Se Dio è buono, perché soffro? Una serata a Roma per prendere di petto la domanda

 
 

“Voi cristiani dite che Dio è buono, eppure il mondo soffre. Questo non mi permette di credere nel vostro Dio!”. Quale cristiano non ha mai sentito, almeno una volta, un’obiezione simile alla propria fede?


E questa non è certo l’unica tra le grandi domande che, in un tempo segnato da diffuso scetticismo, i credenti si trovano ad affrontare. Proprio per questo, la Chiesa evangelica Breccia di Roma Prati ha organizzato un ciclo di tre incontri pubblici dedicati ai dubbi sul cristianesimo più comuni e più diffusi:


- può un Dio buono permettere la sofferenza?
- fede e scienza possono convivere?
- esiste una sola vera religione?

Giovedì 16 aprile si è tenuto il primo incontro, dedicato al tema della sofferenza. Il prof. Leonardo De Chirico ha provato a tracciare alcune traiettorie rispetto ad una questione che sembra ingovernabile per quanto ampia.


Accusare Dio per la sofferenza del mondo o per il suo (presunto) mancato intervento, infatti, è l’esercizio ozioso in cui si sono dilettati filosofi, pensatori e cinici comuni sin dall’antichità e che continua tutt’oggi. E, a ben vedere, al di là delle speculazioni filosofiche, quale cristiano non ha mai gridato con Davide: “O Signore, perché te ne stai lontano? Perché ti nascondi in tempo di angoscia?” (Salmo 10,1), chiedendosi dove sia Dio in tempo di sofferenza.


Proprio perché il male e le sofferenze sono un tema così pervasivo e così vicino al vissuto personale di ognuno di noi, esso va trattato con riguardo e senza superficialità, banalizzazioni od eccessive semplificazioni. È la stessa Bibbia a ricordarci che “Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma, allora vedremo a faccia a faccia” (1 Corinzi 13,12). La nostra comprensione del male è inevitabilmente parziale, limitata.


Quindi siamo condannati all’agnosticismo? A brancolare nel buio? Non proprio. La visione cristiana ha un codice di accesso alla questione che permette di cominciare ad affrontarla senza la pretesa di razionalizzarla o di risolverla, ma abitandola con la fede.


Quattro passaggi sono necessari per addentrarsi e non perdersi.

 

1.  La visione cristiana prende in carico la questione della sofferenza. Il cristianesimo non è un sistema di pensiero e di vita che nega, rimuove o edulcora la sofferenza. Ci entra, l’affronta, la prende di petto. Partendo dall’AT, la legge è dettata affinché i fragili e i sofferenti siano tutelati, i profeti sono chiamati alla denuncia del male e delle ingiustizie, Gesù vive la sua vita a stretto contatto e a favore dei sofferenti. 


2. La visione cristiana afferma che l’origine del male non è in Dio. Dio ha creato ogni cosa buona. Vi è stata una frattura nel progetto originario che ha portato, tra l’altro, la sofferenza come conseguenza. Il peccato è entrato nel mondo e, da allora, il male è dentro di noi e intorno a noi.


3. La Bibbia parla di storie di vita in cui la sofferenza non è l’ultima parola nella vita delle persone. Le vite di Giuseppe, Rut, Giobbe…sono segnate dalla sofferenza ma trasformate dalla presenza di Dio. Pur non essendone responsabile, Dio lavora per spezzarne la spirale distruttiva e per rilanciare la vita.


4. Il Dio cristiano promette vicinanza, conforto e presenza nella sofferenza. Si può vivere con Dio anche la sofferenza, così come Dio si impegna ad accompagnare nella sofferenza.


Queste chiavi di accesso, benché ricche, risulterebbero ancora parziali per addentrarsi nella visione cristiana. Infatti, se i dubbi sul male non vengono affrontati attraverso la lente della persona e dell’opera di Gesù Cristo, ogni riflessione resta incompleta.


Gesù Cristo, il Figlio di Dio, si è incarnato e ha vissuto una vita segnata dalla vicinanza ai sofferenti. Gesù ha guarito, sfamato, risuscitato: ha condiviso da vicino la condizione umana, entrando in contatto diretto con il dolore e con le conseguenze del male.


Non si è fermato qui. Egli stesso ha attraversato la sofferenza più radicale: ha conosciuto il terrore della morte, il peso del peccato e la distanza dal Padre. Tuttavia, la storia non si conclude nella sofferenza. Cristo non solo può empatizzare con noi, perché ha conosciuto il dolore nelle sue forme più profonde, ma è anche risorto.


È qui che la prospettiva cristiana offre una chiave di volta al problema. Anche se ci sembra di dover guardare alla questione da uno specchio opaco e vorremmo risposte razionali ed esaustive, la visione cristiana più che spiegazioni offre la soluzione radicale. Cristo è risorto: ogni nostra sofferenza e quelle di chi ci sta intorno possono essere affrontate nell’ottica della vittoria. Cristo ha vinto sul male e ha aperto per noi la possibilità di attraversare il dolore senza restare intrappolati nel vittimismo, nell’autocommiserazione o nella rabbia cieca.


La serata si è conclusa con un ricco tempo di domande e risposte. Il punto più volte emerso è che possiamo affidarci a un Dio che non resta distante, ma che cammina con noi dentro la sofferenza e che promette che essa non avrà l’ultima parola.


N.B. Il prossimo appuntamento sarà giovedì 28 maggio sulla domanda: “fede e scienza possono convivere?” con Gianluca Piccirillo. Hotel NH Collection Roma Centro, Via dei Gracchi 324, ore 19.30. Ingresso libero.