GT 2026 (V). Quale etica per l’IA
L’etica è tirata per la giacca quando le altre discipline o ambiti di vita si accorgono di non riuscire a trovare criteri di bene e male. È accaduto così di fronte agli sviluppi della medicina e della genetica: di qui la nascita della bioetica moderna.
Sta accadendo ora con l’IA. Davanti alla crescente pervasività dell’IA in tutti gli ambiti della vita, molti si chiedono: ma fino a che punto? ma entro quali limiti? ma a vantaggio di chi?, ecc. Insomma, la domanda di etica è forte e non si può sfiorare il tema dell’IA senza porsela.
Un altro aspetto della questione è l’aspettativa diffusa che siano le religioni a fornire linee guida morali. Si capisce, allora, che l’uscita dell’enciclica di papa Leone XIV “Magnifica Humanitas” abbia suscitato reazioni positive, in certi casi segnate da forse immotivato entusiasmo. Sopra e prima di altre, Roma si è confermata un’agenzia etica universale che vuole plasmare l’universo morale del mondo moderno, inclusa l’IA. Fuori dal cattolicesimo romano, quali riflessioni sono in corso e quali contributi sono in elaborazione?
Tutto ciò considerato, la tavola rotonda sull’etica è stata un momento alto delle Giornate teologiche 2026. A contribuirvi sono stati Ilenya Goss, pastora valdese a Mantova e coordinatrice della Commissione etica delle chiese valdesi, metodisti e battiste, e Alessandro Piccirillo, pastore evangelico a Formigine e collaboratore del Centro Studi di Etica e Bioetica dell’IFED.
Goss ha fatto solo un cenno al documento della Commissione che presiede “Intelligenza artificiale. Note per una riflessione etico-teologica in prospettiva protestante”. Si è invece soffermata sull’esigenza di mantenere una certa distanza critica rispetto agli strumenti dell’IA; il coinvolgimento e l’immersione in essa non devono diventare sinonimo di annullamento della “alterità” umana. Inoltre, nel cercare un dialogo con l’IA una frontiera etica è di guardarsi dal cercare in essa uno specchio compiacente. Essendo noi stati creati ad immagine di Dio, le macchine non lo sono e, pertanto, le relazioni autentiche vanno ricercate con il nostro prossimo (umano). Rimane urgente l’esigenza di lavorare sulla nozione e sulle pratiche volte a incoraggiare il “bene comune”.
Dal canto suo, Piccirillo si è richiamato all’etica delle prospettive per inquadrare le questioni morali emergenti dall’IA secondo l’ottica normativa (i principi), situazionale (i contesti) ed esistenziale (i soggetti). In particolare, si è soffermato sulle soglie morali della sostenibilità sociale ed ambientale e della trasparenza dei processi. L’IA presenta costi ingenti che impattano il mondo del lavoro e la gestione delle risorse; inoltre, vi sono vaste aree opache tra le operazioni di input e di output. Il secolarismo procedurale non è in grado di rispondere a questi interrogativi, lasciando il campo aperto alla quasi cieca applicazione della legge del più forte. In più, uno sguardo etico sull’IA deve sempre misurarsi col criterio della dignità umana (di tutte le persone!) come centrale rispetto agli interessi di parte.
La tavola rotonda ha lasciato aperta la domanda su come un’etica “teologica” possa far fronte alle sfide dell’IA. La visione morale di “Magnifica Humanitas” è ispirata all’ottimismo antropologico del cattolicesimo romano, ma non riflette il realismo biblico che, oltre a sostenere che tutto è stato creato da Dio, dice anche che il peccato ha corrotto tutto e che solo in Gesù Cristo si può avere la redenzione. L’etica dell’enciclica riflette l’umanesimo universalista di Roma, ma non l’etica biblica.
Peraltro, l’etica protestante ha nel corso del tempo separato in modo netto la dogmatica e l’etica: la prima è stata vista come formalmente ancorata al deposito dottrinale, la seconda tutta o quasi in capo all’autonomia del soggetto. Anche in questo caso, si è di fronte ad un’etica cristiana monca, per non dire sfigurata.
L’IA è il nuovo campo su cui l’etica cristiana è chiamata ad elaborare il proprio contributo. Solo un’etica propriamente “teologica” (cioè biblica, evangelica, confessante) può prendere in carico la complessità dei problemi morali posti dall’IA senza scivolare nell’umanesimo cattolico e nell’individualismo moderno. Qualcosa è stato fatto, molto resta da fare. La dichiarazione finale delle GT va nella giusta direzione.
(continua)
Della stessa serie:
Raffaele Costagliola, “GT 2026 (I). Senza visione biblica del mondo, l’IA esalta o impaurisce” (15/9/2026)
Gheorghe Balan, “GT 2026 (II). Quattro sfide per il discepolato nel mondo accelerato della tecnologia” (18/9/2026)
Isabella Savino, “GT 2026 (III). Senza timor di Dio, nessuna intelligenza (compresa quella artificiale” (22/9/2026)