"Ci giudichiamo da soli". Davvero, cardinal Zuppi?

 
 

Denunciare gli abusatori alla giustizia civile significherebbe ammettere che la giustizia della chiesa non funziona. Questo è il senso della clamorosa dichiarazione del cardinale Zuppi (presidente della CEI) rilasciata al giornalista Ezio Mauro nel corso del programma speciale “Francesco - Cronache di un papato” andato in onda su la La7 il 20 aprile scorso.


Zuppi, interpellato sull’azione di Francesco nella questione degli abusi e in particolare sul ricorso all’autorità civile nella denuncia, ha affermato in modo inequivocabile che, rivolgersi a quest’ultima, significherebbe ammettere che nella Chiesa qualcosa non funziona. Andare alla polizia significa aver sbagliato qualcosa. In altre parole, per Zuppi, ricorrere alla Procura non sarebbe un dovere civile e morale, piuttosto un’ammissione di debolezza.


Nella sua intervista, Ezio Mauro chiede: "Eminenza, per quanto riguarda gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti, Francesco ha proseguito la linea di denuncia e di condanna di papa Benedetto, ma secondo alcuni ha tenuto la questione all’interno della Chiesa senza arrivare a una trasparenza completa ingaggiando le autorità civili. Secondo lei si poteva fare di più?"


Zuppi: "Il problema della collaborazione col civile è una punta più complicata. Perché se noi non siamo in grado di giudicarci, di esaminarci, vuol dire che c’è proprio qualcosa che non va..".


Secondo il cardinale, la chiesa di Roma, ancora una volta, può e deve giudicare sé stessa, senza interferenze esterne. Ciò pone una domanda: "E' possibile che la giustizia civile e quella ecclesiastica siano intercambiabili come vorrebbe far intendere Zuppi?". I tribunali ecclesiastici non condannano i responsabili di abusi sessuali al carcere; questi ricevono un aiuto "psicologico e spirituale" per poi essere trasferiti in altre parrocchie e continuare a svolgere i loro compiti.


La frase di Zuppi: "noi dobbiamo essere in grado di giudicarci da soli", è come se un malato grave pretendesse di guarire senza l'aiuto di nessuno. Questo modo omertoso di affrontare il problema sta lasciando ferite aperte nelle vite di tanti, troppi ragazzi vittime di abusi che sono ancora in attesa di giustizia.


Se queste sono le linee guide della CEI sugli abusi al suo interno, non si può più sperare nelle commissioni preposte a svolgere indagini indipendenti. Poiché la chiesa non è parte terza o neutrale nei casi di abuso, ma parte in causa, ciò crea un conflitto di interesse. Se continua a distanziarsi da un percorso giudiziario parallelo e complementare, non potrà, né vorrà considerare il predatore per quello che è realmente, cioé un imputato e non solo un peccatore!


Continuare a sostenere la plausibilità di due percorsi alternativi; quello canonico che considera gli abusi solo come dei peccati contro la morale, e non contro la persona, significa mettersi sopra e contro la legge. 


Questo è un frutto velenoso che viene da molto lontano, dalla svolta costantiniana del IV secolo. "La hubris imperiale del cattolicesimo romano (l'aspirazione ad essere chiesa e stato) è il suo peccato originale mai messo seriemente in disussione, né tantomeno riufiutato". [1]


Inoltre, i dettami del Concordato, del tutto incompatibili con una vera democrazia, "rendono ancora più forti i vincoli tra la chiesa cattolica e la politica e sembrano inibire qualunque rinnovamento. I privilegi e le esculsioni compromettono il quadro generale e ledono i diritti minimi delle persone". [2]


Nella visione biblica, l"ufficio" del magistrato va svolto negli ambiti stabiliti da Dio per limitare gli effetti del peccato e promuovere il bene comune (Ro 13,1-7). Non fare i conti con questo principio, significa opporsi a Dio stesso.


Mi chiedo se il cardinale Zuppi era davvero consapevole delle implicazioni delle sue parole. Se fosse così, ha davvero mostrato il vero volto della chiesa di Roma e l’inaffidabilità di tante promesse per risolvere la piaga degli abusi sui minori. Infine, a mia conoscenza, le parole di Zuppi nei media non hanno sollevato nessuna reazione. Piove sul bagnato! Zuppi e compagnia possono continuare a dire quello che vogliono, tanto tutto tace.  


[1]:  L. De Chirico, Stesse parole, mondi diversi, Caltanissetta, Alfa & Omega 2021, p. 26.

[2]: P. Bolognesi, "Atteggiamenti cristiani verso la sfera pubblica nella chiesa moderna", Studi di teologia N. 58 (2017) p. 101.