ARC, il conservatorismo culturale e l’appeal al mondo evangelico

 
 

Il nome di Jordan Peterson non è ancora molto conosciuto in Italia, ma gode di molto seguito mediatico in Canada e negli USA. Di recente sono stati pubblicati o ripubblicati due suoi libri: 12 regole per la vita. Un antidoto al caos (2021; seconda edizione 2026) e Noi che lottiamo con Dio (2026). Psicologo sociale di formazione, Peterson è diventata una star del web perché ha interpretato la domanda di riscoperta di “valori” forti che attraversa la società occidentale, sponda nordamericana. 


Per lui la crisi dell’Occidente è prima di tutto il risultato dell’aver abbandonato la meta-narrazione “cristiana” basata sul sacrificio di sé per gli altri, la libera intrapresa coordinata alla generosità inter-personale, il beneficio portato da reti relazionali (famiglia, chiese, amicizie) e non solo transazionali (contratti). Peterson ha denunciato la decostruzione di questa civiltà come il principale fattore che ha portato alla confusione della cultura woke tutta incentrata sull’individualismo espressivo. 


Lui stesso non si definisce cristiano (=credente) ma di “cultura cristana”, ritenendo che il cristianesimo sia stato il plasmatore della migliore civiltà che oggi l’Occidente vorrebbe abbattere per far posto ad una cultura fluida che sarà facile preda dell’islam.


Da qualche anno Peterson è sbarcato anche fisicamente in Europa promuovendo a Londra i congressi annuali ARC (Alliance for Responsible Citizenship), l’ultimo dei quali è stato tenuto dal 23 al 25 giugno. Migliaia di persone partecipano a questi congressi, offrendo una piattaforma dove si trovano conservatori di vario tipo: culturale, religioso e politico.


All’ultimo congresso ARC, oltre a Peterson, sono intervenute personalità del mondo evangelico come Carl Trueman, Andy Crouch, Eric Metaxas e Os Guinness, del mondo ortodosso (Rod Dreher), del mondo cattolico (il carismatico Johannes Hartl, il giurista Robert George, il giornalista-saggista Ross Douthat), della politica britannica (Boris Johnson, Kemi Badenoch, Nigel Farage) e americana (Mike Johnson, speaker della Camera dei rappresentanti USA). Nessuno dall’Italia, segno che questa proposta culturale non ha ancora trovato echi significativi in esponenti suscettibili di interesse (Marcello Veneziani, Pietrangelo Buttafuoco).


Tra gli oratori ad ARC spicca lo storico evangelico Carl Trueman, autore, tra l’altro di un libro di recente tradotto anche in italiano: Un mondo che non riconosciamo più. La radicale ridefinizione dell’identità umana che ha portato alla rivoluzione sessuale e al movimento transgender (Passaggio 2026).


Nel suo intervento londinese, Trueman ha affermato che l’Occidente sta attraversando “tempi caotici” e che molti dei suoi mali attuali possono essere ricondotti all’emergere di un senso dell’identità personale “psicologizzata”, “sessualizzata” e “politicizzata”.


Durante le sessioni della prima giornata si è parlato molto della necessità di sostenere il matrimonio e le famiglie solide, e anche Trueman ha affrontato l’argomento, affermando che la moderna avversione verso il matrimonio è dovuta al fatto che esso viene dipinto come “oppressivo”. 


A suo avviso, tuttavia, l’attuale “caos” che circonda il matrimonio ha molto più a che fare con l’avvento del divorzio senza conseguenze che con l’introduzione del matrimonio omosessuale. 


“Il divorzio senza conseguenze e senza colpa sostiene che la natura vincolante del matrimonio dipenda dal fatto che le due persone coinvolte soddisfino i bisogni emotivi l’una dell’altra. Una volta che ciò cessa di essere vero, il matrimonio può essere sciolto. Ciò trasforma il matrimonio in un legame sentimentale con valore terapeutico. E, per inciso, trasforma anche i bambini in danni collaterali”, ha affermato. 


Anche la libertà di espressione, un tempo considerata una “virtù” che distingueva le nazioni democratiche da paesi come l’Unione Sovietica e la Cina, è stata sottoposta a una pressione “immensa”. “Oggi, chiunque esprima un’opinione che ferisca i sentimenti di qualcuno viene considerato responsabile di un atto di violenza”, ha affermato. 


Si è arrivati al punto che “nemmeno il proprio corpo deve ostacolare i propri sentimenti”, dando così origine al transgenderismo.


Nel suo intervento ha avvertito che, una volta che la libertà di espressione viene messa sotto pressione come è avvenuto in Occidente, la libertà religiosa sarà sicuramente la prossima a subirne le conseguenze.


“Qual è stato il mezzo principale per imporre i tabù sessuali? La religione – in Occidente, in particolare il cristianesimo», ha affermato. “Dire a qualcuno che il suo comportamento sessuale è sbagliato equivale a commettere un atto di violenza nei suoi confronti, perché significa mettere in discussione i suoi sentimenti più intimi”.


In un’intervista al Christian Daily (2/7/2026), Trueman ha affermato: “Credo che il crollo della società occidentale sia in realtà fondato sull’idea che gli esseri umani siano autonomi e capaci di autocrearsi, mentre io sostengo che in realtà siamo vincolati e dipendenti. Se cerchiamo di vivere come se fossimo esseri indipendenti, liberi, autonomi e capaci di crearsi da soli, allora le strutture tradizionali della società che si sono sviluppate nell’era premoderna saranno messe in discussione e finiranno per disintegrarsi. Il sé autonomo esiste da molto tempo; la differenza ora è che disponiamo della tecnologia per metterlo in pratica: l’autonomia è diventata plausibile perché la tecnologia la rende possibile”.


Questo tipo di analisi del passato, di diagnosi del presente e di preoccupazione per il futuro sembra riscontrare un certo appeal nel mondo evangelicale occidentale. Non che le posizioni di Peterson e del movimento ARC siano sposate pienamente, ma rispondono ad interrogativi che importanti settori della cultura evangelicale si pone. Sarà utile cercare di interagire in modo costruttivo e critico con essi.