significa prima di tutto confessare che Cristo è il Signore della propria vita e della storia e vivere nella gioiosa certezza della vittoria finale.
(continua)
Della stessa serie:
“Riformati battisti (I). Chi sono nel mondo e in Italia?” (16/4/2026)