Vede, discerne, agisce: è la nostra chiesa?
Timothy Keller nel suo libro Chiesa al centro, Torino, La Casa della Bibbia 2025, si concentra sulla chiesa come comunità immersa nelle città e tra le persone e sul modo in cui dovrebbe porsi e agire per essere una testimonianza autentica, riconoscibile ed efficace del Vangelo, per essere una chiesa che vede, discerne e agisce.
A partire dal testo di Keller, Leonardo De Chirico, pastore della chiesa evangelica Breccia di Roma, professore di teologia storica presso l’IFED di Padova e direttore della rivista Studi di teologia, ha tenuto una conferenza presso la chiesa evangelica battista Vita abbondante di Casoria (NA) il 19 settembre (i video sono disponibili qui e qui).
Data l'impossibilità di racchiudere in poche ore di conferenza l’intero testo di Keller, sono state prese in considerazione due questioni fondamentali, nel tentativo di proporre alcune riflessioni che possano contribuire a rafforzare una chiesa che vede, discerne e agisce, una chiesa che abbia consapevolezza della realtà nella quale si trova e non ne rimanga ai margini, chiusa in sé stessa: "chiesa, città, idoli" e "responsabilità regali, sacerdotali e profetiche".
Gli idoli hanno da sempre accompagnato le comunità umane, certo non sempre allo stesso modo e non sempre mantenendo la stessa forma, ma si sono evoluti e adeguati di pari passo ai cambiamenti nelle necessità e nei desideri degli uomini.
In Atti 17,16 Luca scrive che, mentre Paolo si trovava ad Atene, "lo spirito gli s’inacerbiva dentro nel vedere la città piena di idoli"; Paolo vive un'esperienza che non lo lascia indifferente, vede una realtà che non può essere ridotta a un'osservazione distaccata e puramente descrittiva.
Nel caso di Paolo, Atene era una città i cui idoli erano visibili ed estremamente riconoscibili; tuttavia non sempre l'idolo ha il volto di una statua, ma diventa un costrutto culturale, un modo di vivere che alla fine si rivela però fuorviante, ingannevole: l'idolo, "campione della bugia", viene puntualmente meno alle sue promesse e quindi subentrano lo sconforto, la frustrazione e infine si decide di scommettere, invano, su un altro idolo che si rivela essere niente di più e niente di meno di quello che l'ha preceduto.
L'idolo va al di là del manufatto fino a diventare in alcuni casi un "idolo universale", un idolo cioè riconoscibile ovunque, senza alcuna connotazione particolare. È il caso di denaro, carriera, successo: questi diventano il fine ultimo sul cui altare viene sacrificato tutto; è importante specificare che non si tratta di cose sbagliate a prescindere o naturalmente cattive, ma diventano problematiche nel momento in cui si trasformano in un assoluto attorno al quale ruota la nostra vita.
Allo stesso modo esistono poi gli "idoli culturali", cioè contestualizzati, propri e specifici di un luogo: gli idoli di Napoli non saranno esattamente gli stessi di Roma, di Parigi, di Buenos Aires e così via.
Allora cosa dovrebbe fare la chiesa? Come dovrebbe comportarsi una comunità all'interno di una società piena di idoli che creano delle vere e proprie barriere di repulsione?
In primo luogo, la chiesa dovrebbe guardarsi attorno con attenzione, cercare di comprendere quali sono gli idoli che la circondano e mostrare che è possibile liberarsene: solo conoscendo il proprio avversario si può agire e, metaforicamente, colpire efficacemente.
La chiesa deve mostrare che esiste un'alternativa e soprattutto che si tratta di un'alternativa migliore, che mettere Cristo e non un idolo al centro della propria vita permette di riportare ogni cosa in equilibrio; fornire quindi orizzonti e prospettive che l'idolatria non può dare.
Quindi la chiesa è chiamata ad agire nella società, a non nascondersi e può farlo attraverso l’esercizio delle sue tre responsabilità fondamentali: quella profetica, quella sacerdotale e quella regale.
Profetica: sulla base di ciò che Cristo ha detto e del suo insegnamento, la chiesa è chiamata ad essere obbediente e fedele a questo insegnamento e se ne fa testimone; la chiesa annuncia, dice, fa.
Sacerdotale: la chiesa si fa prossima, si avvicina ai popoli, alle nazioni, alle genti; cerca e crea il contatto con le persone. Come il sacerdote faceva da intermediario tra Dio e il popolo, la chiesa sacerdotale intercede, prega.
Regale: la chiesa è formata da cittadini del Regno di Dio chiamati ad annunciare questo Regno, testimoni dell'opera di salvezza e guarigione che solo Dio può offrire e rappresentano un esempio della chiamata ad una vita ordinata ed equilibrata. La chiesa è la comunità dove il Regno è visibile.
Può una chiesa decidere di limitarsi ad annunciare il Vangelo e di non mostrarsi accogliente con gli altri, di predicare senza mostrare reali cambiamenti nella vita della propria comunità? La chiesa non è fatta per predicazioni saccenti, non è fatta per farsi prossima senza mostrare la verità del Vangelo, e tantomeno per un cristianesimo autoreferenziale che non vada al di là della vita all'interno della propria comunità.
Annunciare, pregare e testimoniare sono elementi che devono camminare insieme, che contribuiscono a orientare la vita di una chiesa. Le responsabilità profetiche, regali e sacerdotali devono essere tenute insieme e diventare parte integrante della visione e degli obiettivi della chiesa.
Solo una chiesa che ha ben chiare quali siano le proprie responsabilità può agire efficacemente, solo una chiesa che vive realmente al centro della realtà in cui è inserita può riconoscere e agire con efficacia nel luogo in cui è stata posta e mostrare che agli idoli esiste un'alternativa migliore, capace di mantenere ciò che promette e, soprattutto, vincente. Solo in questo modo potremmo avere delle chiese che vedono, discernono e agiscono.