Carlo Ginzburg e l’occasione mancata col Beneficio di Cristo

 
 

La recente scomparsa di Carlo Ginzburg (1939-2026), da molti considerato il più grande storico italiano contemporaneo, è l’occasione per riprendere in mano una delle sue opere giovanili più conosciute: Giochi di pazienza. Un seminario sul ‘Beneficio di Cristo’, scritto con Adriano Prosperi e pubblicato nel 1975 da Einaudi (una seconda edizione con due postfazioni degli stessi autori è uscita nel 2020).


Scritto dopo I benandanti (1966), i Giochi di pazienza aprirono una stagione molto feconda nella ricerca storica di Ginzburg a cui sono associate le sue opere più conosciute: Il formaggio e i vermi (1976) e Indagini su Piero (1981). In esse, riprendendo l’orientamento della storiografia francese delle Annales, Ginzburg prestava attenzione alle microstorie, procedendo per indizi e cercando di dar voce agli emarginati, agli esclusi, alle voci silenziate nelle ricostruzioni ufficiali. 


A questa sensibilità storiografica molto comune negli anni Sessanta-Settanta (si pensi alle opere di Fernand Braudel, George Duby, Emmanuel Le Roy Ladurie, Pierre Nora, …), si nota in Ginzburg uno dei tratti della storiografia gramsciana tipicamente italiana: e cioè la predilezione per le classi subalterne e il conflitto sociale come categoria storica.


Con Delio Cantimori, gli storici italiani marxisti avevano iniziato a studiare la Riforma italiana (o meglio gli “eretici italiani”) con queste chiavi di lettura. A loro non interessavano tanto i contenuti dottrinali e le ragioni spirituali, quando lo scontro sociale che sottendeva la diffusione della Riforma in Italia.


Di suo, nei Giochi di pazienza, Ginzburg si concentrò non tanto su personaggi, ma sull’universo ideale e materiale intorno e dentro il Beneficio di Cristo. Com’è noto, il Beneficio fu un’operetta pubblicata nel 1543 che ebbe un grande successo scatenando la reazione dell’inquisizione contro i suoi possessori. 


Scritto da Benedetto da Mantova e Marcantonio Flaminio, nel Beneficio si ritrovano i temi della Riforma protestante: la bellezza del vangelo biblico e il beneficio di Cristo (la salvezza) ricevuta per fede. Quando Il beneficio di Cristo dice che tutto dipende da Gesù Cristo, intende il perdono, la giustificazione e la salvezza dai nostri peccati. In altre parole, una vita risanata e la vita eterna nella presenza di Dio dipendono da Gesù Cristo. 


Nei Giochi di pazienza, Ginzburg e Prosperi trattano delle circostanze della composizione dell’operetta, del contesto della “riforma cattolica” che lo sottende con le sue ambiguità, delle discussioni intorno al libero arbitrio, alla predestinazione e alla giustificazione per fede. Il cuore dell’opera, tuttavia, è di carattere narrativo-metodologico: racconta infatti di discussioni tra storici sugli alti e bassi della ricerca, le scoperte, i vicoli ciechi, i ripensamenti, le piste di ricerca confermate o sconfessate. Insomma, nei Giochi di pazienza si parla più del lavoro storico intorno al Beneficio che dell’opera in sé. Il libro è una sorta di diario di un seminario di ricerca. 


Ginzburg avrebbe seguito il metodo indiziario e seminariale seguito nel libro anche nelle opere successive. Ancora una volta, il messaggio della Riforma, benché sfiorato dalla cultura italiana e per certi versi apprezzato per il suo carattere “conflittuale”, non veniva penetrato in profondità. Veniva storicizzato, letto nel crogiolo di mille e più micro-vicende dell’epoca, interpretato tramite letture stratificate, ecc., ma non veramente capito nelle sue motivazioni spirituali. Dopo quel libro, la Riforma protestante sembra essere uscita dall’orizzonte della sua ricerca.


Anche nell’opera di Ginzburg, per quanto acclamata e riconosciuta a livello internazionale, il Beneficio di Cristo (e per estensione la Riforma protestante) rimane una pagina in cui la cultura italiana ha manifestato la sua ansia di emancipazione da canoni religiosi tradizionali senza per questo scoprire la scaturigine di un movimento che fece sobbalzare il mondo di allora e i cui effetti continuano ancora oggi. Per Ginzburg, il Beneficio rimane un “gioco di pazienza” culturale, non un messaggio di salvezza da ricevere per fede.