Tra le tante religioni, qual è quella vera? Appunti da una conferenza a Roma
Come si fa a stabilire quale sia la religione vera? E se si può, qual è? Questa è la domanda a cui ha risposto Leonardo De Chirico, docente di teologia storica all’Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione di Padova e pastore evangelico, giovedì 25 giugno in occasione di una conferenza pubblica organizzata dalla Chiesa evangelica Breccia di Roma Prati.
Ieri come oggi non si può capire il mondo o la storia senza conoscere anche il fenomeno pervasivo delle religioni. Esse prendono migliaia di forme e tipologie, intrecciando tre elementi essenziali: il credo, la comunità e il codice etico.
Nei secoli recenti, i pensatori illuministi credevano che con l’avvento della scienza e della ragione le religioni sarebbero sparite, e che il mondo si sarebbe "disincantato", come diceva il sociologo Max Weber. Si pensava che con lo sviluppo della scienza non ci sarebbe più stato bisogno di credere e che, con l’aumentare della razionalità, le credenze religiose sarebbero diminuite. O almeno, così credevano.
In realtà, questa è stata la grande illusione del Ventesimo secolo: che Dio fosse morto e che non ci fosse più posto per la religione. Alla fine del Novecento si è parlato, al contrario, della "rivincita di Dio", come teorizzato da Gilles Kepel.
Tutte le teorie sulla scomparsa della fede si sono rivelate false. Oggi, infatti, si parla di percentuali molto alte: circa il 75% della popolazione mondiale si identifica in una religione. Questi numeri elevati, tuttavia, ci possono ingannare. La secolarizzazione ha avuto comunque delle conseguenze, spingendo le persone verso una spiritualità più libera, meno legata alle religioni istituzionalizzate. Sono diventate più popolari le fedi che promuovono un individualismo espressivo, una spiritualità "soft" che non richiede troppo impegno da parte dell’individuo. Spesso non si parla più della ricerca di ciò che è vero o buono, ma di ciò che semplicemente "mi fa star bene".
Con una tale varietà di fedi, come si fa a stabilire quale sia la religione giusta? Esistono tanti criteri, ma De Chirico ne ha evidenziati due principali. Il primo è il criterio della storia degli effetti.
Questo criterio consiste nello scegliere una religione in base a ciò che ha prodotto nella storia, ovvero ai suoi frutti. È il parametro usato da autori come Tom Holland o Jordan Peterson. Da questo punto di vista, il cristianesimo ha generato la civiltà più avanzata, promuovendo una società in cui ogni individuo è degno di rispetto. Per questo motivo, il cristianesimo sembra avere una marcia in più che lo rende storicamente così "performante". In modo simile, si può guardare agli effetti prodotti dalla fede nella vita di familiari o amici che si convertono.
Naturalmente, anche le altre religioni presentano le loro credenziali: l’Islam si dichiara portatore della “umma” (la comunità), l’Induismo promuove il rispetto per ogni forma di vita e il Buddismo la ricerca della pace interiore.
Il secondo criterio è quello delle origini e delle caratteristiche proprie. Questo criterio guarda alla figura del fondatore, ai principali insegnamenti e ai testi sacri. Ogni religione ha i suoi solidi motivi di autorevolezza: il cristianesimo ha la Bibbia e la figura di Gesù, l’Islam ha la storia di Maometto e il Corano. Ogni fede è fiera delle proprie origini e della propria storia.
In base a questi criteri, il cristianesimo si candida sicuramente come la scelta più ragionevole tra tutte le opzioni. Tuttavia, questi elementi sono utili e importanti, ma non decisivi o definitivi.
Il cristianesimo, però, ha una carta vincente che spariglia le carte in tavola. È una carta che nessun’altra religione può giocare: la tomba vuota e la risurrezione di Gesù Cristo. Le altre religioni possono avere codici morali, grandi origini e figure fondatrici carismatiche. Ma questi fondatori sono morti e sono rimasti nel sepolcro. Gesù invece no. Tutti i suoi insegnamenti e le sue opere trovano una conferma definitiva nella sua risurrezione.
La tomba vuota cambia tutto. È su questo evento che il messaggio cristiano cade o rimane in piedi. Come dice l'apostolo Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi: "Se Cristo non è risorto, vuota è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede" (1 Corinzi 15,14).
Questo miracolo è così centrale che si è cercato subito, fin dall'inizio, di screditarlo attraverso tentativi di manipolazione, censura e ridicolizzazione. Anche oggi molti cercano di "demitizzare" la risurrezione, analizzandola come un esperimento scientifico non riproducibile in laboratorio e giungendo alla conclusione che non possa essere accaduta.
Eppure, la risurrezione di Gesù come fatto storico è l'elemento che cambia le regole del gioco, rendendo la fede cristiana incomparabile a qualsiasi altra. La risurrezione di Cristo dona una speranza che guarda oltre la tomba, una speranza che ha vinto il peccato. Per questo motivo, si presenta come la buona notizia per il mondo.
La serata si è conclusa con uno spazio dedicato alle domande del pubblico, durante il quale De Chirico ha ribadito l’importanza della risurrezione e l’impatto profondo che questo avvenimento storico ha ancora oggi sulla vita di chi crede.