GT 2026 (I). Senza visione biblica del mondo, l’IA esalta o impaurisce
Il dibattito sull’intelligenza artificiale (IA) è sempre più acceso e le varie posizioni tendono a polarizzarsi sempre più. Da una parte troviamo gli ottimisti tecnologici secondo i quali l’IA curerà malattie, aumenterà la produttività, risolverà problemi ambientali, eliminerà gran parte della povertà e persino, secondo alcuni, sconfiggerà la morte stessa. In questa narrazione la tecnologia assume un ruolo quasi salvifico. L’essere umano, grazie alle proprie capacità tecniche e intellettive, sarebbe finalmente in grado di ri-costruire il paradiso sulla terra.
Dall’altra parte troviamo i pessimisti. Romanzi, film e saggi descrivono scenari distopici in cui sistemi superintelligenti sfuggono al controllo umano, manipolano la realtà, distruggono posti di lavoro, compromettono la democrazia o addirittura provocano l’estinzione dell’umanità. In questa prospettiva l’IA diventa il grande nemico del nostro tempo. Persino alcuni tecnici e ricercatori del settore annunciano scenari apocalittici per il genere umano.
Sul tema si è discusso nella 38ma edizione delle Giornate Teologiche tenutasi venerdì 11 e sabato 12 settembre presso l’IFED di Padova su “La testimonianza cristiana nell’era digitale”. Ospite internazionale è stato il prof. Derek Schuurman, docente di Scienze informatiche alla Calvin University di Grand Rapids (Michigan, USA).
Nella sua prima relazione, Schuurman ha sostenuto che sia la posizione ottimista sia quella pessimista sono in realtà deficitarie. Entrambe attribuiscono all’IA un’importanza che non le appartiene. La Scrittura rifiuta entrambe queste forme di idolatria.
La prospettiva cristiana parte da un presupposto diverso. L’IA non è il nostro salvatore e non è nemmeno il nostro problema principale. La salvezza appartiene soltanto a Gesù Cristo, mentre il problema fondamentale dell’umanità rimane il peccato.
Molte delle promesse messianiche attribuite all’IA ricordano antichi tentativi umani di raggiungere il cielo senza Dio. È la storia della Torre di Babele che si ripresenta sotto nuove forme. L’umanità cerca ancora di costruire ponti verso la propria redenzione attraverso il progresso, la scienza o la tecnologia. Tuttavia, il Vangelo ci ricorda che il vero ponte tra cielo e terra è Cristo soltanto.
Allo stesso tempo, non possiamo attribuire alla tecnologia una natura intrinsecamente malvagia. Le macchine non sono la fonte del peccato. Sono gli esseri umani, con i loro desideri disordinati e il loro cuore insanabilmente maligno ed idolatra, a creare ed usare la tecnologia in modo sbagliato. Come ricorda Proverbi 4,23, è dal cuore che scaturiscono le sorgenti della vita. Il problema più profondo dell’IA non è nei suoi algoritmi, ma nel cuore umano che li progetta, li addestra e li utilizza.
Per evitare sia il trionfalismo sia il catastrofismo, Schuurman ha invitato a collocare l’IA all’interno della narrazione biblica articolata in creazione, caduta, redenzione e nuova creazione, avendo come riferimento l’opera di Al Wolters, La riconquista del creato, Bigarello (MN), Passaggio 2008.[1]
Nella creazione, l’IA appartiene alle possibilità che Dio ha posto nel mondo. La capacità umana di sviluppare strumenti sofisticati deriva dal mandato culturale affidato all’uomo in Genesi. La tecnologia, quindi, non è estranea al progetto divino. Inoltre, il fatto che l’essere umano sia creato a immagine di Dio ci ricorda che nessuna macchina, per quanto avanzata, può essere equiparata alla persona umana.
La caduta ci insegna invece che ogni ambito della creazione è stato contaminato dal peccato incluso l’IA. Pregiudizi, manipolazioni, disinformazione e usi dannosi della tecnologia sono manifestazioni della distorsione introdotta dal peccato nella buona creazione di Dio.
Nella redenzione, Cristo riconcilia a sé tutte le cose. Il Vangelo non riguarda soltanto la salvezza individuale, ma il rinnovamento dell’intero creato. I credenti sono chiamati a partecipare a quest’opera anche nell’ambito tecnologico, promuovendo strumenti che servano il bene comune, la giustizia e la dignità umana.
Infine, la nuova creazione ci ricorda che il Regno perfetto non sarà costruito o raggiunto grazie all’innovazione umana. Sarà Dio stesso a fare nuove tutte le cose. La tecnologia non inaugurerà i nuovi cieli e la nuova terra. Tuttavia, può essere utilizzata come segno anticipatore dello shalom futuro, se orientata al servizio di Dio e del prossimo.
Nella visione biblica del mondo, occorre quindi saper distinguere la struttura dalla direzione. La struttura riguarda la bontà originaria della creazione. L’IA, come realtà tecnologica, appartiene a questa dimensione. È un potenziale che emerge dall’ordine creato da Dio e dalle capacità che Egli ha donato all’umanità.
La direzione, invece, indica l’orientamento che una realtà assume. Una stessa tecnologia può essere indirizzata verso il servizio del prossimo e per la gloria di Dio oppure verso l’idolatria e l’oppressione.
Schuurman ha usato l’esempio dell’oro. L’oro nella Scrittura viene impiegato per costruire un vitello d’oro da adorare oppure per adornare il tabernacolo e glorificare Dio. La struttura rimane la stessa; ciò che cambia è la direzione. Lo stesso vale per l’IA. Essa può accelerare la traduzione della Bibbia, favorire la ricerca medica o contribuire alla cura dell’ambiente. Oppure può alimentare ingiustizie, disinformazione e dipendenze relazionali. La questione decisiva non è dunque l’esistenza dell’IA, ma il suo orientamento. Se la direzione va contro i principi e le norme stabiliti dal Creatore sicuramente ci saranno conseguenze negative.
La vera domanda, allora, è se stiamo utilizzando la tecnologia al servizio del Regno di Dio e per il bene del prossimo o per servire idoli personali.
Le GT 2026 si sono degnamente inserite nella tradizione pluridecennale del convegno. Inoltre, tramite la rivista Studi di teologia, l'IFED dedica da anni attenzione al rapporto tra fede cristiana, cultura digitale e innovazione tecnologica, promuovendo occasioni di studio e confronto su questi temi. Le Giornate hanno rappresentato un ulteriore passo avanti in questo percorso, ampliando e approfondendo questioni che da tempo sono oggetto di ricerca per aiutare le chiese evangeliche italiane a vivere e testimoniare il Vangelo in un'epoca caratterizzata da profonde trasformazioni tecnologiche.
(continua)
[1]: Il prof. Al Wolters fu l’oratore internazionale alle Giornate teologiche del 2008.