GT 2026 (VI). Era digitale: una voce sola non basta

 
 

Quando pensiamo alle tecnologie digitali e all'intelligenza artificiale, non è facile orientarsi nel mare di articoli, opinioni e previsioni che ogni giorno si accumulano sui media. Qual è davvero lo stato dell'arte? Quali direzioni sta prendendo l'innovazione? Siamo di fronte all'evoluzione di strumenti già noti oppure a nuovi salti di paradigma destinati a trasformare profondamente il modo in cui viviamo, lavoriamo e comprendiamo il mondo?


Sono stati questi alcuni dei temi affrontati durante il dialogo tra il professor Alessandro Sperduti, docente presso l’università di Padova, ed il sottoscritto, in rappresentanza di IFED, nell'ambito delle Giornate Teologiche 2026 dedicato al tema “L'era digitale: decifrare il presente, immaginare il futuro”. Nel confronto sono emerse questioni che vanno ben oltre gli aspetti tecnici dell'IA.


La prima riguarda il potere. Secondo Sperduti, lo sviluppo dell'IA è oggi fortemente concentrato nelle mani di pochi grandi attori privati. Le università e le iniziative open source continuano a svolgere un ruolo importante, ma faticano a competere con le risorse economiche e le dotazioni tecnologiche delle Big Tech. La conseguenza è una crescente polarizzazione tecnologica che pone interrogativi non solo economici ma anche politici, ridefinendo in modo inedito gli equilibri di potere tra soggetti privati ed istituzioni pubbliche. 


La seconda riguarda la sostenibilità di questa corsa all'intelligenza artificiale, sia sul piano economico che su quello ambientale. Gli investimenti nelle infrastrutture digitali e nei data center hanno raggiunto livelli enormi, con impatti ambientali tutt’altro che trascurabili. Per Sperduti l’entità di tali investimenti rende difficile immaginare un ritorno economico adeguato per tutti i soggetti coinvolti, per cui è plausibile che il settore attraversi una “bolla finanziaria” nella quale non tutti gli attori oggi dominanti sopravviveranno. Nonostante questo rischio, gli sviluppi della tecnologia sembrano destinati a proseguire, soprattutto negli ambiti dell’interazione con il mondo fisico e nelle capacità di automiglioramento dei sistemi.


La terza riguarda la persona. Interrogato sulla domanda più urgente che l'umanità dovrebbe porsi, Sperduti ha richiamato il rischio di una progressiva perdita della capacità critica, specialmente da parte delle nuove generazioni. La crescente delega cognitiva agli algoritmi potrebbe contribuire a formare generazioni sempre meno abituate a verificare, interpretare e valutare autonomamente le informazioni che ricevono.


Potere, economia, formazione: temi all’apparenza molto diversi tra loro, in realtà accomunati da una caratteristica fondamentale: nessuno di essi può essere affrontato esclusivamente come una questione tecnica.


È qui che emerge un tema da sempre caro alla riflessione evangelica: quello del pluralismo. Se l'intelligenza artificiale influenza la distribuzione del potere, il funzionamento dell'economia, la formazione della persona e perfino la nostra comprensione dell'essere umano, allora diventa difficile sostenere che la sua governance possa essere affidata soltanto a tecnici, economisti e giuristi. Su questo il contesto italiano fatica ad esprimere un autentico pluralismo. La partecipazione degli attori sociali potenzialmente coinvolti ai processi di riflessione e consultazione resta limitata e spesso ricondotta a una sola voce proveniente dal mondo cattolico. La questione non riguarda semplicemente la rappresentanza. 


La prospettiva evangelicale non chiede spazio per ragioni identitarie. Piuttosto, porta nel dibattito piste di riflessione che da secoli appartengono alla sua storia e che scaturiscono da una visione del mondo biblica e teocentrica: quali limiti devono accompagnare il potere umano? Che cosa significa essere persone e non semplicemente individui efficienti? Come si forma il discernimento? Quali responsabilità abbiamo verso il prossimo e verso il creato?


Forse, allora, una delle sfide dell'era digitale consiste nel costruire luoghi in cui le domande sollevate dalle nuove tecnologie possano essere affrontate da una pluralità di voci. Tra tali voci, quella evangelica, rimanendo ancorata alle categorie bibliche e facendo tesoro del solido pensiero sviluppato da chi ci ha preceduto, può offrire un contributo peculiare, radicato nella convinzione che la parola ultima sulla realtà non appartenga né all’uomo né alla più potente delle tecnologie, ma solo a Dio, Signore di ogni cosa. 


(continua)


Della stessa serie:

Raffaele Costagliola, “GT 2026 (I). Senza visione biblica del mondo, l’IA esalta o impaurisce” (15/9/2026)

Gheorghe Balan, “GT 2026 (II). Quattro sfide per il discepolato nel mondo accelerato della tecnologia” (18/9/2026)

Isabella Savino, “GT 2026 (III). Senza timor di Dio, nessuna intelligenza (nemmeno quella artificiale” (22/9/2026)

Francesco Aquila, “GT 2026 (IV). L’IA tra secondo comandamento e idoli 2.0”

Leonardo De Chirico, “GT 2026 (V). Quale etica per l’IA”