Il balcone (che fu) di Berlinguer. Voleva cambiare il mondo, il mondo ha cambiato loro

 
 

Era il 1975. Il PCI aveva vinto le elezioni amministrative in molte città italiane arrivando ad insidiare la Democrazia Cristiana come primo partito italiano. Uno delle scene iconiche di quell’anno fu quando il segretario del PCI, Enrico Berlinguer (1922-1984), a vittoria elettorale conclamata, uscì dal balcone della sede del partito in via della Botteghe Oscure e tenne un discorso appassionato davanti ad una folle festante che aveva invaso la strada e le zone limitrofe con le loro bandiere rosse. 


Sembrava l’apoteosi di una lotta politica, quella dei comunisti italiani, verso la conquista del potere non per via rivoluzionaria ma democratica. Pareva l’ultimo passaggio prima che, da primo partito nelle principali città italiane, il PCI diventasse forza di governo del Paese. Il Bottegone era il simbolo del PCI e della sua politica volta portare il comunismo (o l’“eurocomunismo” come si diceva allora per differenziarlo dal comunismo sovietico o cinese) alla guida dell’Italia. Il palazzo al centro di Roma, con il balcone da cui Berlinguer arringò la folla, era l’emblema di un partito che stava per raggiungere il sogno di generazioni di militanti.


Le cose sono invece cambiate. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il PCI si è trasformato in PDS e poi in DS, dando seguito alla fine del mondo uscito dalla Seconda guerra mondiale e all’inizio di una nuova fase. Tutti i partiti o si sono sciolti facendone sorgere dei nuovi o si sono modificati profondamente. Fatto sta che nel 2000, chiuso il PCI, il Bottegone fu venduto ad una società del gruppo Angelucci (editore, immobiliarista e finanziere, oltreché parlamentare del centro-destra) che utilizzato in vari modi (uffici di rappresentanza, supermercati, ecc.)


Negli ultimi anni, il Bottegone è stato oggetto di importanti ristrutturazioni e ora è quasi pronto per essere inaugurato per la sua nuova destinazione: un hotel di lusso a 5 stelle della catena multinazionale Hyatt. Sopra il portone che un tempo era l’ingresso nel tempio del comunismo italiano campeggia la scritta del nome dell’albergo “Thompson Roma”. La sede del principale partito comunista europeo che voleva dare il potere alle masse è diventata una destinazione esclusiva di turisti ricchi che possono permettersi di spendere cifre proibitive per la gente normale. 


Nel 1975 dal balcone del Bottegone fu annunciata l’imminente conquista del potere degli operai sui padroni, nel 2026 lo stesso balcone è parte di una suite che gli operai non possono permettersi, forse solo sognare. Solo i padroni possono accedervi. Detta in altri termini: il comunismo voleva sconfiggere il capitalismo, ma il capitalismo ha sconfitto il comunismo. Almeno per ora, almeno qui.


Sono bastati 50 anni per vedere l’inversione compiuta. I comunisti volevano cambiare il mondo, ma è stato il mondo a cambiare loro. Il balcone che fu di Berlinguer è ora di ricchi in visita a Roma. Gli operai che prima lo consideravano “loro”, ora lo guardano da lontano come un non-luogo.


L’ironia (ma fino ad un certo punto) è constatare come lo spauracchio del “comunismo” sia stato pervasivo nella retorica politica di Berlusconi (“siete solo e soltanto dei poveri comunisti” diceva il Cavaliere ai contestatori dei suoi comizi) e sia ancora forte soprattutto nella politica nord-americana. Il comunismo ha perso, ma è veramente sparito? 


Certamente il comunismo si è trasformato nelle mille facce della cultura “woke”, della teoria critica della razza e delle correnti neo-marxiste molto in voga. Queste narrazioni culturali plasmano soprattutto le più giovani generazioni occidentali. Il vecchio comunismo si è evoluto in mille rivoli. Non è più quello che era, ma ha fecondato altri sviluppi che sono vivi e vegeti. 


Anche per chi non è stato comunista e con quel mondo ha poco o niente da spartire, sono due i punti su cui ci si può interrogare da cristiani.

 

  1. Chi vuole cambiare il mondo (e pensa di avere “successo”), stia attento a non essere cambiato dal mondo. I conti si fanno sempre sul lungo periodo.

  2. Chi pensa di aver sconfitto l’avversario, stia attento alle ceneri da cui esso può rigenerarsi in nuove e altre forme.