World Watch List 2026. La persecuzione dei cristiani in aumento e cosa può fare l’Italia

 
 

Nel mondo c’è un’emergenza gravissima in continuo aumento che ha bisogno di essere messa al centro dell’attenzione della comunità internazionale. Questo è quello che si evince dalla pubblicazione della World Watch List 2026 da parte di Porte Aperte, rapporto annuale che indica i 50 Paesi in cui i cristiani sono più perseguitati nel mondo. 


I dati indicano dinamiche persecutorie che nel corso dei 33 anni di ricerca dell’organizzazione si sono intensificate. Ad oggi, un cristiano su 7 nel mondo è perseguitato o discriminato a motivo della propria fede. 


A causa di questo aumento, la lista si compone solamente di Paesi in cui la persecuzione risulta estrema e molto alta, lasciando fuori molti altri in cui i punteggi sono comunque alti. Europa, Nord America, Russia e Oceania sono zone “bianche” e non toccate dalla lista; eppure, i casi di intolleranza sono in aumento e l’alfabetizzazione alla libertà religiosa è sempre meno praticata. 


Nell’attuale lista, una particolare menzione va fatta per il continente africano. L’estremismo islamico, governi fragili o/e colpi di stato, tensioni etniche, istituzioni corrotte, governance inefficaci hanno permesso l’aumento di massacri, violenze, forti attacchi e discriminazioni alle comunità cristiane che, pur essendo in aumento, in questa parte del mondo fanno enorme fatica a vivere la prioria fede liberamente. 


In generale, nel mondo, l’aumento di regimi totalitari o comunque di governi autocratici e controllanti è direttamente proporzionale all’oppressione, persecuzione o limitazione della libertà dei cristiani. Della classifica, va sottolineato il tragico record della Corea del Nord che continua a detenere il primo posto da 24 anni. La cosiddetta paranoia dittatoriale impedisce qualsiasi forma di annuncio o di esternazione di una fede personale. 


Alcuni paesi, come l’Afghanistan, registrano una formale diminuzione dei livelli di persecuzione, semplicemente perché i cristiani presenti nel Paese sono fuggiti o sono stati costretti ad organizzarsi in maniera clandestina. I dati, quindi, andrebbero letti non come mancanza di persecuzione ma come assenza di testimonianza. 


Tra i vari “metodi persecutori” di particolare impatto sono gli abusi sessuali o i matrimoni forzati per le donne giovani e molto giovani. Il controllo fisico di donne e bambini è uno dei metodi di persecuzione in aumento che mostra il volto sempre più violento dell’intolleranza anticristiana.


Cristian Nani, direttore dell’organizzazione contestualmente alla pubblicazione della lista ha fatto un appello:

Porte Aperte chiede al governo di promuovere: la libertà religiosa come priorità diplomatica, integrandola nei negoziati commerciali; l’alfabetizzazione religiosa dei propri funzionari a vari livelli; la collaborazione con attori religiosi locali, soprattutto in aree sensibili come il Sahel, per garantire equità nella distribuzione degli aiuti, prevenendo discriminazioni.


Nella turbolenta situazione geopolitica del momento, tra i diritti su cui le diplomazie si muovono meno spicca quello della libertà religiosa. In realtà questa libertà, madre di tutte le altre, funge da specchio e da catalizzatore per molte altre ed è necessario un investimento culturale e politico per garantirla e tenerla al centro del dibattito invece che menzionarla distrattamente quando si parla di diritti fondamentali. 


Due spunti in conclusione per dare concretezza all’appello di Porte Aperte.


Primo. Il nostro governo ha da tempo avviato il cosiddetto “Piano Mattei” rivolto a molti Paesi africani. Al di là degli investimenti, dei contratti, degli scambi commerciali, ecc. perché la libertà religiosa non compare al primo posto nei dialoghi bilaterali e nelle proposte da parte italiana?


Secondo. Il nostro governo ha nominato un “Inviato speciale per la promozione della libertà religiosa” nella persona di Davide Dionisi. Perché questo inviato non convoca ed interloquisce anche con i rappresentanti dell’Alleanza Evangelica Italiana che, tramite i collegamenti con l’Alleanza Evangelica Mondiale, intrattiene relazioni con le comunità evangeliche di tutto il mondo, anche dei Paesi in cui i cristiani sono perseguitati?