Daniel Treier (1972-2025), la teologia evangelica e l’interpretazione teologica della Scrittura
Forse non era molto conosciuto al grande pubblico evangelico, ma tra gli addetti ai lavori della teologia evangelica il nome di Dan Treier (1972-2025) era noto come un teologo cinquantenne già affermato e con davanti promettenti prospettive. Un male improvviso e fulminante ne ha interrotto l’esistenza terrena.
La carriera accademica di Treier si è svolta principalmente nella facoltà di teologia di Wheaton. Allievo di Kevin Vanhoozer, Treier ha legato il suo nome a due temi in particolare: l’affermazione della c.d. “interpretazione teologica della Scrittura” e la riflessione sui lineamenti della teologia evangelica.
Quanto al primo, vale la pena riprodurre una segnalazione a suo tempo scritta per Studi di teologia sul manifesto dell’interpretazione teologica della Scrittura:
Daniel J. Treier, Introducing Theological Interpretation of Scripture, Nottingham, Apollos 2008, pp. 221.
Il secolare scontro tra liberalismo e fondamentalismo si è concentrato sullo statuto della Scrittura e sull’interpretazione biblica. Versioni opposte di cristianesimo si sono scontrate su questi temi per decenni. Ora, secondo l’A., si può e si deve guardare oltre. Per parte evangelicale, si è affermato l’impegno accademico, non più temuto ed evitato come ai tempi del pregiudizio neo-fondamentalista. In ambito cattolico, è tornata in auge l’esegesi “spirituale” che recupera il patrimonio della tradizione. In campo liberale, dopo il commento di Barth all’epistola ai Romani, si è molto più interessati alla lettura canonica e narrativa che non al metodo storico-critico. Un ponte tra le diverse comunità interpretative è offerto dall’interpretazione teologica della Scrittura.
Per l’Autore, professore di teologia a Wheaton, “l’interpretazione teologica della Scrittura non tratta la dottrina come un’impresa razionalista volta a determinare in modo rigido ciò che è vero e come provarlo; invece, si concentra sul cammino più arduo ma più remunerativo di alimentare la comunione con Dio e con gli altri in circostanze concrete” (89). Più avanti, sostiene che “l’interpretazione teologica della Scrittura impiega lenti multiple ma cerca di integrare le varie prospettive in una visione coerente di Dio e a ciò che ci chiama a diventare in Cristo” (203).
In questo senso, l’approccio post-critico (cioè oltre la diatriba tra liberali e fondamentalisti) permette di reintegrare le istanze della lettura pre-critica che era molto interessata alla dinamica della sequela, della spiritualità e del discepolato. L’interpretazione teologica è un modo per by-passare il conflitto posto dal metodo storico-critico? Questo metodo ha totalmente fallito perché ha inaridito la lettura della Bibbia e ha svuotato di senso vissuto la rivelazione. Che senso ha ridargli una finta onorabilità?
La sana interpretazione protestante, anche quella del fondamentalismo storico d’inizio Novecento, è sempre stata “teologica” nel senso dato dall’Autore. Che i liberali e i cattolici si avvicinino ad una lettura rispettosa della Scrittura è motivo di compiacimento. Ma le questioni poste dalla teologia evangelica classica non possono essere evitate: la Scrittura è Parola scritta di Dio o no? Questa è la domanda di fondo per un’interpretazione veramente teologica.
Per quanto riguarda i suoi studi sulla teologia evangelica, vanno segnalati in particolare i volumi Introducing Evangelical Theology, Grand Rapids, Baker 2019; quello curato insieme a Tim Larsen, The Cambridge Companion to Evangelical Theology, Cambridge, CUP 2007 e la revisione del 2017 curata da Treier del classico W. Elwell (ed.), Evangelical Dictionary of Theology.
Ecco cosa dice Treier: “Per quanto complessa e contestata sia la teologia evangelica, l’aggettivo “evangelico” e il sostantivo “evangelicalismo” hanno una portata cognitiva tuttora valida. Il nome designa un movimento o rete di istituzioni, mentre l’aggettivo può essere usato per descrivere la teologia del movimento o ciò a cui dovrebbe aspirare: essere una teologia che si accorda e si focalizza sul vangelo biblico di Gesù Cristo” (Introducing Evangelical Theology, p. 8). Come ricorda Vanhoozer in un articolo commemorativo, per Treier “gli evangelicali sono i veri eredi della Riforma protestante”.