“Eh sai, sono missionario”. Un ricordo personale di Kurt Jost
“Kurt, ma tu che lavoro fai?”. Ho ascoltato questa domanda diverse volte da parte di persone che, avendo iniziato a conoscere Kurt, non sapevano bene in quale casella metterlo. Lui distribuiva libri, parlava di Cristo, si presentava in modo arruffato, poteva essere chiassoso, conosceva tutti, non passava inosservato. Era un pastore? Non proprio. Era un evangelista, sì ma anche di più. Era un editore? Anche, ma non solo. “Eh sai, sono missionario”, diceva Kurt. E aveva ragione. L’essere “missionario” lo qualificava in profondità e forse era l’unica etichetta adeguata alla sua persona.
Dopo una stagione giovanile in cui aveva lavorato come ferroviere in Svizzera (cosa di cui andava fiero), Kurt sentì una chiamata all’opera missionaria in Italia. Lasciato il lavoro in ferrovia, si trasferì a Roma per un periodo di studi e formazione all’Istituto Biblico Evangelico Italiano. Lì conobbe Ruth, che sarebbe diventata sua moglie. Sempre a Roma divenne il direttore di Operazione Mobilitazione in Italia. Amava l’Italia, ma nel suo cuore c’era anche l’India che aveva visitato diverse volte e dove aveva molti amici.
Io lo conobbi quando, dopo il periodo romano, Kurt si stabilì a Mantova e da lì diventò il punto di riferimento per tanti giovani evangelici italiani che si aprivano a fare esperienza di missione. Grosso modo, tra gli anni 1983 e 1990, alle “campagne estive” di OM aderirono svariate decine di giovani che, organizzati in gruppi internazionali e misti, andavano in Belgio per una settimana di formazione e poi per due o tre settimane in giro per l’Italia in collaborazione con chiese evangeliche locali.
Quelle estati assolate sono state palestre di servizio e di discepolato cristiano. Kurt era una sorta di capostazione che regolava il traffico in modo efficace, ma dava l’esempio di cosa volesse dire avere una passione per l’evangelo, vivere in comunità, dialogare e lavorare con le chiese locali, adattarsi alle circostanze più diverse. Kurt incoraggiò decine di giovani a fare le prime esperienze del mondo evangelico internazionale, a verificare ed alimentare i doni ricevuti, a vivere in modo intenzionale l’evangelizzazione quotidiana.
Kurt diede anche una metodologia evangelica sana. Esortava ad essere robusti sul piano dottrinale, flessibili sulle cose secondarie, a sentirci parte e al servizio delle chiese locali, aperti alle “sorprese” di Dio nei vari inconvenienti che si verificavano nei viaggi, pazienti gli uni con gli altri. Incarnava la figura di un fratello maggiore che infondeva gioia e fiducia in Dio.
Per me furono anni impattanti. Con la sua energia quasi inesauribile, Kurt incoraggiava, coinvolgeva, mantenendo una sua leggerezza che lo rendeva una persona a suo modo “strana” e gradevole. Difficile metterlo in un cliché di ruoli ecclesiastici o di incarichi formali. “Eh sai, sono missionario” era il suo modo di riconoscere l’eclettismo della sua chiamata.
Con il trasferimento della sede di OM altrove e con i percorsi di servizio cristiano che presero strade diverse, i contatti con Kurt si diradarono, anche se non mancò mai l’affetto reciproco e la gratitudine per quello che aveva fatto e che faceva. Un missionario evangelico che resiste 40 anni e più in Italia, rimanendo fedele e proattivo nell’evangelo, merita sempre rispetto e ammirazione.
L’ultimo contatto con Kurt fu a metà febbraio. Erano anni che non ci sentivamo. Era malato e all’ospedale. Lui telefonò cogliendo l’opportunità di ringraziare l’Alleanza Evangelica Italiana per la chiara presa di posizione contro il deleterio “Patto tra chiese cristiane” sottoscritto dalla chiesa cattolica e le chiese ecumeniche. Con voce indebolita, disse che era consolato dalla chiarezza degli evangelici italiani sui temi dell’ecumenismo se messa a confronto con la confusione che regnava nella sua Svizzera e nel mondo germanofono in generale. È stata l’occasione per ringraziarlo per la fraternità e l’amicizia vissute negli anni. Insieme abbiamo anche ringraziato Dio Padre per il dono ineffabile di Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore.