20 anni di Gospel Coalition. Le quattro ere attraversate

 
 

Sono passati vent’anni dalla fondazione della Gospel Coalition (TGC), un’importante rete evangelico-riformata degli USA (sito, conferenze, pubblicazioni, ecc.) e uno dei principali punti di riferimenti dell’evangelicalismo nord-americano con importanti influenze a livello globale. Fondata da Don Carson e Tim Keller, tra gli altri, nel 2005, TGC ha attraversato venti turbolenti anni caratterizzati da crescita, sfide e anche crisi all’interno di un mondo ecclesiastico e culturale in veloce cambiamento.


A riflettere sui 20 anni della TGC si è cimentato Collin Hansen, vice-presidente e redattore capo, in una interessante conversazione. Hansen fu colui che nel 2008 coniò l’espressione “young, restless and reformed” (giovani, senza requie e riformati) per descrivere la tipologia di evangelicalismo che emergeva anche grazie al contributo di TGC: un grande impatto sui giovani, un certo movimentismo imprenditoriale e un profilo dottrinale caratterizzato dalla fede riformata (in versione evangelicale più che distintamente confessionale). A testimonianza dell’impatto che TGC aveva in quegli anni, fece un certo scalpore, nel 2009, la copertina che Time Magazine dedicò alle “10 idee che stanno cambiando” il mondo. Tra queste, la rivista americana annoverava il “nuovo calvinismo”, un movimento di chiese, conferenze, iniziative, autori, ecc. che conosceva in quegli anni un picco di relativa popolarità nella religiosità nord-americana. Era un segnale che il “nuovo calvinismo” era entrato nel sismografo dei media mainstream.


Hansen ha ricordato il motto di TGC: “Cristo in tutte le Scritture, Cristo per tutta la vita”. In altre parole, la Bibbia intera parla di Cristo e la vita intera deve rendere testimonianza a Cristo. Questo è il significato di “vangelo-centrico” (Gospel-centered), uno dei mantra di TGC. 


Sempre ai primordi del movimento, Don Carson predisse che il riconoscimento delle unioni gay sarebbe stato la causa di divisione all’interno delle denominazioni protestanti (cosa che è avvenuta per gli anglicani, i luterani, i presbiteriani e da ultimo i metodisti). Da parte sua Keller suggerì di intrecciare le tre eredità del grande teologo americano del Settecento Jonathan Edwards: la teologia biblica, l’apologetica culturale e il risveglio spirituale. 


I primi anni di TGC (la prima era) si soffermarono sui temi della soteriologia riformata riconoscendo nel primato della grazia di Dio nella salvezza e nella provvidenza uno dei cardini distintivi della rete. Nel mondo americano ripresero vigore le enfasi della teologia calvinista (“big God theology”) applicate soprattutto alla salvezza. 


Nel secondo quinquennio (la seconda era) l’enfasi si spostò sull’ecclesiologia. Si trattava di rinforzare le chiese locali e di fondarne di nuove. Per questo TGC sviluppò risorse per le chiese e le conferenze si accordarono meglio alle esigenze delle chiese locali. In questi anni ci fu la dissoluzione di Mars Hill (una chiesa molto nota a Seattle) e altri rovesci in altri settori del movimento, a dimostrazione che non tutto ha funzionato bene e che le crisi hanno costellato il cammino sin qui. 


Nella terza fase (la terza era) il fuoco riguardò la teologia pubblica in quanto venne avvertita la necessità di ripensare il ruolo degli evangelici nel contesto politico che stava modificandosi. Lontani erano gli anni della “moral majority” e stavano emergendo sia la radicalizzazione delle politiche democratiche sia il populismo trumpiano della destra repubblicana. 


L’ultima era (la quarta) è quella attuale dove il mondo evangelico conosce una polarizzazione che spesso porta ad uno scontro continuo tra le varie componenti. TGC è uno dei cuscinetti dove la politicizzazione di ogni conversazione è temperata e riorientata verso forme costruttive e civili di dialogo improntato sull’evangelo. 


Nella conclusione della conversazione, Hansen ha ripreso la lezione dello storico francese Fernand Braudel secondo cui la storia è come il mare attraversato da tre correnti: quella superficiale (dei fatti di attualità), quella mediana (delle tendenze inter-generazionali) e quella profonda (dei movimenti secolari), augurandosi che il movimento per l’evangelo di cui TGC è figlio e a sua volta contributore non tocchi la chiesa evangelica solo in superficie, ma ne orienti il cammino in profondità e nel lungo periodo.